Perché aspettare la pensione per realizzare i sogni nel cassetto quando puoi farlo nel bel mezzo della carriera lavorativa
- Il golden gap year nasce nel mondo anglosassone come evoluzione adulta della tradizionale pausa giovanile tra studio e lavoro
- Il fenomeno coinvolge non solo i neopensionati ma anche adulti tra i 40 e i 60 anni nel pieno della carriera
- L’innalzamento dell’età pensionabile spinge i lavoratori ad anticipare le pause anziché rimandarle a fine vita
- Un sondaggio di Explore Worldwide su 2.000 britannici indica che un lavoratore su tre valuta una pausa prolungata
- Il viaggio lungo diventa un’esperienza da vivere lungo il cammino quando se ne sente il bisogno anziché una promessa futura
Chi l’avrebbe mai detto che l’idea di considerare il grande viaggio esclusivamente come un premio da riscuotere dopo l’ultimo giorno in ufficio fosse diventata ormai superata? Per generazioni intere la pensione ha rappresentato l’unico confine invalicabile oltre il quale potersi finalmente concedere la libertà di partire, ma questa convinzione profondamente radicata sta cominciando a incrinarsi inesorabilmente. Un numero sempre più consistente di adulti ha deciso di non aspettare più quel traguardo temporale, anticipando la propria partenza con un fenomeno che nel mondo anglosassone ha preso il nome di golden gap year.
Questa espressione gioca esplicitamente con la storica tradizione britannica del gap year, ovvero l’anno sabbatico che i giovani si concedono tra le aule scolastiche e l’università per viaggiare ed esplorare il mondo. Il golden gap year ne costituisce la versione matura e adulta, coniata attorno al 2024 dal settore dei viaggi per descrivere una pausa vissuta con un solido bagaglio di esperienza alle spalle e la medesima curiosità di scoprire nuovi orizzonti. Se inizialmente questo termine indicava soprattutto i neopensionati pronti a partire, negli ultimi tempi si è esteso in modo significativo anche a chi si trova ancora nel pieno della propria carriera lavorativa, decidendo di fermarsi per qualche mese.
Tra l’innalzamento dell’età pensionabile e la nuova tendenza dei lavoratori
Le motivazioni alla base di questa rivoluzione culturale affondano le radici in un cambiamento sia concreto che di mentalità. Il fattore pratico coincide con il progressivo innalzamento dell’età pensionabile, che allontana inevitabilmente il momento in cui ci si sentirebbe teoricamente liberi, facendo slittare di conseguenza l’idea stessa di poter contare su un unico viaggio finale. Il fattore psicologico riguarda invece la scelta consapevole di non affidare un desiderio così importante a un traguardo futuro e incerto, preferendo distribuire il tempo per se stessi lungo il cammino.
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Non si tratta affatto del capriccio di una ristretta nicchia di privilegiati, come dimostra chiaramente un sondaggio realizzato dall’agenzia Explore Worldwide su un campione di 2.000 residenti nel Regno Unito, dal quale emerge che circa un lavoratore su tre sta valutando seriamente una pausa prolungata. Il viaggio di lunga durata smette così di essere una ricompensa da attendere per un’intera esistenza, trasformandosi in un’esperienza da vivere nel momento esatto in cui se ne avverte la necessità.

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