Il tuo gatto ti rende felice? Uno studio spiega quanto conta il vostro legame

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Il tuo gatto ti rende felice? Uno studio spiega quanto conta il vostro legame

| 13/10/2026
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Chi vive con un gatto conosce questa sensazione: ora uno studio ha raccolto i dati

  • Uno studio dell’Università del Surrey ha analizzato il rapporto tra persone, cani e gatti in dieci Paesi
  • I ricercatori hanno individuato tre diversi gruppi di proprietari di gatti in base al legame emotivo
  • In uno dei gruppi, il 72,3% ha dichiarato che il proprio gatto lo rende felice
  • Il 58% ha riferito di trovare conforto nel gatto quando è triste e il 55,3% quando è stressato
  • Il rapporto affettivo è associato anche a differenti atteggiamenti verso le cure veterinarie

 

Il tuo gatto potrebbe ignorarti per ore, occupare sistematicamente la parte migliore del divano e decidere di cercare coccole proprio quando hai acceso il computer per lavorare. Eppure, per molte persone, quella piccola creatura pelosa rappresenta una delle presenze più rassicuranti della giornata. E adesso una ricerca scientifica offre qualche numero per raccontare questo rapporto.

Uno studio pubblicato su Frontiers in Veterinary Science dai ricercatori dell’Università del Surrey, nel Regno Unito, ha analizzato il legame tra esseri umani e animali domestici, individuando diverse tipologie di proprietari in base all’intensità della relazione affettiva.

Tra le persone appartenenti a uno dei gruppi di proprietari di gatti, il 72,3% ha dichiarato che il proprio animale lo rende felice, il 58% ha riferito di trovare conforto nella sua presenza durante i momenti di tristezza e il 55,3% ha affermato che il gatto lo aiuta a calmare lo stress.

Percentuali interessanti, soprattutto perché descrivono un’esperienza che molti conviventi di felini conoscono bene: il gatto magari non risolve i problemi, ma averlo accanto può rendere una giornata difficile un po’ meno pesante.

Tre modi diversi di vivere il rapporto con il proprio gatto, tra chi lo considera un animale domestico e chi lo vede come un membro della famiglia

La ricerca, firmata da Danny Maupin, Christos Dadousis, Anthony D. Whetton e Nophar Geifman, ha utilizzato i dati dell’International Survey of Pet Owners and Veterinarians, un’indagine internazionale condotta tra il 2021 e il 2023.

Il questionario aveva coinvolto inizialmente 19.187 proprietari di cani e gatti. Dopo la pulizia dei dati, i ricercatori hanno analizzato le risposte di 19.084 partecipanti, di cui 8.208 proprietari di gatti, provenienti da Australia, Brasile, Cina, Francia, Germania, Giappone, Messico, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti.

Utilizzando un metodo statistico di raggruppamento, il team ha individuato due gruppi di proprietari di cani e tre gruppi di proprietari di gatti, caratterizzati da differenti livelli di attaccamento, empatia e tendenza ad attribuire caratteristiche umane agli animali.

Nel gruppo di proprietari di gatti con il legame affettivo più intenso, il 39,6% considerava il proprio felino come un figlio, mentre il 44,3% lo descriveva come un membro della famiglia. La differenza rispetto agli altri gruppi era considerevole. Tra le persone con il legame meno intenso, per esempio, il 27,9% considerava il gatto come un figlio e il 30,7% come un componente della famiglia.

Per qualcuno, dunque, il gatto rimane soprattutto un animale da compagnia. Per altri è una presenza familiare a tutti gli effetti, con abitudini, esigenze e una personalità ben riconoscibile. Una personalità che, naturalmente, può comprendere anche la ferma convinzione che le quattro del mattino siano un orario perfetto per fare conversazione. Queste differenze si riflettono anche nel modo in cui le persone descrivono il proprio benessere emotivo.

Nel gruppo con il legame più intenso, il 72,3% riferiva che il gatto contribuiva alla propria felicità, contro il 48% del gruppo con il legame meno intenso. Per il conforto nei momenti di tristezza, le percentuali erano rispettivamente del 58% e del 35,6%. Anche nella gestione dello stress emergeva una differenza: 55,3% contro 39,1%.

Un altro dato riguarda la solitudine. Il 53,6% delle persone appartenenti al gruppo più coinvolto emotivamente dichiarava che il gatto contribuiva a ridurre questa sensazione, mentre il 47,4% affermava che la sua presenza dava maggiore significato alla propria quotidianità. Sono risposte raccolte attraverso un questionario, quindi descrivono benefici percepiti dai partecipanti. Lo studio non ha misurato direttamente una riduzione clinica dello stress e non permette di stabilire che sia stato il gatto a produrre quei miglioramenti.

Chi è più legato al gatto presta maggiore attenzione anche alle cure veterinarie

Il rapporto tra persone e gatti riguarda anche ciò che accade quando arriva il momento di occuparsi della loro salute. Insomma, quando bisogna passare dalle coccole al trasportino, oggetto che parecchi felini considerano una dichiarazione di guerra.

Secondo i risultati della ricerca, le persone con un legame emotivo particolarmente forte tendevano ad attribuire maggiore importanza alla preparazione del personale veterinario, alle spiegazioni ricevute durante le visite e all’empatia mostrata nei confronti dell’animale.

Nel gruppo più coinvolto emotivamente, il 63,3% considerava molto importante l’empatia del veterinario verso il gatto, contro il 45% del gruppo con il legame meno intenso.

Anche il modo in cui il professionista spiegava diagnosi e trattamenti aveva un peso diverso: lo riteneva molto importante il 63,8% del primo gruppo, rispetto al 50,7% del secondo.

Le differenze si osservavano anche nell’utilizzo di alcuni servizi veterinari, come i controlli annuali e gli esami di screening. Tuttavia, gli autori precisano che i risultati non dimostrano che i proprietari emotivamente meno coinvolti trascurino i propri animali.

La ricerca è stata finanziata dallo Human Animal Bond Research Institute e ha utilizzato dati di un’indagine originariamente commissionata in collaborazione con l’azienda di salute animale Zoetis.

Gli stessi ricercatori riconoscono che il campione potrebbe comprendere una percentuale superiore alla media di persone particolarmente affezionate ai propri animali.

Inoltre, i miglioramenti dichiarati sul piano fisico e psicologico non sono stati verificati attraverso valutazioni mediche standardizzate. Per questo, come chiarisce anche la scheda scientifica dello studio disponibile su PubMed, i risultati vanno interpretati come associazioni osservate nel campione.

Rimane comunque interessante vedere quanto possa cambiare il significato attribuito alla presenza di un animale in casa. Per alcuni il gatto è soprattutto compagnia, per altri rappresenta conforto, tranquillità e un riferimento affettivo quotidiano.

Il tutto senza che debba imparare a parlare, dispensare consigli o risolvere i nostri problemi. D’altra parte, con ogni probabilità, il gatto continuerà a considerare più urgente la ciotola vuota di qualunque nostra crisi esistenziale.

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