Cani, gatti e Tinder: quanto pesa davvero un animale nella scelta del partner

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Cani, gatti e Tinder: quanto pesa davvero un animale nella scelta del partner

| 24/09/2026
@AI generated

Cani e gatti sulle app di dating: quasi 1 persona su 3 è più propensa al match se li vede nel profilo

  • Battersea Dogs & Cats Home ha commissionato un sondaggio su 2.000 adulti britannici tra il 4 e il 6 febbraio 2026
  • Il 62% afferma che il modo in cui una persona tratta cani e gatti influenzerebbe la disponibilità a frequentarla
  • Il 30% sarebbe più propenso al match se nel profilo comparisse un cane o un gatto
  • Tra i 25-34enni la percentuale sale al 52%, mentre tra i 18-24enni arriva al 44%
  • Il 62% ritiene possibile che il rapporto con un animale sia più gratificante di quello con il proprio partner

 

Su un’app di dating possiamo passare parecchi minuti a scegliere la fotografia giusta, eliminare quella in cui sembriamo appena usciti da una notte in aeroporto e fingere con grande dignità di praticare abitualmente trekking, aperitivi al tramonto e altre attività che nella vita reale affrontiamo tre volte l’anno. Poi arriva il cane. Si piazza accanto a noi nella foto e, secondo un sondaggio britannico, potrebbe aver già fatto metà del lavoro.

Una ricerca commissionata da Battersea Dogs & Cats Home e condotta da Opinion Matters su 2.000 adulti britannici mostra infatti che il 30% degli intervistati sarebbe più propenso a fare match con qualcuno se nel suo profilo comparisse la foto di un cane o di un gatto. Tra i 25 e i 34 anni la quota sale addirittura al 52%; fra i 18 e i 24 anni raggiunge il 44%. Insomma, sul profilo il cane non è più semplice arredamento fotografico. Sta facendo il primo colloquio.

Il cane in foto vale quasi come una referenza: per molti britannici l’animale dice qualcosa sulla persona prima ancora del primo appuntamento

La ricerca è stata realizzata tra il 4 e il 6 febbraio 2026 su un campione nazionale di maggiorenni del Regno Unito. A occuparsene è stata Opinion Matters, società che svolge indagini quantitative e qualitative attraverso diversi metodi di raccolta dei dati. Battersea specifica inoltre che la società segue il codice della Market Research Society e i principi ESOMAR; il codice MRS stabilisce gli standard professionali per la ricerca di mercato e sociale.

Prima che qualcuno sostituisca tutte le proprie fotografie con dodici primi piani di un Labrador, però, c’è una distinzione utile. Il sondaggio misura quello che gli intervistati dichiarano di essere più propensi a fare. Non ha seguito i loro swipe reali né confrontato il numero di match ottenuti da profili identici con e senza animale. Il 30%, quindi, non significa che infilare un gatto nella seconda foto aumenti matematicamente del 30% le possibilità di trovare l’amore. Sarebbe comodo. Soprattutto per il gatto, che potrebbe finalmente iniziare a chiedere una percentuale.

Il dato racconta però qualcosa di interessante sulle prime impressioni. Nel sondaggio, i proprietari di animali vengono associati soprattutto a tre caratteristiche: premurosi, responsabili e affidabili. La fotografia con cane o gatto sembra quindi funzionare, almeno agli occhi di una parte degli intervistati, anche come piccola informazione aggiuntiva sulla persona che sta dietro al profilo. Il povero animale pensava di essere uscito per una passeggiata. Si ritrova a fare da lettera di referenze.

E la fotografia conta meno del comportamento vero e proprio. Il 62% degli intervistati afferma infatti che il modo in cui qualcuno tratta un cane o un gatto influenzerebbe la propria opinione sulla possibilità di frequentarlo sentimentalmente.

Il colloquio vero comincia da come tratti cani e gatti

Qui l’asticella si alza parecchio. Avere una foto sorridente con il Golden Retriever di vostra sorella può aiutare con la presentazione; comportarsi da cretini con lui cinque minuti dopo rischia evidentemente di annullare l’effetto brochure.

Per quasi due britannici su tre coinvolti nell’indagine, dunque, il rapporto di una persona con gli animali entra nei criteri con cui viene valutata come possibile partner. Non sappiamo quanto peserebbe rispetto ad altri elementi, né se sarebbe davvero sufficiente per troncare una frequentazione. Sappiamo che gli intervistati dicono di tenerne conto. È già parecchio per una creatura che, fino a quel momento, probabilmente voleva soltanto annusare una siepe.

Il dato più curioso arriva però quando Battersea sposta la domanda dal dating al rapporto affettivo con gli animali. Il 62% degli intervistati ritiene che la relazione con il proprio animale possa essere più gratificante di quella con il proprio partner.

Qui le parole vanno tenute al guinzaglio. Non significa che sei britannici su dieci preferiscano il gatto al coniuge, né che siano pronti a preparare una valigia al fidanzato perché Fuffi li comprende meglio. La formulazione riguarda la possibilità che il legame con un animale risulti più gratificante, una valutazione molto più ampia e meno drastica.

Rebecca MacIver, responsabile del centro Battersea di Londra, legge i risultati come un segnale dell’importanza che cani e gatti hanno assunto anche nel modo in cui le persone costruiscono le proprie relazioni e formulano le prime impressioni. L’organizzazione, del resto, lavora quotidianamente con animali abbandonati o in cerca di una nuova famiglia, quindi il suo interesse per il tema è esplicito e il sondaggio nasce all’interno della comunicazione della charity per San Valentino.

La conclusione meno scientifica possiamo concedercela noi: sulle app di dating continuano a contare faccia, biografia, interessi e quel misterioso talento necessario per scrivere qualcosa di più originale di “amo viaggiare e divertirmi”. Ma cane e gatto hanno conquistato una mansione ulteriore. Prima ancora dell’appuntamento, controllano il curriculum. E a giudicare dal sondaggio, parecchie persone ascoltano il loro parere.

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