I fiori recisi sono un perfetto antistress: ecco perché fanno così bene all’umore

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I fiori recisi sono un perfetto antistress: ecco perché fanno così bene all’umore

| 19/03/2026
Fonte: Pexels

Un mazzo di rose può migliorare la giornata e il mercato lo conferma

  • Comprare fiori recisi migliora l’umore e riduce lo stress secondo uno studio su oltre 8.500 acquirenti statunitensi
  • In Europa il mercato è in forte crescita e potrebbe raggiungere 20,9 miliardi di dollari entro il 2030
  • Aumentano le vendite online e l’interesse per la floricoltura sostenibile
  • Nei fiori non esistono limiti europei specifici per i residui chimici come negli alimenti
  • Sono stati trovati pesticidi, anche vietati nell’UE, in bouquet venduti per la festa della mamma

 

C’è chi li compra per San Valentino, chi per una ricorrenza e chi, più semplicemente, per rendere il soggiorno meno grigio. I fiori recisi non sono più solo un gesto romantico o celebrativo: sono diventati un piccolo rituale quotidiano. E non è solo una sensazione. Uno studio condotto su oltre 8.500 acquirenti statunitensi ha rilevato che acquistare fiori migliora l’umore, riduce lo stress e aumenta il benessere percepito.

L’indagine ha individuato ben 13 profili di consumatori, da chi acquista rose per occasioni speciali a chi riempie casa di margherite ogni settimana. Il risultato è trasversale: chi aveva comprato fiori nell’ultimo anno dichiarava di sentirsi meglio, sia a casa sia sul lavoro. E più recente era l’acquisto, più evidente risultava la correlazione tra spesa floreale e buonumore.

Un settore in crescita tra e-commerce e sostenibilità

Il mercato europeo dei fiori recisi non è solo una questione emotiva, ma anche economica. Secondo le stime di Stellar Market Research, il comparto passerà dai 14,8 miliardi di dollari del 2023 a 20,9 miliardi entro il 2030, con una crescita annua del 4,4%.

A trainare sono anche le vendite online, in aumento del 25% all’anno, e una maggiore attenzione verso la floricoltura sostenibile. Le rose restano le preferite dagli europei, seguite da crisantemi, garofani e gigli. Il bouquet, insomma, si compra sempre più spesso con un clic.

Il lato meno profumato: pesticidi e vuoto normativo

Dietro il profumo dei petali c’è però un aspetto meno noto. In Europa non esistono limiti massimi di residui chimici specifici per i fiori recisi, perché non sono destinati al consumo alimentare. Questo significa che, a differenza di frutta e verdura, non c’è una soglia ufficiale per i pesticidi presenti sui bouquet.

Un’indagine su sei mazzi acquistati tra fioristi e supermercati in occasione della festa della mamma ha individuato 23 pesticidi diversi, otto dei quali vietati nell’Unione Europea. I residui possono essere assorbiti attraverso la pelle o inalati, con rischi maggiori per chi lavora quotidianamente a contatto con i fiori – coltivatori, addetti alla logistica e fioristi.

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Importazioni e nuove regole UE

Gran parte dei fiori venduti in Europa arriva da Paesi come Kenya, Colombia ed Ecuador, dove le normative sull’uso dei pesticidi non coincidono con quelle europee. Per questo l’UE ha introdotto nuove regole entrate in vigore il 26 aprile 2025, che prevedono il principio di tolleranza zero per pesticidi vietati e parassiti, anche per le rose importate dal Kenya. Un passo regolatorio che prova a rendere il settore più sicuro, senza togliere ai fiori il loro effetto antistress.

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