Perché alcuni gatti odiano gli abbracci?

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Perché alcuni gatti odiano gli abbracci?

| 14/10/2026
@AI generated

Il tuo gatto ti ama, ma forse preferirebbe evitare certi abbracci: cosa dice uno studio

  • Uno studio pubblicato nell’agosto 2026 ha analizzato la risposta ormonale di 20 gatti domestici durante diverse interazioni con i proprietari
  • Quando i gatti potevano avvicinarsi spontaneamente, il cortisolo diminuiva e l’ossitocina aumentava
  • Abbracci e contatti imposti erano invece associati a una risposta ormonale opposta
  • Anche il possibile stile di attaccamento al proprietario influenzava le risposte osservate
  • I risultati suggeriscono di rispettare le preferenze del gatto, ma il campione è ancora troppo piccolo per generalizzare

 

Prendere in braccio il gatto, stringerlo forte e riempirlo di baci potrebbe essere una dichiarazione d’amore a senso unico. Uno studio pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery ha osservato che, quando il contatto fisico viene imposto, nei gatti possono aumentare i livelli di cortisolo, un ormone coinvolto nella risposta allo stress. Quando invece sono loro a decidere di avvicinarsi, la risposta cambia: meno cortisolo e più ossitocina, una sostanza coinvolta anche nei legami sociali.

Il gatto, dal canto suo, aveva già espresso un parere piuttosto chiaro tentando di scappare. Evidentemente abbiamo ritenuto necessario attendere la conferma degli esami di laboratorio.

La ricerca, firmata da Xuanzhen He e colleghi, tra cui studiosi della South China Agricultural University di Guangzhou, in Cina, ha coinvolto 20 gatti domestici. Gli scienziati hanno misurato le concentrazioni dei due ormoni nella saliva prima e dopo diverse interazioni con i rispettivi proprietari, cercando di capire quanto contino le modalità del contatto e il rapporto con la persona di riferimento.

Il risultato suggerisce che lasciare al gatto la possibilità di scegliere quando avvicinarsi può favorire una risposta fisiologica più positiva. Una conclusione interessante, soprattutto considerando la nostra tendenza a interpretare qualsiasi posizione assunta da un felino addormentato come un invito ufficiale a strapazzarlo.

Come reagiscono i gatti alle coccole spontanee e agli abbracci imposti

I protagonisti della ricerca erano nove maschi e undici femmine, tutti sterilizzati, in buona salute e con un’età media di circa tre anni. Vivevano con i rispettivi proprietari da almeno quattro mesi. Tra settembre e dicembre 2024, i ricercatori hanno organizzato quattro situazioni differenti nelle abitazioni degli animali, ciascuna della durata di dieci minuti e separata dalle altre da una settimana.

Nella prima, il proprietario doveva ignorare il gatto, anche quando cercava attenzione. Per una volta, quindi, era l’essere umano a ignorare il felino. Un’inversione dei ruoli che avrà probabilmente richiesto un certo autocontrollo, almeno da parte del proprietario. Nella seconda, la persona rimaneva disponibile, lasciando che fosse l’animale a prendere l’iniziativa. Se il gatto si avvicinava, riceveva attenzioni e carezze; se decideva di allontanarsi, il contatto terminava.

La terza prevedeva invece che fosse il proprietario a cercare il gatto, parlandogli e accarezzandolo, senza impedirgli di muoversi liberamente. La quarta prevedeva un contatto fisico imposto: il proprietario doveva prendere in braccio il gatto o abbracciarlo anche quando mostrava di volersi allontanare.

I ricercatori hanno quindi riprodotto una situazione familiare a molti proprietari: il gatto vuole andarsene, l’umano lo trattiene e continua a dirgli quanto sia adorabile. Una dichiarazione d’amore con modalità di sequestro. Prima e dopo ogni sessione, gli studiosi raccoglievano campioni di saliva per misurare due ormoni. Il primo era il cortisolo, coinvolto nella risposta fisiologica allo stress. Il secondo era l’ossitocina, che partecipa a diversi processi, tra cui la regolazione delle relazioni sociali.

I risultati hanno mostrato differenze tra i tipi di interazione. Quando i gatti potevano decidere autonomamente di avvicinarsi al proprietario, il cortisolo diminuiva e l’ossitocina aumentava. Durante i contatti forzati, invece, si osservava la tendenza opposta: un incremento del cortisolo accompagnato da una riduzione dell’ossitocina.

Anche le interazioni iniziate spontaneamente dalle persone, purché senza costrizioni, producevano risposte differenti a seconda dell’animale. Prendere l’iniziativa per accarezzare il gatto, quindi, non equivale automaticamente a stressarlo. Conta anche ciò che succede dopo, soprattutto la possibilità per l’animale di interrompere l’incontro. Un conto è avvicinare la mano a un gatto che se ne sta tranquillo sul divano. Un altro è recuperarlo da sotto il letto per stringerlo in un abbraccio che interessa soltanto a noi. Nel secondo caso, l’eventuale fuga non dovrebbe arrivare come una sorpresa.

