Un nuovo studio spiega perché la caffeina non rovina il riposo a tutti allo stesso modo
- Uno studio canadese ha analizzato gli effetti della caffeina sul sonno
- L’impatto varia da persona a persona in base alla genetica
- I giovani sembrano più sensibili agli effetti notturni del caffè
- Durante il sonno, la caffeina altera l’attività cerebrale non-REM
- Il cervello entra in uno stato di “criticità” tra ordine e caos
Chi non ha mai sentito la classica raccomandazione: “Niente caffè dopo le 17”? Eppure c’è sempre qualcuno che beve un espresso a mezzanotte e poi dorme come un sasso. No, non è magia nera, ma genetica. Secondo uno studio dell’Università di Montreal, il caffè non ha lo stesso effetto su tutti. La variabilità dipende da come ciascun cervello gestisce la caffeina, con differenze significative legate all’età e al proprio orologio biologico.
I ricercatori hanno infatti osservato che i più giovani sono particolarmente sensibili agli effetti eccitanti della caffeina, che rischiano di trasformare il riposo in una lunga sessione di occhi sbarrati al soffitto. Ma anche gli adulti, se geneticamente predisposti, possono finire nel club dei “caffeinomani insonni”.
Caffeina e sonno: un rapporto complicato
Lo studio ha monitorato 40 volontari in laboratorio, confrontando due notti di sonno: una dopo l’assunzione di capsule contenenti caffeina e una dopo un placebo. Risultato? Chi aveva ingerito caffeina mostrava un’attività cerebrale notturna più frenetica, soprattutto nella fase non-REM. Quella fase in cui il cervello dovrebbe riorganizzare le informazioni e permettere un vero recupero.
In pratica, la caffeina mantiene il cervello “sveglio” anche quando il corpo tenta di dormire. Non parliamo di incubi o di agitazione visibile, ma di un’attività interna che diventa meno prevedibile, quasi disordinata. La metafora usata dai ricercatori è chiara: come un’orchestra in cui gli strumenti suonano fuori tempo, disturbando l’armonia generale.
La “criticità cerebrale”: tra genio e confusione
Karim Jerbi, uno degli autori dello studio, ha spiegato che il cervello entra in uno stato definito “di criticità”. Un delicato equilibrio tra ordine e caos che, se alterato, può compromettere la qualità del sonno. Di giorno, questa attivazione può essere utile: migliora l’attenzione, la vigilanza e la reattività. Di notte, però, è un invito all’insonnia.
Il punto è che non esiste una risposta universale. Alcuni metabolizzano la caffeina così rapidamente da neutralizzarne gli effetti prima ancora di appoggiare la testa sul cuscino. Altri, invece, restano svegli anche con un caffè decaffeinato per precauzione.
Non tutta la colpa è del caffè
A complicare il quadro ci si mettono le abitudini personali, il livello di stress, l’uso di dispositivi elettronici prima di dormire e persino la temperatura della stanza. Ma lo studio canadese aiuta a mettere un tassello in più nella mappa del sonno disturbato. La caffeina non è un nemico da demonizzare, ma uno stimolante che richiede consapevolezza e moderazione, soprattutto se si ha l’impressione che “l’espresso delle 21” sia un nemico del sonno.
Insomma, la prossima volta che qualcuno vi dice che il caffè non fa dormire, prima di svuotare la moka chiedetegli se ha mai fatto un test genetico. Magari scoprite che siete tra i fortunati immuni al richiamo della tazzina notturna. Oppure no, e allora sarà meglio tornare alla camomilla.
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Caffeina e genetica: una nuova frontiera del riposo
Il vero insegnamento di questa ricerca è che la qualità del sonno passa anche per scelte individuali guidate dalla conoscenza di sé. La caffeina può essere un valido alleato nelle ore diurne e un sabotatore silenzioso di notte, ma tutto dipende da chi siamo. Quindi prima di abolire il caffè dalla vostra routine serale, forse vale la pena capire come funziona il vostro cervello. E nel dubbio, se proprio volete rischiare, almeno scegliete un espresso piccolo.

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- https://insiderpost.it/il-caffe-ti-rovina-il-sonno-la-scienza-spiega-il-perche/