Dipendenza da esercizio fisico: quando la palestra diventa una gabbia

Commenti Memorabili CM

Dipendenza da esercizio fisico: quando la palestra diventa una gabbia

| 12/10/2026
Fonte: Pexels

Tra tapis roulant e sensi di colpa: scopriamo quando l’allenamento smette di essere benessere e si trasforma in una vera compulsione irrefrenabile

  • La dipendenza da esercizio fisico si riconosce dalla perdita di controllo e dai danni causati alle relazioni e alla salute quando fermarsi diventa impossibile
  • La revisione scientifica pubblicata sul Journal of Behavioral Addictions evidenzia la mancanza di criteri clinici condivisi e l’uso di oltre trenta strumenti di valutazione differenti
  • Fino al 42% dei praticanti risulta a rischio nei questionari, un dato che spesso confonde la semplice motivazione elevata con una vera e propria patologia comportamentale
  • La dipendenza si divide in primaria, focalizzata sull’allenamento in sé, e secondaria, legata a disturbi alimentari, insoddisfazione corporea o gestione dell’ansia
  • Gli interventi terapeutici proposti includono la terapia cognitivo comportamentale e strategie per gestire le emozioni senza ricorrere all’esercizio compulsivo

 

Allenarsi sodo non significa automaticamente essere malati di sport, ma il confine tra sana disciplina e compulsione rigida può diventare pericolosamente sottile. La recente revisione pubblicata sul Journal of Behavioral Addictions dagli esperti Bhavya Chhabra, Zsolt Demetrovics, Mark D. Griffiths e Attila Szabo analizza oltre cinquant’anni di studi sulla dipendenza da esercizio fisico. Il problema principale non è quanto ci si allena, ma la perdita di controllo: quando saltare una sessione genera ansia e irritabilità, e la vita viene sacrificata pur di correre o sollevare pesi.

La distinzione fondamentale evidenziata dai ricercatori separa la dipendenza primaria, dove l’allenamento è il fulcro assoluto del disturbo, da quella secondaria, spesso legata a disturbi alimentari o a una ricerca esasperata della magrezza. Spesso si comincia per scaricare lo stress, finendo però per trasformare la scheda della palestra nell’unica risposta accettabile a qualsiasi disagio emotivo.

Il caos dei questionari scientifici e la vera linea rossa da non superare

Il mondo della ricerca soffre di un evidente abbaglio statistico, come dimostra quel 42% di sportivi etichettati frettolosamente come soggetti a rischio da questionari troppo rigidi. Mancano criteri clinici universali e i test attuali rischiano spesso di confondere la sano passione di un atleta motivato con un vero e proprio disturbo clinico. Le cure disponibili derivano principalmente dalle dipendenze comportamentali, puntando sulla terapia cognitivo comportamentale e sull’accettazione delle emozioni.

Leggi anche: Lo dice la scienza: l’attività fisica migliora l’umore dell’essere umano

La domanda cruciale per capire se si è oltre la soglia riguarda la libertà di scelta: riuscite a fermarvi e ad accettare il riposo? Continuare a correre sopra un infortunio o ignorare il dolore non è eroismo sportivo, ma il chiaro segnale che il corpo sta urlando aiuto. Il riposo fa parte dell’allenamento e non un premio da guadagnare soffrendo.

logo-img
La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
Chiedi la correzione di questo articoloValuta il titolo di questa notizia
Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend