Far ridere, sorridere o cercare il contatto fisico? Come cambia il flirt tra uomini e donne

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Far ridere, sorridere o cercare il contatto fisico? Come cambia il flirt tra uomini e donne

| 02/10/2026
@AI generated

Flirt efficace secondo 992 giovani

  • Lo studio ha coinvolto 415 giovani in Norvegia e 577 negli Stati Uniti, tutti eterosessuali e con meno di 30 anni
  • Per una relazione breve, le tattiche femminili giudicate più efficaci erano soprattutto fisiche e sessuali
  • Per gli uomini, invece, nelle storie brevi pesavano anche umorismo, sorriso, complimenti e interesse nella conversazione
  • Quando l’obiettivo diventava una relazione lunga, nove delle dieci tattiche migliori coincidevano per uomini e donne
  • I ricercatori hanno misurato l’efficacia percepita del flirt attraverso questionari, quindi nessuna tattica garantisce davvero una conquista

 

Se l’obiettivo è una storia di una notte, secondo 992 giovani americani e norvegesi uomini e donne non dovrebbero flirtare esattamente nello stesso modo. Se invece si cerca una relazione lunga, buona parte di queste differenze si sgonfia e riemergono grandi classici dell’umanità: far ridere qualcuno, ascoltarlo, passare del tempo insieme e parlare davvero. Rivoluzionario quasi quanto scoprire che “ciao bella, tuo padre è un ladro?” forse non era il vertice della seduzione contemporanea.

È quanto emerge da uno studio pubblicato nel 2022 su Evolutionary Psychology da Leif Edward Ottesen Kennair e colleghi della Norwegian University of Science and Technology, della Bucknell University e della State University of New York at Oswego. La ricerca era stata preregistrata sull’Open Science Framework, cioè ipotesi e impostazione generale erano state depositate prima delle analisi.

Il campione comprendeva 415 partecipanti norvegesi e 577 statunitensi. Tutti erano eterosessuali, avevano meno di 30 anni e provenivano soprattutto da ambienti universitari: in Norvegia l’età media era di 22,8 anni, negli Stati Uniti di 19,76.

A ogni partecipante veniva assegnato casualmente uno di quattro scenari: una donna che flirta con un uomo cercando sesso occasionale, una donna che cerca una relazione lunga, oppure le due situazioni corrispondenti con un uomo nel ruolo di chi corteggia. Poi bisognava valutare 40 diverse tattiche di flirt su una scala da 1 a 7.

Dentro c’era praticamente l’intero repertorio umano: sorridere, fare complimenti, ballare, avvicinarsi, toccare un braccio, baciare, vestirsi in modo sexy, far ridere, mostrare interesse, cenare insieme, parlare di argomenti profondi e dire “ti amo”. C’era persino “fare sesso”, che gli autori hanno poi escluso dalle scale dedicate al flirt perché, comprensibilmente, a quel punto il corteggiamento può considerarsi già in fase piuttosto avanzata.

Nel flirt per una storia breve il contatto fisico pesa di più per lei, mentre lui guadagna punti con umorismo, sorriso e conversazione

Quando lo scenario prevedeva una relazione occasionale, la classifica femminile diventava decisamente fisica. Dopo il già citato “fare sesso”, che aveva il punteggio più alto ma qualche problema concettuale come tecnica di approccio, comparivano baciare sulla bocca, strofinarsi contro l’altra persona, cercare il contatto corporeo, avvicinarsi, vestirsi in modo sexy e ballare insieme.

Per gli uomini interessati a una storia breve, invece, al primo posto finiva far ridere la donna. Al secondo sorridere. Solo dopo arrivavano sesso, bacio e contatto fisico. Nella top ten comparivano anche mostrare interesse durante la conversazione e fare complimenti.

Insomma, almeno nella testa dei partecipanti, lui prima deve riuscire a essere simpatico, interessato e possibilmente capace di sostenere una conversazione. Lei può permettersi di arrivare con un linguaggio corporeo molto più esplicito. Chiunque abbia trascorso almeno venti minuti su una dating app potrebbe non cadere dalla sedia.

