Dentro il monastero dove la conservazione passa dai conigli
- Un convento francescano in Spagna alleva il coniglio gigante spagnolo a rischio estinzione
- Le suore gestiscono un progetto di conservazione genetica e allevamento controllato da oltre 30 anni
- La razza è legata alla storia del Paese e veniva usata per affrontare la mancanza di cibo nel dopoguerra
- Ogni animale è seguito con microchip, controlli sanitari e registri alimentari dettagliati
- Il progetto vive tra difficoltà economiche e limiti burocratici che frenano la tutela della specie
Nel cuore della Spagna, il Convento di Sant’Antonio da Padova ospita una scena poco comune: suore francescane che si occupano di un allevamento di conigli giganti spagnoli. Non è un’attività marginale, ma una vera missione di conservazione iniziata oltre trent’anni fa, quando la comunità ricevette i primi esemplari per uso domestico.
Con il tempo, la scoperta del rischio di estinzione ha cambiato tutto. Oggi la priorità è la tutela della razza, considerata parte della memoria storica nazionale. Ogni mattina la badessa controlla lo stato degli animali, osservando comportamento e condizioni fisiche per individuare eventuali problemi di salute.
Un progetto di conservazione tra storia, genetica e controlli rigorosi
Il coniglio gigante spagnolo, frutto dell’incrocio tra razze locali e il gigante di Fiandra, può raggiungere dimensioni notevoli e in passato ha avuto un ruolo importante nell’alimentazione durante periodi di scarsità. Oggi, invece, è oggetto di un programma di recupero che coinvolge microchip identificativi e tracciamento genealogico.
Ogni esemplare è registrato con dati genetici e alimentari, mentre la gestione quotidiana richiede spazi ventilati, pulizia costante e controlli frequenti. Le suore seguono protocolli precisi: dalla verifica dei nati alla gestione delle cucciolate, fino al monitoraggio delle condizioni ambientali, particolarmente sensibili alle alte temperature.
Tra limiti burocratici, sostenibilità e una missione che continua
Nonostante l’impegno, il progetto resta vincolato: i conigli non possono essere venduti e vengono destinati solo a consumo interno o donazioni. Questo limita fortemente la possibilità di creare un sostegno economico stabile per la conservazione della razza.
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Per sostenere il convento, le suore producono anche dolci artigianali venduti al pubblico. La loro attività si inserisce in una visione più ampia ispirata alla cura della natura e al messaggio della “Laudato Sì’”, che invita alla protezione del creato. Tra permessi limitati e risorse ridotte, la missione continua con una certezza semplice: preservare una specie significa anche preservare una parte di storia.

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