I cantanti castrati: l’inquietante moda del XVII secolo

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I cantanti castrati: l’inquietante moda del XVII secolo

| 22/07/2021
Fonte: Pxhere

La triste storia dei cantanti castrati

  • Tra il 1600 e il 1700 furono evirati centomila bambini
  • Si tratta dei cosiddetti cantanti castrati
  • Lo scopo di questa barbara pratica era di preservare la loro voce infantile e acuta
  • Molti dei bambini evirati venivano da famiglie povere
  • La loro speranza era di guadagnare la fama e condurre uno stile di vita agiato

 

Lo sappiamo bene: oltre ad episodi e personaggi gloriosi che hanno segnato il progresso e il bene dell’umanità, la storia può anche rivelarsi una fucina di terribili ingiustizie. La triste sorte toccata ai cosiddetti cantanti castrati rientra certamente in questo elenco. Con questa espressione si fa riferimento a oltre centomila bambini e ragazzi, che tra il XVII e il XVIII secolo furono castrati. Il motivo di questa evirazione di massa? Conservare la loro voce particolarmente acuta, per avviarli alla professione di cantanti.

Si tratta di una pratica dalle origini molto antiche. Basti pensare, infatti, che si hanno testimonianze di un coro di eunuchi nel IV secolo. Questa barbara tradizione scomparve, per poi ritornare in auge a Roma. L’esigenza di timbri vocali più acuti era spiegata dal divieto di cantare imposto alle donne. Da qui, il ricorso ai cantanti castrati, che ebbero grande successo nel genere dell’opera. Oltre a ricoprire ruoli maschili, molto spesso questi artisti incarnavano grandi personaggi femminili della mitologia.

Un successo tutt’altro che garantito

Questi promettenti talenti venivano sottoposti ad allenamenti sfiancanti. Molto spesso, le prove avvenivano tutti i giorni e potevano durare fino a quattro ore. Non solo: alle lunghe sessioni dei cantanti castrati si aggiungevano lezioni di letteratura, dettato musicale e composizione. L’obiettivo, infatti, era formare delle vere e proprie superstar, pronte per il debutto intorno ai 16 anni.

All’operazione di castrazione si sottoponevano bambini che non avevano ancora raggiunto la fase della pubertà. L’evirazione era eseguita previo stordimento. Per farlo, si ricorreva ad oppiacei o si  premeva la vena giugulare del ragazzino, fino a farlo svenire. Molti di coloro che subivano questa operazione appartenevano a famiglie povere. La speranza dei genitori, infatti, era che i propri figli raggiungessero le vette del successo, donando loro una vita piena di agi.

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Uno degli aspetti più inquietanti della triste storia dei cantanti castrati è che ben pochi riuscivano a conquistare fama e notorietà. Molti di loro di loro, anziché calcare prestigiosi palcoscenici, infatti, finivano nei circhi, come fenomeni da baraccone. Fortunatamente, si tratta di una pratica ormai abbandonata da tempo. L’ultimo castrato dell’opera? Stando alle fonti, si tratta di Giovanni Battista Velluti, morto nel 1861.

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