Il tuo cervello potrebbe imparare meglio quando è stanco (anche se non lo diresti)

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Il tuo cervello potrebbe imparare meglio quando è stanco (anche se non lo diresti)

| 04/01/2026
Fonte: Pexels

Studiare stanchi non è un male: il cervello approva

  • Il cervello elabora e consolida meglio i ricordi durante periodi di stanchezza, almeno nei ratti studiati
  • La molecola adenosina, che aumenta durante le ore di veglia, riduce le risposte immediate ma favorisce la formazione di memoria a lungo termine
  • Nei ratti notturni, il momento ottimale per apprendere coincide con la fine della loro attività e l’inizio del riposo, equivalente alla sera per gli umani
  • Gli stimoli cerebrali variano nelle 24 ore: la plasticità neuronale e la capacità di long-term potentiation dipendono dall’orario e dai livelli di adenosina
  • Applicare questi risultati agli esseri umani è complicato: variazioni individuali di cronotipo, differenze tra aree cerebrali e la necessità di sonno rendono difficile stabilire finestre universali per lo studio

 

Chi l’avrebbe detto? Il momento migliore per imparare potrebbe essere quando siamo esausti. Ricercatori della Tohoku University hanno scoperto nei ratti che il cervello elabora meglio i ricordi proprio quando le risposte immediate agli stimoli sono più deboli. In pratica, il cervello sembra dire: “Non sono molto sveglio, ma se ti ci metti seriamente, le informazioni resteranno impresse per ore”.

La chiave sembra essere la molecola adenosina, che si accumula nelle ore di veglia. Questo composto induce sonnolenza e riduce l’attività neuronale, ma paradossalmente aumenta la capacità di formare memoria a lungo termine. I ratti studiati mostravano la massima plasticità cerebrale poco prima del loro periodo di riposo, quando erano più stanchi dopo la notte di attività.

Plasticità cerebrale e orari insoliti

Gli esperimenti hanno mostrato che la stimolazione dei neuroni visivi dei ratti produceva cambiamenti duraturi solo durante la fase di stanchezza, mentre gli stessi stimoli prima del periodo di attività non avevano effetti. Tradotto in termini umani, potrebbe significare che la sera, dopo una giornata piena, il cervello potrebbe memorizzare concetti complessi meglio che al mattino presto.

Tuttavia non è così semplice. Ogni persona ha un proprio cronotipo: mattinieri e nottambuli non reagiscono allo stesso modo. Inoltre, altre aree del cervello, come ippocampo e corteccia motoria, potrebbero comportarsi diversamente dalla corteccia visiva studiata nei ratti. Il sonno rimane fondamentale: provare a studiare durante una finestra di alta adenosina ma senza dormire rischia di vanificare ogni vantaggio.

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L’importante è non esagerare

Quindi, la lezione è chiara: forse vale la pena considerare la sera come un buon momento per ripassare, senza però trasformarsi in zombie con gli occhi appiccicosi davanti ai libri. Il cervello può essere più ricettivo quando è stanco, ma il compromesso con il sonno resta imprescindibile per trasformare la stanchezza in apprendimento efficace.

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