Le analisi complessive andavano nella stessa direzione: mostrare il corpo e vestirsi in modo seducente venivano giudicati più efficaci quando a farlo era una donna e soprattutto nello scenario a breve termine. Anche il contatto fisico sessualizzato otteneva valutazioni più alte per le donne.

Questi risultati si inseriscono in una linea di ricerca già esplorata da T. Joel Wade e Jennifer Slemp. Nel loro studio pubblicato nel 2015 su Interpersona, quattro esperimenti per complessivi 432 partecipanti avevano trovato una differenza simile: i segnali femminili associati alla disponibilità sessuale erano percepiti come particolarmente efficaci dagli uomini, mentre le donne tendevano a valutare meglio negli uomini comportamenti collegati a interesse, tempo condiviso, impegno ed esclusività.

Attenzione, però, alla parola “efficaci”. Nessuno dei due studi ha mandato squadre di ricercatori nei pub con cronometro e blocchetto per contare quanti numeri di telefono venissero conquistati. Si parla di efficacia percepita: ai partecipanti veniva chiesto cosa ritenessero funzionasse meglio in uno scenario ipotetico. Il passaggio da “secondo me funziona” a “funziona davvero” rimane tutto da dimostrare.

Per una relazione lunga uomini e donne finiscono quasi sulla stessa lista: nove tattiche su dieci coincidono

Appena la storia immaginata smette di essere occasionale, la presunta distanza tra Marte e Venere subisce un crollo verticale.

Tra le dieci tattiche considerate più efficaci per una donna che cerca una relazione lunga e quelle attribuite a un uomo con lo stesso obiettivo, nove erano identiche. Cambiava un po’ l’ordine, non la sostanza.

Per entrambi, al primo posto compariva far ridere l’altra persona. Seguivano trascorrere tempo insieme, mostrare interesse durante le conversazioni, parlare di argomenti profondi, sorridere, baciarsi, ridere alle battute dell’altro e cenare insieme.

Nella classifica femminile compariva anche “dire ti amo”; in quella maschile pure, insieme ai complimenti. Una relazione lunga, insomma, nei questionari perde rapidamente l’aura da manuale di seduzione e assume una forma molto meno esotica: parlare, ascoltare, mangiare qualcosa insieme e riuscire possibilmente a non annoiarsi a morte.

L’umorismo attraversava quasi tutto lo studio. Produrre umorismo veniva valutato come più efficace per gli uomini, soprattutto nelle relazioni lunghe, mentre ridere o ridacchiare alle battute dell’altro risultava una buona tattica per entrambi i sessi.

Anche generosità e segnali di impegno venivano giudicati particolarmente efficaci quando provenivano da un uomo in uno scenario di relazione stabile. Gli autori leggono questi risultati attraverso la Sexual Strategies Theory, una cornice evoluzionistica secondo cui uomini e donne avrebbero affrontato pressioni differenti nella scelta del partner.

È una spiegazione teorica, non una legge naturale incisa su una tavola di pietra. E il campione impone parecchia prudenza: giovani eterosessuali sotto i 30 anni, provenienti soltanto da Norvegia e Stati Uniti e reclutati in buona parte in contesti universitari. La ricerca non ci dice quindi come flirtino persone più adulte, persone LGBTQ+ o popolazioni appartenenti a contesti culturali molto diversi.

Qualche differenza tra i due Paesi è emersa. I partecipanti statunitensi consideravano più efficaci rispetto ai norvegesi l’esibizione del corpo, il primo contatto fisico e la generosità. Variabili individuali come estroversione, religiosità e percezione della propria attrattività spiegavano invece molto meno delle differenze legate allo scenario e al sesso della persona che flirtava.

Il dato più curioso rimane forse quello meno spettacolare. Quando l’obiettivo era una relazione lunga, uomini e donne finivano per indicare quasi le stesse cose. Far ridere, ascoltare, dedicare tempo, conversare, sorridere.

Secoli di poesie, serenate, strategie, corsi di seduzione e messaggi lasciati visualizzati per esattamente tre ore. Poi arrivano 992 ragazzi con un questionario e scopriamo che, per una storia seria, può ancora essere utile parlare con la persona che abbiamo davanti. Chi l’avrebbe mai detto.

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