Perché alcuni gatti amano le coccole e altri preferiscono mantenere le distanze

La ricerca ha esaminato anche un altro elemento: il possibile stile di attaccamento dei gatti nei confronti dei proprietari. Per farlo, gli studiosi hanno utilizzato il Secure Base Test, un test comportamentale impiegato per valutare il rapporto tra un animale e la sua figura di riferimento. I venti gatti sono stati suddivisi in tre gruppi: sette con caratteristiche compatibili con un attaccamento sicuro, sette con un possibile attaccamento ansioso e sei con caratteristiche evitanti.

I gatti classificati nel primo gruppo mostravano generalmente risposte ormonali più favorevoli durante le interazioni umane. Quelli appartenenti agli altri due gruppi tendevano invece a presentare maggiori aumenti del cortisolo o variazioni ormonali più contenute. Una differenza interessante, perché suggerisce che lo stesso gesto possa essere vissuto diversamente da gatti differenti.

Alcuni adorano stare in braccio, altri concedono due carezze e si allontanano. Il problema nasce quando interpretiamo questo comportamento come un’offesa personale. L’animale voleva semplicemente scendere dal divano; noi siamo già alla crisi di coppia. Questo, naturalmente, non significa che un gatto meno incline alle coccole sia meno affezionato al proprietario. La disponibilità al contatto fisico rappresenta soltanto uno dei numerosi aspetti del comportamento felino e può cambiare in base al carattere, alle esperienze precedenti e alle circostanze.

Gli autori invitano comunque alla cautela. Il campione comprende appena venti gatti e l’utilizzo del Secure Base Test per distinguere gli stili di attaccamento felini è ancora oggetto di discussione scientifica. I comportamenti osservati potrebbero dipendere anche dalla personalità dell’animale o dal modo in cui cerca sostegno nelle persone.

Inoltre, cortisolo e ossitocina non sono interruttori capaci di indicare automaticamente stress e felicità. Entrambi possono variare per motivi differenti, e persino l’ossitocina può aumentare in risposta a stimoli stressanti. Per questo sarebbe scorretto trasformare i risultati in una regola universale secondo cui tutti gli abbracci fanno male ai gatti. La ricerca indica piuttosto che le modalità dell’interazione e le differenze individuali meritano attenzione.

Le coccole migliori sono quelle che il gatto può interrompere

L’importanza di lasciare agli animali un certo controllo sulle interazioni era già stata evidenziata da una ricerca pubblicata nel 2021 su Frontiers in Veterinary Science. In quell’esperimento, condotto su 100 gatti ospitati presso il centro britannico Battersea Dogs and Cats Home, i ricercatori hanno coinvolto 120 persone, confrontando il comportamento degli animali durante interazioni condotte con e senza indicazioni specifiche su come rispettare le loro preferenze.

Le istruzioni ruotavano attorno a tre principi: lasciare al gatto libertà di scelta, prestare attenzione al suo linguaggio corporeo e limitare il contatto alle zone generalmente più gradite, soprattutto intorno alle guance e alla base delle orecchie. Seguendo queste indicazioni, le persone ottenevano più comportamenti amichevoli e meno manifestazioni di aggressività o conflitto.

Anche le linee guida internazionali AAFP/ISFM del 2022, dedicate alla gestione rispettosa dei gatti in ambito veterinario, raccomandano di riconoscere il loro stato emotivo e, quando possibile, permettere agli animali di mantenere un certo controllo sulle interazioni. Nella vita quotidiana significa osservare il gatto prima di avvicinarsi, lasciargli annusare la mano, accarezzarlo nelle zone che sembra apprezzare e soprattutto fermarsi quando manifesta disagio.

Orecchie appiattite, coda che si agita nervosamente, corpo irrigidito, tentativi di allontanarsi e reazioni aggressive possono indicare che il contatto è diventato sgradito. Non occorre attendere un morso per capire che la sessione di coccole è terminata. Un gatto che si avvicina spontaneamente, invece, può cercare il contatto strofinando il muso sulla mano, mantenendo una postura rilassata oppure tornando a cercare altre carezze dopo una breve pausa. Anche questi comportamenti vanno interpretati nel contesto, perché ogni animale ha le proprie preferenze.

Lo studio del 2026 aggiunge un tassello fisiologico a queste osservazioni: quando il gatto mantiene la possibilità di scegliere, anche la risposta ormonale può essere diversa. Serviranno ulteriori ricerche, su campioni più ampi, per capire quanto questi risultati siano generalizzabili e quali differenze esistano tra animali di età, carattere ed esperienze differenti.

Intanto possiamo continuare ad accarezzare i nostri gatti, prenderli in braccio quando lo gradiscono e godere della loro compagnia. Senza trasformare ogni momento di tenerezza in una prova di resistenza fisica. Se si divincolano, irrigidiscono il corpo e cercano disperatamente una via d’uscita, forse stanno cercando di comunicarci qualcosa. E stavolta non occorre nemmeno un laboratorio per capirlo.

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