Essere in coppia rende più soddisfatti? Anche il quartiere sembra avere un ruolo

Ilaria Rosella Pagliaro

Essere in coppia rende più soddisfatti? Anche il quartiere sembra avere un ruolo

@AI generated

Le coppie sono più felici dove ci sono altre coppie (e i single se la cavano meglio del previsto): lo studio

  • Uno studio su 382.078 adulti britannici ha confrontato la soddisfazione di vita di persone single e in coppia
  • Le persone con un partner dichiarano mediamente una soddisfazione maggiore, ma il divario cambia da zona a zona
  • Dove le relazioni sentimentali sono più diffuse, il vantaggio delle coppie aumenta fino a circa il 29%
  • La soddisfazione dei single resta relativamente stabile, anche nei territori dove quasi tutti sembrano avere qualcuno accanto
  • Religione, orientamento politico e norme sociali potrebbero contribuire alle differenze, ma lo studio non dimostra rapporti di causa ed effetto

 

Le persone in coppia dichiarano di essere mediamente più soddisfatte della propria vita rispetto ai single. Fin qui, una conclusione che farà felici gli innamorati e alzare gli occhi al cielo a chi si è appena liberato di una relazione disastrosa. Una nuova ricerca, però, aggiunge un dettaglio interessante: il vantaggio delle coppie cambia a seconda del luogo in cui vivono. E diventa più ampio dove avere un partner è la norma.

A scoprirlo sono stati i ricercatori Tita Gonzalez Avilés, Franz J. Neyer, Peter J. Rentfrow e Tobias Ebert, autori dello studio pubblicato sulla rivista scientifica Psychological Science il 24 agosto 2026. Hanno analizzato i dati di 382.078 adulti residenti in 379 distretti della Gran Bretagna, confrontando la soddisfazione personale con la diffusione delle relazioni sentimentali nelle diverse aree geografiche.

Il risultato più curioso riguarda proprio i single. Vivere in un quartiere pieno di coppie, infatti, non sembra associarsi a un peggioramento significativo della loro soddisfazione. Sono soprattutto le persone già impegnate sentimentalmente a dichiararsi più soddisfatte quando intorno hanno altre coppie.

Insomma, se il vicino organizza l’ennesima cena romantica, il single può continuare tranquillamente a cenare davanti a Netflix. Almeno secondo questi dati, la sua soddisfazione personale non dipende in modo significativo dalla percentuale di fidanzati che abitano sul pianerottolo.

Dove le coppie sono più numerose aumenta il divario di soddisfazione con i single

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno utilizzato le informazioni raccolte dal BBC Big Personality Test, un’ampia indagine online condotta tra novembre 2009 e aprile 2011. Il campione aveva un’età media di 35,7 anni ed era composto per circa il 64% da donne. Il 70,2% dei partecipanti, pari a 268.220 persone, dichiarava di avere una relazione intima. A tutti era stato chiesto di valutare la propria soddisfazione di vita attraverso cinque affermazioni, utilizzando una scala da uno a sette.

Gli studiosi hanno poi confrontato le risposte considerando diversi fattori individuali, tra cui età, genere, istruzione, reddito, occupazione, salute e personalità. Hanno tenuto conto anche delle caratteristiche dei territori, dalla densità abitativa all’orientamento politico, passando per reddito medio, natalità e religione.

Nel complesso, le persone in coppia riportavano livelli di soddisfazione superiori rispetto ai single. La differenza rimaneva anche dopo aver considerato gli altri fattori analizzati. Ma quando i ricercatori hanno cominciato a confrontare i territori, è arrivata la sorpresa. Nei distretti dove le persone in coppia erano meno numerose, il divario di soddisfazione rispetto ai single era pari a 0,49 deviazioni standard. Nelle zone con una maggiore diffusione delle relazioni sentimentali saliva invece a 0,63 deviazioni standard, con un aumento di circa il 29%.

Si tratta di una misura statistica della distanza tra i due gruppi, non di una percentuale di felicità. Perciò sarebbe scorretto dire che le coppie sono felici il 29% in più. Le differenze territoriali erano considerevoli. Nel borough londinese di Brent, per esempio, il 54,8% dei partecipanti dichiarava di avere un partner. A Bolsover, nel Derbyshire, la percentuale raggiungeva l’80,2%.

Eppure, nelle zone con molte coppie, la soddisfazione dei single rimaneva relativamente stabile. Era quella delle persone impegnate sentimentalmente a risultare maggiore. Gli studiosi hanno verificato l’associazione anche su scala più piccola, analizzando 52.836 persone distribuite in 218 distretti postali di Londra. Questa seconda analisi, esplorativa e non prevista inizialmente, ha mostrato una differenza ancora più marcata: il divario tra coppie e single passava da 0,41 a 0,62 deviazioni standard, con un incremento di circa il 51%.

