L’equità perfetta? In amore non esiste

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L’equità perfetta? In amore non esiste

| 08/01/2026
Fonte: Pexels

L’amore non fa i conti: perché cercare il 50 e 50 è inutile (e lo dice anche la scienza)

  • La sensazione di equità in coppia nasce più da attenzione ed empatia che da una divisione perfetta dei compiti
  • Lo studio olandese mostra che l’equità percepita è soggettiva e varia nel tempo
  • Il mito del 50 e 50 crea frustrazione perché le relazioni non funzionano come una contabilità
  • Quando uno dei due si sente costantemente svantaggiato emergono stress emotivi e squilibri reali
  • Accettare differenze naturali, senza ignorare ingiustizie persistenti, aiuta la relazione a funzionare

 

Quando in una coppia scatta il famoso “Non è giusto!”, spesso non è il mondo a crollare ma semplicemente la pazienza di uno dei due. È il momento in cui la relazione si trasforma in un foglio di calcolo mentale: chi ha cucinato di più, chi ha deciso l’ultima uscita, chi ha proposto meno spesso di vedere un film decente. Un’operazione aritmetica che, secondo la scienza, non solo non funziona, ma non ha nemmeno molto senso.

Uno studio olandese guidato da Nico W. Van Yperen e Bram P. Buunk ha seguito oltre 700 persone per verificare se l’equità perfetta renda davvero una coppia più felice. Risultato: la percezione di giustizia aumenta la soddisfazione, ma non ha nulla a che fare con la precisione di un bilancio domestico. L’equità, qui, è fatta di elementi più sottili: attenzione, presenza emotiva e impegno reale.

Equità percepita e mito della divisione perfetta

Gli studiosi spiegano che la sensazione di equilibrio nasce da un’idea personale del rapporto, non da chi abbia fatto più o meno in termini concreti. In altre parole, una relazione non funziona come dividere una torta cento grammi ciascuno. Ci sono momenti in cui uno dà di più perché ha più energie o più motivazione, e altri in cui i ruoli si scambiano. Cercare il 50 e 50 in tutto è un modo garantito per trasformare una coppia in un piccolo tribunale domestico.

La percentuale ideale, infatti, cambia con l’umore, con il lavoro e persino con la stagione dell’anno. Nessuno dei ricercatori si aspetta una divisione identica dei compiti: sottolineano invece che ciò che conta davvero è che entrambi sentano di essere parte del gioco.

Quando l’equità smette di essere una sensazione

Naturalmente, non tutto è interpretabile. Lo stesso studio evidenzia che chi si sente sempre svantaggiato, chi cioè dà tanto e riceve poco, sviluppa inevitabilmente frustrazione e stanchezza emotiva. Le donne riportano più spesso questa sensazione, non per fragilità, ma perché investono più tempo nelle parti invisibili della relazione, come ascolto e cura quotidianità. In questi casi non si tratta più di accettare un normale squilibrio, ma di riconoscere che la relazione è entrata in una fase disfunzionale.

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Gli studi indicano che ignorare troppo a lungo questa asimmetria peggiora la qualità emotiva del rapporto. Alla fine, la scienza suggerisce che l’amore non può essere convertito in numeri. Le differenze non vanno eliminate, ma comprese. La soddisfazione nasce quando entrambi si sentono considerati, anche se i compiti non vengono divisi con la precisione di un contabile. In fondo, l’essenza dello studio è semplice: l’amore non è un pareggio, ma una collaborazione che cambia nel tempo.

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