La scienza spiega come l’ossessione per Stories e follower trasformi un bel panorama in un’ansiosa esibizione digitale
- Uno studio pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology dimostra che fotografare per ricordo aumenta l’attenzione e il coinvolgimento
- La ricerca del Journal of Consumer Research evidenzia che scattare con l’intento di condividere sui social riduce il godimento dell’esperienza
- Il desiderio di approvazione digitale trasforma la vacanza in una performance, generando preoccupazioni per l’inquadratura perfetta
- Gli studiosi Julia Soares e Benjamin Storm hanno analizzato il photo-taking impairment effect, notando una minore memoria per gli oggetti fotografati
- Una semplice domanda sul valore personale dello scatto aiuta a capire se stiamo creando un ricordo reale o inscenando un contenuto
Immortalare un paesaggio mozzafiato durante le ferie non equivale a perdersi l’attimo presente, ma può persino amplificarne la fruizione. Secondo le ricerche firmate da Kristin Diehl, Gal Zauberman e Alixandra Barasch sul Journal of Personality and Social Psychology, l’atto di estrarre lo smartphone per inquadrare un dettaglio costringe la mente a prestare maggiore attenzione a ciò che ci circonda. La ricerca dell’angolazione ideale stimola un’osservazione più profonda della realtà. Il vero problema emerge quando l’obiettivo non è conservare una memoria personale, ma soddisfare il pubblico dei social network.
Nel momento in cui subentra il desiderio di pubblicazione, le cose cambiano radicalmente in peggio. In un’ulteriore indagine apparsa sul Journal of Consumer Research, gli stessi studiosi Barasch, Zauberman e Diehl hanno dimostrato che fotografare per mostrare ad altri abbassa notevolmente il piacere provato. Entrano infatti in gioco le ansie da self-presentation, trasformando la vacanza in una costante performance. Ci si ritrova a riflettere su quale filtro funzioni meglio per una Storia di Instagram invece di assaporare il panorama, finendo per mettere in scena l’esperienza anziché viverla.
L’effetto sui ricordi e il test della foto segreta
L’impatto della fotocamera sulla capacità di memorizzazione riserva ulteriori sorprese analizzate dalla comunità scientifica. Gli esperti Julia Soares e Benjamin Storm hanno approfondito il cosiddetto photo-taking impairment effect, rilevando che in determinate condizioni sperimentali le persone tendono a ricordare meno bene i dettagli degli oggetti fotografati rispetto a quelli semplicemente osservati con i propri occhi. Tuttavia, questo fenomeno non significa che l’uso dello smartphone azzera automaticamente la memoria, poiché l’esito finale dipende unicamente da dove indirizziamo l’attenzione.
Leggi anche: Fitspiration: guardare sui social le foto di chi fa sport fa male alla salute
Per comprendere se la nostra relazione con la fotocamera sia sana o viziata dal giudizio altrui, esiste un piccolo test logico da porsi prima di scattare. L’esercizio consiste nel chiedersi se scatteremmo quella specifica fotografia anche con la certezza matematica che nessuno la vedrà. Rispondere in modo affermativo significa che stiamo davvero cercando di custodire un ricordo personale. Se la risposta è negativa, stiamo unicamente recitando la parte del turista felice ad uso e consumo dei follower.

La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
- https://www.focus.it/comportamento/psicologia/foto-in-vacanza-davvero-condividerle-sui-social-puo-farci-godere-meno-il-momento
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27267324/
- https://academic.oup.com/jcr/article-abstract/44/6/1220/4627834?redirectedFrom=fulltext&login=true
- https://psycnet.apa.org/record/2018-15854-020
developed by Digitrend