Anche in questo caso, a crescere era soprattutto la soddisfazione delle persone con un partner. I materiali e gli script utilizzati dai ricercatori sono disponibili nell’archivio scientifico Open Science Framework, mentre il progetto di ricerca era stato preregistrato prima dell’accesso ai dati per le analisi.

Religione, politica e aspettative sociali potrebbero influenzare la soddisfazione

Una delle interpretazioni proposte dai ricercatori riguarda il cosiddetto person-culture match, un concetto psicologico secondo cui le persone possono sentirsi maggiormente soddisfatte quando il proprio stile di vita coincide con le abitudini e le aspettative della comunità. In un territorio dove la maggioranza degli adulti vive in coppia, chi ha un partner potrebbe trovare più facilmente amicizie con abitudini simili, occasioni di socialità condivise e una maggiore approvazione delle proprie scelte sentimentali.

In sostanza, chi vive in coppia potrebbe sentirsi più a proprio agio dove la vita sociale è già organizzata intorno alle coppie. Una cena per quattro, una vacanza tra amici fidanzati, un fine settimana condiviso: tutte attività perfettamente normali, fino a quando qualcuno propone di dividere il conto in quattro nonostante uno abbia ordinato soltanto un’insalata.

Questa spiegazione, però, rimane un’ipotesi. Lo studio non ha misurato direttamente quali esperienze rendano più soddisfatte le coppie nei territori in cui sono maggiormente diffuse. I ricercatori hanno cercato anche di capire se vivere circondati da persone sentimentalmente impegnate portasse ad attribuire maggiore importanza all’avere un partner.

Il risultato è stato diverso da quello atteso. Nelle zone con molte coppie, le persone single tendevano addirittura ad attribuire un’importanza leggermente inferiore all’obiettivo di iniziare una relazione. Gli autori ipotizzano che alcuni single possano orientarsi maggiormente verso altri progetti personali. Un lavoro interessante, un’amicizia solida, una casa tutta propria o, più semplicemente, il piacere di organizzare il sabato senza dover consultare un’altra agenda. Anche questa interpretazione, comunque, richiederà ulteriori verifiche.

Ci sono poi differenze legate alle caratteristiche sociali dei territori. Le analisi aggiuntive hanno mostrato che il divario di soddisfazione tra coppie e single tendeva a essere maggiore nelle zone economicamente meno prospere, più conservatrici e con una maggiore presenza religiosa. Nei territori più conservatori e religiosi, il divario più ampio sembrava dipendere soprattutto da livelli inferiori di soddisfazione dichiarati dai single.

Una possibile spiegazione riguarda le aspettative sociali: dove matrimonio e famiglia occupano una posizione particolarmente importante, vivere senza un partner potrebbe essere percepito come una condizione meno desiderabile. Del resto, basta pensare a quanto sia radicata anche in Italia l’abitudine di chiedere a una persona adulta quando abbia intenzione di sistemarsi, come se una casa, un lavoro e un’esistenza perfettamente autonoma costituissero ancora una pratica burocratica lasciata a metà.

Ma attenzione: i ricercatori non hanno misurato direttamente i pregiudizi nei confronti dei single, quindi non possono stabilire che siano questi a spiegare le differenze osservate. Gli autori hanno inoltre ipotizzato che possano avere un ruolo anche fattori economici e istituzionali, come il sistema fiscale, il mercato immobiliare e le eventuali agevolazioni associate alla convivenza. Sono meccanismi plausibili, ma non verificati direttamente nella ricerca.

Per comprenderli serviranno altri studi, possibilmente condotti in Paesi diversi. C’è infatti un limite importante: i dati utilizzati risalgono al periodo 2009-2011 e provengono da partecipanti volontari a un questionario online. Inoltre, la ricerca è di tipo osservazionale e trasversale: fotografa associazioni esistenti in un determinato periodo, senza permettere di stabilire quale fenomeno provochi l’altro.

Potrebbero essere le comunità con molte coppie a favorire una maggiore soddisfazione delle persone impegnate sentimentalmente. Oppure potrebbero essere proprio le coppie già soddisfatte a scegliere più spesso quei territori. Gli autori hanno ripetuto le analisi considerando soltanto le persone che vivevano ancora nella regione in cui erano cresciute, trovando un’associazione simile. Per distinguere meglio le due possibilità servirebbe però seguire le stesse persone nel tempo, osservando cosa succede quando cambiano casa o situazione sentimentale.

Per questo motivo sarebbe prematuro estendere automaticamente i risultati a tutta la popolazione italiana o sostenere che fidanzarsi renda necessariamente più felici. La ricerca mostra qualcosa di più circoscritto e interessante: il vantaggio di soddisfazione associato alla vita di coppia varia anche con il contesto sociale, mentre la soddisfazione dei single sembra risentire molto meno della semplice presenza di altre coppie. Così, mentre gli innamorati possono continuare a cercare la felicità insieme, i single hanno almeno una buona notizia: vivere circondati da fidanzati non significa necessariamente desiderare di diventare uno di loro. Nemmeno quando si avvicina San Valentino.

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