I chatbot basati sull’IA hanno effetti simili alle sostanze stupefacenti sugli adolescenti

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I chatbot basati sull’IA hanno effetti simili alle sostanze stupefacenti sugli adolescenti

| 28/05/2026
Fonte: Pexels

Quando l’intelligenza artificiale diventa compagnia costante

  • Uno studio della Drexel University analizza il rapporto tra adolescenti e chatbot di compagnia
  • L’analisi si basa su oltre 300 post di giovani utenti su Reddit
  • Molti ragazzi usano i chatbot per supporto emotivo e gestione della solitudine
  • Le interazioni possono evolvere in schemi simili alle dipendenze comportamentali
  • I ricercatori chiedono maggiori tutele nella progettazione dei sistemi AI

 

L’uso dei chatbot di compagnia tra adolescenti sta diventando un fenomeno sempre più studiato. Una ricerca della Drexel University di Philadelphia ha analizzato centinaia di testimonianze online per capire come queste interazioni stiano cambiando il rapporto tra giovani e intelligenza artificiale. Il materiale di partenza comprende oltre 300 post su Reddit scritti da utenti tra i 13 e i 17 anni.

Molti di questi ragazzi raccontano un rapporto inizialmente semplice con i chatbot, spesso nati come strumenti di supporto o intrattenimento. Tuttavia, in diversi casi, queste conversazioni si trasformano in qualcosa di più complesso, fino a diventare una presenza costante nella quotidianità.

Dalla compagnia al bisogno emotivo

Secondo lo studio, una parte significativa degli adolescenti utilizza i chatbot per supporto emotivo, soprattutto in situazioni di solitudine o isolamento. Solo una piccola percentuale li impiega per attività pratiche come studio o curiosità.

Quello che emerge, però, è che queste interazioni possono assumere progressivamente un ruolo centrale nella vita degli utenti. I ricercatori osservano che, in alcuni casi, il rapporto con i chatbot tende a sviluppare caratteristiche simili a quelle delle dipendenze comportamentali, con dinamiche che ricordano schemi già noti in altri tipi di dipendenza.

Schemi di dipendenza e segnali ricorrenti

Tra i segnali individuati figurano elementi come conflitto interno, astinenza e ricaduta. Alcuni adolescenti descrivono la difficoltà di ridurre l’uso dei chatbot, accompagnata da sensi di colpa e bisogno di interrompere e poi riprendere le conversazioni.

In altri casi, emerge un forte attaccamento emotivo verso il chatbot, favorito dalla capacità dei sistemi di simulare conversazioni sempre più realistiche e personalizzate. Questo rende più difficile distinguere tra semplice utilizzo e coinvolgimento eccessivo.

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Tecnologia sempre più umana e confini sfumati

Secondo i ricercatori, la combinazione di personalizzazione, memoria e interazione continua rende i chatbot molto diversi dalle tecnologie precedenti. Questo contribuisce a rendere più sfumato il confine tra relazione digitale e dipendenza. Le osservazioni portano a una richiesta chiara: sviluppare sistemi di intelligenza artificiale con maggiori tutele per gli utenti più giovani, che risultano anche i più esposti a forme di isolamento e uso eccessivo. In questo scenario, lo studio non parla di allarme generalizzato, ma di un fenomeno in evoluzione che merita attenzione. Il rapporto tra adolescenti e chatbot, secondo i ricercatori, sta ridefinendo il concetto stesso di compagnia digitale.

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