L’ossitocina ci rende più generosi e più buoni? Dipende dall’infanzia

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L’ossitocina ci rende più generosi e più buoni? Dipende dall’infanzia

| 29/10/2026
Fonte: Pexels

Un’indagine scientifica rivela come le esperienze dell’infanzia stravolgano gli effetti della generosità guidata dall’ormone sociale

  • Lo studio su Translational Psychiatry coordinato da Nina Marsh rivela che l’ossitocina non aumenta la generosità in modo uguale per tutti
  • L’esperimento ha coinvolto 54 uomini sani di 25 anni dotati di un budget di 60 euro da donare a soggetti bisognosi
  • Con il placebo, chi ha avuto un’infanzia difficile ha donato 8,22 euro, mentre chi è cresciuto sereno ha donato 20 euro
  • L’ossitocina ha alzato a 15,68 euro le donazioni di chi ha subito traumi, ma ha ridotto a 9,46 euro quelle di chi ha avuto un’infanzia felice
  • I dati cerebrali indicano che l’ormone modifica la connessione tra la corteccia prefrontale mediale e la corteccia cingolata media

 

Per anni l’opinione pubblica e la psicologia spicciola hanno etichettato l’ossitocina come il magico ormone dell’amore e della generosità, capace di renderci tutti istantaneamente più buoni verso il prossimo. Tuttavia, una ricerca condotta dalla coordinatrice Nina Marsh e pubblicata sulla rivista Translational Psychiatry ha completamente ribaltato questa certezza, dimostrando che la risposta altruistica dipende in modo drastico dalle esperienze vissute durante l’infanzia. Lo studio ha coinvolto 54 uomini sani con un’età media di circa 25 anni, sottoposti alla somministrazione casuale di uno spray nasale con ossitocina oppure di un semplice placebo.

I partecipanti hanno ricevuto un salvadanaio di 60 euro per valutare 60 profili di sconosciuti, di cui 40 in stato di necessità, disponendo di appena 15 secondi per donare da 0 a 1 euro a ciascuno. Nel gruppo placebo, chi aveva vissuto un’infanzia difficile ha donato in media appena 8,22 euro, contro i 20 euro staccati da chi era cresciuto serenamente. Con l’assunzione dell’ormone si è verificato l’inaspettato: le donazioni dei primi sono salite a 15,68 euro, mentre chi aveva avuto primi anni di vita tranquilli ha visto crollare la propria generosità media a soli 9,46 euro.

Meccanismi cerebrali e la sensibilità ai segnali degli altri

Questo incredibile cortocircuito relazionale trova una spiegazione scientifica nel modo in cui l’ossitocina modula la sensibilità individuale ai segnali sociali. Nelle persone condizionate da un passato traumatico, l’ormone risveglia un’attenzione sopita verso i bisogni altrui; al contrario, in chi possiede già un’elevata empatia, un’ulteriore dose finisce per generare esitazione e sovraccarico emotivo, riducendo bruscamente la disponibilità a donare il proprio denaro. Come evidenziato dai ricercatori, il comportamento umano non risponde a formule matematiche rigide, ma viene plasmato dal vissuto personale.

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Le scansioni cerebrali hanno infatti mostrato una differente comunicazione tra la corteccia prefrontale mediale, deputata all’immedesimazione e alla gestione delle emozioni, e la corteccia cingolata media, responsabile dell’analisi delle informazioni sociali. Nel gruppo placebo, una forte connessione tra queste aree cerebrali coincideva paradossalmente con donazioni inferiori. L’azione dell’ossitocina ha indebolito questo legame strutturale, dimostrando che l’altruismo non è soltanto un vago principio morale, ma un processo biologico radicato nell’architettura dinamica del cervello.

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