Perché sentirsi dipendenti peggiora solo la tua voglia di scrollare
- Solo il 2% degli utenti Instagram mostra veri sintomi clinici di dipendenza, ma il 18% si percepisce come dipendenti
- Pensare di essere dipendenti riduce il senso di controllo, aumenta l’autocritica e i fallimenti nei tentativi di smettere
- L’uso eccessivo dell’app è nella maggior parte dei casi un’abitudine automatica, non una vera dipendenza
- Etichette mediatiche come “social media addiction” influenzano la percezione degli utenti più della realtà dei fatti
- Strategie efficaci per ridurre l’uso coinvolgono modifiche ambientali e sostituzioni di abitudini, non solo forza di volontà
Quante volte ti sei detto “sono dipendente da Instagram” mentre scorrevi il feed per l’ennesima volta? Secondo uno studio condotto da ricercatori di CalTech e USC, probabilmente stai solo confondendo un’abitudine automatica con una vera dipendenza. Solo il 2% degli utenti mostra sintomi clinici, mentre circa il 18% crede di esserlo. E qui sta il problema: pensare di essere dipendenti peggiora tutto, rendendo difficile controllare l’uso e aumentando il senso di colpa per lo scrolling compulsivo.
Quando gli utenti sono stati esposti a messaggi di allerta sulla dipendenza, riportavano meno controllo e più autocritica rispetto a chi non aveva visto l’avvertimento. Il semplice pensiero di essere dipendenti può trasformare un’abitudine gestibile in una tortura mentale, come se l’app avesse acquisito una volontà propria e ti stesse manipolando da dietro lo schermo.
Abitudine o dipendenza? La differenza che conta
La maggior parte degli eccessi su Instagram sono abitudini, non dipendenze. Controllare l’app quando ci si annoia, reagire a notifiche o aprire il feed per routine quotidiana sono comportamenti automatici, sviluppati attraverso contesti stabili e ricompense immediate. Le vere dipendenze comportano sintomi clinici come astinenza, conflitti seri con la vita quotidiana o bisogno crescente di stimolo. Su Instagram, questi fenomeni sono rari: solo 4% manifesta sintomi di astinenza e 6% segnala impatti negativi su lavoro o studio.
Il problema si amplifica con i media: gli articoli che parlano di “social media addiction” superano quelli su “social media habits” di 87 volte. Risultato? Milioni di utenti si convincono di essere dipendenti anche quando non lo sono, interiorizzando un’etichetta che li fa sentire più intrappolati.
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Strategie pratiche per cambiare le abitudini
La buona notizia è che le abitudini rispondono bene a interventi pratici. Disattivare notifiche, mettere il telefono in un cassetto, usare modalità scala di grigi o sostituire lo scrolling con un’alternativa piacevole sono strategie più efficaci della forza di volontà pura. Capire che non sei realmente dipendente permette di affrontare il comportamento con strumenti concreti invece di colpevolizzarti ogni volta che apri l’app. Insomma, se scrolli senza controllo, probabilmente non sei dipendente: sei semplicemente abitudinario. E come tutte le abitudini, puoi modificarla senza drammi, con piccoli aggiustamenti quotidiani che ti riportano a una relazione più sana con lo smartphone e il tuo feed infinito.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://studyfinds.org/thinking-instagram-addiction-makes-harder-stop/
- https://www.nature.com/articles/s41598-025-27053-2
- https://www.eurekalert.org/news-releases/1107211
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