Perché il gatto morde le mani: no, non sta progettando di mangiarti (ma forse hai ignorato gli avvisi)
- Il gatto può mordere le mani durante il gioco perché l’agguato e il morso fanno parte della sequenza predatoria
- Usare dita e piedi come giocattoli può insegnargli che la pelle umana è una preda perfettamente regolamentare
- Alcuni gatti mordono durante le carezze quando raggiungono la propria soglia di tolleranza o sono sovrastimolati
- Coda che frusta, orecchie all’indietro, pelle che si increspa e testa che scatta verso la mano sono segnali da non ignorare
- Se l’aggressività compare all’improvviso o aumenta, serve il veterinario per escludere dolore o altre cause mediche
Perché il gatto morde le mani? Le possibilità sono diverse: può stare giocando, può essersi stufato delle carezze, può essere spaventato oppure provare dolore. Il problema è che noi tendiamo a interpretare il morso come un’improvvisa dichiarazione di guerra, mentre il gatto potrebbe aver già inviato una discreta quantità di comunicazioni ufficiali. Coda che si agita, orecchie che arretrano, pupille dilatate, testa girata verso la mano. Poi, constatato il fallimento della diplomazia, arrivano i denti.
Quindi no, un gatto che afferra una mano con le zampe e la mordicchia non sta necessariamente elaborando la nostra eliminazione fisica. E nemmeno ogni morsetto è una misteriosa “dimostrazione d’amore”, definizione romantica che piace molto a noi umani perché suona decisamente meglio di “il mio animale mi ha appena comunicato un limite con quattro canini”.
Perché il gatto morde le mani mentre gioca
Guardate una mano umana dal punto di vista di un gattino: si muove velocemente, sparisce sotto una coperta, ricompare dall’altra parte, ha cinque appendici indipendenti e reagisce quando viene afferrata. Praticamente un giocattolo interattivo da 60 chili che paga anche l’affitto.
Il comportamento ha radici molto meno perfide. La sequenza di gioco del gatto riprende diversi elementi della predazione: osservare, inseguire, balzare, afferrare e mordere. Le linee guida AAFP e ISFM sui bisogni ambientali del gatto raccomandano infatti di permettere ai felini domestici di esprimere questi comportamenti attraverso giochi che simulano una preda, come bacchette, piume e oggetti da inseguire e catturare. Nello stesso documento compare un consiglio estremamente utile per la sopravvivenza delle falangi: mani e piedi non dovrebbero essere usati come giocattoli.
Il motivo è quasi offensivamente logico. Se da cucciolo il gatto viene incoraggiato ad assaltare le dita sotto il piumone, non può sapere che sei mesi dopo quelle stesse dita acquisiranno improvvisamente lo status giuridico di parte del corpo umano inviolabile. Le linee guida AAHA/AAFP sulle diverse fasi di vita del gatto ricordano che nei giovani il gioco predatorio è particolarmente intenso e che usare mani o piedi durante le sessioni può insegnare proprio a mordere e graffiare la persona.
La soluzione, quindi, non consiste nel convincere il gatto che mordere è contrario alle regole della civile convivenza. Probabilmente non riconosce nemmeno la nostra autorità in materia. Conviene offrirgli bersagli migliori: bacchette che mantengono una certa distanza dalla pelle, topini, palline e giocattoli morbidi abbastanza grandi da essere afferrati e scalciati con le zampe posteriori.
Importante anche permettergli ogni tanto di catturare davvero il gioco. Far inseguire una piuma per dieci minuti senza mai riuscire ad acchiapparla sarebbe un po’ come giocare a Tetris con qualcuno che ti leva i pezzi appena stanno per incastrarsi: prima o poi sale il nervoso. Le linee guida feline suggeriscono proprio di lasciare al gatto la possibilità di completare almeno parte della sequenza di caccia.
E quando parte l’agguato alla mano? Niente schiaffi, urla o lotta greco-romana sul divano. Il Cornell Feline Health Center sconsiglia la punizione fisica, che può aumentare paura e ansia e peggiorare l’aggressività. Nel gioco troppo irruento è preferibile interrompere l’interazione e reindirizzare l’attenzione verso un oggetto adatto.
Quando le carezze diventano troppe
Poi esiste la scena che ha distrutto psicologicamente generazioni di proprietari. Il gatto viene spontaneamente sulle gambe. Fa le fusa. Chiude gli occhi. Parte la carezza numero uno, poi la due, la tre, la quattro. Sembra l’idillio. Alla numero imprecisata decisa esclusivamente dal Ministero degli Interni Felini, si gira e morde la mano che fino a tre secondi prima sembrava gradire.
