L’insinuazione della Cina: “Il COVID-19 potrebbe essere nato in Italia”

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L’insinuazione della Cina: “Il COVID-19 potrebbe essere nato in Italia”

| 21/11/2020
L’insinuazione della Cina: “Il COVID-19 potrebbe essere nato in Italia”

Il COVID-19 potrebbe essere nato in Italia: la Cina usa uno studio (italiano) per “scaricare il barile”

  • I ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano hanno condotto e pubblicato uno studio scientifico nell’ambito della ricerca sul tumore ai polmoni
  • Lo studio in questione ha coinvolto 959 pazienti monitorati tra settembre 2019 e febbraio 2020
  • Da questo studio si evince che in 111 di questi 959 pazienti erano già presenti anticorpi anti-SARS-CoV-2
  • Tutto questo ben prima che la presenza del virus venisse riscontrata in Italia, ma soprattutto prima che venisse risontrata a Wuhan, ritenuto focolaio iniziale della pandemia
  • Zeng Guang, ex presidente del Chinese Center for Disease Control and Prevention, ne ha approfittato per sottolineare che la pandemia potrebbe essere quindi nata in Italia e non in Cina

 

Il COVID-19 potrebbe essere nato in Italia: ha suscitato un vero polverone nel mondo l’affermazione fatta da Zeng Guang, ex presidente del Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (Chinese Center for Disease Control and Prevention). Questi, durante una conferenza, ha fatto riferimento ad uno studio italiano condotto dai ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Il documento in questione si intitolaUnexpected detection of SARS-CoV-2 antibodies in the prepandemic period in Italy .

Gli autori dello studio, pubblicato su Tumori Journal, il giornale istituzionale della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sono: Giovanni Apolone, Emanuele Montomoli, Alessandro Manenti, Mattia Boeri, Federica Sabia, Inesa Hyseni, Livia Mazzini, Donata Martinuzzi, Laura Cantone, Gianluca, Milanese, Stefano Sestini, Paola Suatoni, Alfonso Marchianò, Valentina Bollati, Gabriella Sozzi e Ugo Pastorino.

Il titolo pare molto chiaro già di per sé. Lo studio riguarda un gruppo di 959 pazienti, monitorati tra settembre 2019 e febbraio 2020. In 111 di loro è stata riscontrata la presenza di anticorpi anti-SARS-CoV-2, segno inequivocabile della circolazione del virus in Italia già a partire da settembre 2019. Prima dei dati pubblicati da questo studio i primi due casi dichiarati in Italia risalivano al 30 gennaio 2020 (due turisti cinesi testati positivi a Roma). Anche in Cina però il focolaio di Wuhan (provincia di Hubei) si sarebbe attivato solo un paio di mesi dopo (da quel che ci è dato sapere). Alla luce di tali informazioni, naturalmente, Zeng Guang ha colto la palla al balzo per affermare pubblicamente che la pandemia di COVID-19 potrebbe quindi non aver avuto origine in Cina, bensì in Italia.

Argomento controverso

Lo studio milanese dimostra soltanto che il virus (come d’altro canto si sospettava) fosse in circolazione già da tempo in vari ambienti. In precedenza si era parlato anche di Spagna e America rispetto all’esistenza di casi precedenti al 2020, dichiarando come causa la visita di alcuni militari in Cina a fine 2019. Gli studi sono ancora da approfondire, le dinamiche di diffusione di un virus (e di un coronavirus in particolare) sono ovviamente un argomento piuttosto complesso. Mancano ancora molti elementi che dovranno necessariamente essere considerati.

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La fretta e la coercizione con cui la Cina tenta di togliersi di dosso lo stigma di essere stata l’epicentro della pandemia appare comprensibile. Detto ciò, quest’indicazione certamente non agevola a livello internazionale la posizione del nostro Bel Paese.

Cercando di alleggerire un po’ un tema così pesante, a noi fa piacere ricordare che l’Italia è il luogo in cui sono nati i più grandi poeti e artisti di sempre, che è stata la culla del Rinascimento e che ha regalato al mondo la memorabilità di una cucina unica nel suo genere, grazie ai sui Chef (o meglio Cuochi), oltre ad essere patria di Grandi Professionisti come quelli che hanno condotto lo studio in questione. Insomma, nascere in Italia di certo sarebbe piaciuto anche al Sars-CoV-2! Ma questa è tutta un’altra storia.

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