Perché le app contro gli autovelox non sono la bacchetta magica sulla strada
- Uno studio olandese rivela che chi usa app come Waze o Google Maps prende più multe
- In Italia le app non possono segnalare con precisione i radar mobili
- È consentita solo la segnalazione dei radar fissi già presenti nelle banche dati ufficiali
- Fidarsi troppo delle app riduce l’attenzione e aumenta il rischio di infrazioni
- Il consiglio resta semplice: guidare con prudenza e rispettare i limiti
Chi guida convinto che Waze o Google Maps siano lo scudo definitivo contro le multe potrebbe ricevere una brutta sorpresa. Secondo uno studio europeo, chi usa con costanza queste app finisce per collezionare più contravvenzioni di chi non le utilizza. Il motivo? La troppa fiducia riposta nei segnali vocali e nelle notifiche.
In Italia la questione è ancora più spinosa: la legge vieta la segnalazione precisa degli autovelox mobili. Dal 2012, infatti, le app devono limitarsi ad avvisare della presenza di “zone di pericolo” senza indicare il punto esatto del controllo.
La legge italiana e limiti delle app autovelox
Questo sistema è stato pensato per contrastare il comportamento tipico dell’automobilista medio: rallentare davanti al radar per poi tornare a correre come se nulla fosse. Con le nuove regole, l’obiettivo è favorire una guida più regolare e sicura lungo tutto il tragitto.
Le app, dunque, si sono adeguate: i radar fissi si possono segnalare solo se già presenti nelle banche dati ufficiali e con relativa segnaletica. I controlli mobili invece restano avvolti nel mistero, come improvvisate sorprese pronte a immortalare chi ha il piede un po’ troppo pesante.
Lo studio europeo: più fiducia, più contravvenzioni
La ricerca condotta nei Paesi Bassi è stata chiara: oltre il 40% degli uomini che usano queste applicazioni ha ricevuto multe, mentre tra i non utilizzatori la percentuale scende sotto il 20%. Il dato, pur riferito a un altro contesto, mostra un paradosso valido anche per l’Italia.
Chi si affida totalmente alla tecnologia tende ad abbassare la guardia, convinto che il navigatore lo avviserà sempre in tempo. Peccato che basti un controllo non segnalato o una svista per far scattare la sanzione, con annesso malumore.
Distrazioni e falsi allarmi alla guida
Oltre al rischio di fidarsi troppo, c’è anche l’effetto collaterale delle notifiche continue. Le app non smettono di lanciare avvisi sonori come “attenzione, autovelox in zona”, che per molti automobilisti diventano una fonte di stress. Alcuni finiscono addirittura per disattivare la guida vocale, rinunciando alla funzione stessa che dovrebbe proteggerli.
Non va dimenticato che i nuovi dispositivi non si limitano a controllare la velocità. Oggi registrano anche il mancato uso delle cinture, l’uso del cellulare al volante o il sorpasso azzardato. In pratica, non basta rallentare: serve guidare in maniera corretta e costante.
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Autovelox e buon senso: la vera soluzione
È chiaro quindi che le app come Waze e Google Maps possono essere utili strumenti di supporto, ma non sostituiscono l’attenzione e la responsabilità di chi guida. Usarle in modo intelligente sì, aspettarsi che ci salvino da ogni multa no. La strategia migliore rimane quella più semplice e tradizionale: rispettare i limiti, mantenere la concentrazione e ricordarsi che, alla fine, nessuna notifica sostituirà mai il buon senso. In altre parole, la vera “app” contro le multe è ancora l’attenzione al volante.

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- https://pure.tudelft.nl/ws/portalfiles/portal/227291528/1-s2.0-S0925753524002972-main.pdf
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