È quella che in letteratura viene definita petting-induced aggression, aggressività associata alle carezze. Le cause precise non sono sempre chiare: il Cornell Feline Health Center indica tra le possibili spiegazioni la sovrastimolazione e il bisogno del gatto di controllare quando deve terminare il contatto. Prima del morso possono comparire pupille dilatate, colpi di coda e orecchie rivolte all’indietro.
Una revisione pubblicata nel 2019 sul Journal of Feline Medicine and Surgery da Marta Amat e Xavier Manteca sottolinea inoltre che la tolleranza alle carezze varia parecchio da un gatto all’altro. Nei servizi specialistici citati dagli autori, l’aggressività legata alle carezze arrivava a rappresentare fino al 40% dei casi di comportamento aggressivo osservati: un dato riferito a casistiche cliniche, quindi da non trasformare nella percentuale dei gatti che vivono nelle nostre case.
Anche dove mettiamo le mani cambia le cose. In generale molti gatti mostrano risposte migliori quando vengono accarezzati intorno alla testa, alle guance e alla base delle orecchie; pancia, zampe, coda e zona posteriore del corpo possono ricevere un’accoglienza decisamente meno diplomatica. Con enormi differenze individuali, perché esiste sempre quel gatto che pretende grattini sulla pancia e guarda con disprezzo qualsiasi manuale di comportamento felino.
Uno studio pubblicato nel 2021 su Frontiers in Veterinary Science ha provato persino a verificare cosa accade insegnando agli umani a comportarsi meglio. I ricercatori hanno osservato 100 gatti di un rifugio e 120 persone, per un totale di 535 interazioni registrate. Alle persone venivano spiegate tre regole riassunte nell’acronimo inglese “CAT”: lasciare al gatto scelta e controllo, prestare attenzione al linguaggio corporeo e limitare il contatto soprattutto alle zone generalmente più gradite. Dopo queste indicazioni, i gatti mostravano più comportamenti affiliativi e meno aggressività e segnali di conflitto rispetto alle interazioni precedenti alla formazione. Il colpo di scena scientifico, quindi, è notevole: qualche volta il problema del gatto ha i pollici opponibili.
Tra i segnali utili da osservare ci sono una coda che comincia a muoversi energicamente, le orecchie che ruotano indietro, la pelle del dorso che si increspa, l’interruzione improvvisa delle fusa o dello sfregamento, il corpo che si irrigidisce e soprattutto quella rapida rotazione della testa verso la mano. Quest’ultima, più che un dettaglio, somiglia parecchio all’ultimo richiamo prima della multa.
Una strategia semplice è fermarsi periodicamente durante le coccole. Nello studio del 2021 veniva consigliata una breve pausa ogni 3-5 secondi: se il gatto torna a sfregarsi o cerca la mano, si può continuare; se rimane fermo, si allontana o comincia a mostrare segnali di disagio, la seduta può considerarsi conclusa. Non occorre attendere il verbale firmato coi denti.
C’è però un’eccezione sulla quale conviene smettere di ridere. Se un gatto che non aveva mai mostrato questo comportamento inizia improvvisamente a mordere quando viene toccato, oppure reagisce in particolare quando si sfiora una determinata zona, bisogna parlarne con il veterinario. Dolore e alcune patologie possono provocare risposte aggressive: Cornell cita, tra le possibili cause mediche, osteoartrite, problemi dentali, ipertiroidismo e disturbi del sistema nervoso centrale.
E se il morso buca davvero la pelle, il problema smette momentaneamente di essere etologico e diventa molto pratico. I Centers for Disease Control and Prevention raccomandano di lavare subito la ferita con acqua tiepida e sapone e di rivolgersi a un medico quando la ferita è seria o compaiono rossore, dolore, calore o gonfiore.
Per tutto il resto conviene ricordare una regola sorprendentemente semplice: il gatto non dispone di un pulsante “carezze infinite”. Ha preferenze, soglie e giornate storte. Imparare a riconoscerle riduce i morsi molto più efficacemente di qualsiasi ramanzina. E soprattutto impedisce quella scena abbastanza umiliante in cui siamo noi ad accarezzarlo per dieci minuti e poi, con il cerotto sul dito, continuiamo comunque a chiedergli: “Ma perché?”.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1098612x13477537
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10812130/
- https://www.vet.cornell.edu/departments-centers-and-institutes/cornell-feline-health-center/health-information/feline-health-topics/feline-behavior-problems-aggression
- https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1098612X19831206
- https://www.frontiersin.org/journals/veterinary-science/articles/10.3389/fvets.2021.714143/full
- https://www.cdc.gov/healthy-pets/about/cats.html
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