Perché diciamo “fa un freddo cane” e cosa c’entrano davvero i cani con il gelo
- L’espressione “fa un freddo cane” è molto comune in italiano e descrive un freddo intenso
- La sua origine risale ai tempi in cui i cani venivano lasciati fuori casa anche durante le notti gelide
- I cani, considerati animali utili ma poco adatti alla vita domestica, spesso venivano incatenati all’aperto
- Da questa abitudine nasce l’idea di un freddo talmente rigido da ricordare quello che i cani erano costretti a sopportare
- Un esperimento del veterinario Ernie Ward mostra quanto sia pericoloso il freddo per i cani, sfatando l’idea che resistano senza problemi
L’inverno è arrivato, anche se come sempre ha preferito prendersela comoda. Ma ora che le temperature sono crollate, un’espressione risuona ovunque: “fa un freddo cane”. La diciamo senza pensarci, quasi automatica come la voglia di una cioccolata calda appena si scende sotto i 10 gradi. Ma sappiamo davvero perché il freddo viene associato proprio ai cani?
La risposta non è esattamente allegra, ma è figlia dei tempi. Oggi i cani vivono in casa, dormono su cuscini più comodi dei nostri e hanno cappottini che noi umani non avremmo il coraggio di indossare. Ma per secoli non è stato così. Il cane era sì il migliore amico dell’uomo, ma più nel senso di collega tuttofare: guardiano, compagno di lavoro, disinfestatore naturale e, purtroppo, residente fisso dell’area esterna. Spesso veniva tenuto incatenato fuori dalla porta, con il compito di vegliare sulla casa e soprattutto di non portare pulci e zecche dentro. Da qui nasce l’espressione “freddo cane”: quel tipo di gelo che immagini addosso a un animale lasciato a sopportarlo per ore e ore. Non proprio poetico, ma efficace.
Il vero freddo non risparmia nessuno
Per chi pensa che “vabbè, sono cani, avranno la pelliccia”: ecco un esperimento che fa riflettere. Il veterinario americano Ernie Ward, con grande spirito di sacrificio e forse anche con un po’ di incoscienza, ha deciso di passare una notte invernale dentro una cuccia per cani. Si è attrezzato con tute termiche, cappello, guanti e tutto ciò che potesse imitare un vello canino degno di nota. Al suo fianco, solo una sveglia e un termometro, probabilmente più sereni di lui.
La temperatura iniziale era di -4°C, che già basta a farti rivalutare ogni uscita serale. Nel giro di poco è scesa a -7°C. Ward ha iniziato a perdere sensibilità a mani e piedi, poi alle gambe e alle braccia. La sua temperatura corporea è scesa dai normali 37°C a 33°C, un segnale tutt’altro che trascurabile.
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Un’espressione antica, un messaggio molto attuale
Il suo esperimento dimostra una cosa semplice: se per noi fa troppo freddo, lo è anche per i cani. Alcune razze resistono meglio, certo, ma la maggior parte dei cani domestici non è fatta per affrontare temperature così rigide. E così un’espressione nata secoli fa torna ad avere un messaggio tutt’altro che superato. Perché sì, fa un freddo cane. Ma non deve farlo ai cani.

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