I 10 errori grammaticali che gli italiani commettono più spesso

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I 10 errori grammaticali che gli italiani commettono più spesso

| 14/05/2024
Fonte: Pixabay

La grammatica italiana sembra sconosciuta a molti

  • La grammatica italiana non è semplice da imparare
  • Molti madrelingua, infatti, commettono spesso errori
  • Ci sono molte persone adulte che confondono spesso l’uso del congiuntivo
  • Altre, invece, non hanno ben chiaro l’uso dell’apostrofo
  • Ecco quali sono i 10 errori grammaticali che gli italiani commettono più spesso

 

La maggior parte degli italiani, quando si tratta di alcune regole di grammatica, sembra essere decisamente molto ignorante. Sembra impossibile, visto che stiamo parlando di italiani, ma la realtà è questa: ci sono alcune cose che per molti sono difficili da imparare. È quanto è emerso da uno studio portato avanti da Libreriamo in occasione della diciottesima settimana della lingua italiana nel mondo. A quanto pare, sette italiani su dieci (71%) avrebbero una conoscenza insufficiente della nostra lingua, tanto da commettere errori davvero molto banali.

Apostrofi e congiuntivi 

Si parla di apostrofi, congiuntivi e punteggiatura. Secondo lo studio, il 45% degli italiani non conosce le regole legate all’apostrofo, il 34% non sa usare congiuntivo e condizionale e il 31% non conosce il corretto uso della punteggiatura. Lo studio si è basato sull’osservazione di 8 mila italiani con un’età compresa tra i 18 e i 65 anni ed è stato realizzato con la metodologia Web Opinion Analysis (WOA). Questa ricerca ha permesso di scoprire quelli che sono considerati gli errori grammaticali più comuni tra gli italiani.

Parte della popolazione italiana, per esempio, non sa se è corretto scrivere d’accordo oppure daccordo. È importante sapere che il modo giusto per scrivere questa parola è con l’apostrofo, ovvero d’accordo. Un modo per dire “di accordo”.

Una delle domande più frequenti per gli italiani è: si scrive qual è oppure qual’è? Il 76% della popolazione sbaglia, per questo è estremamente importante far sapere a tutti che in questo caso, a differenza del precedente, l’apostrofo bisogna completamente dimenticarlo perché non ci va.

Come avrete sicuramente capito, l’apostrofo è uno dei problemi grammaticali più frequenti. Il 68% degli italiani non ha la più pallida idea di come usarlo e questo gli dà a tutti gli effetti il titolo di amico più antipatico della lingua italiana. L’apostrofo si usa con tutte le parole femminili e si tratta di elisione nel caso delle parole maschili come, appunto, apostrofo (che diventa l’apostrofo).

L’apostrofo viene usato anche come troncamento di una parola. Prendiamo, per esempio, il termine un po’. In questo caso l’apostrofo serve per spezzare la parola “poco”, ma bisogna sempre ricordarsi di usarlo e di non scegliere l’accento, come spesso accade. Imparare ad usare l’apostrofo è importante ed è un grande passo avanti per saper usare bene la grammatica italiana.

Il 69% degli italiani non ha idea di come si usa il congiuntivo. Sembra essere una sorta di mistero, quasi del tutto incomprensibile a molti. In realtà è più facile di quanto possa sembrare ed è importante imparare ad usarlo ogni volta che occorre.

Al giorno d’oggi si sentono sempre più strafalcioni, spesso anche in televisione. Il congiuntivo viene spesso sottovalutato, ma in realtà è molto importante per la grammatica italiana. Non si dice “l’importante è che tu hai superato la prova” ma “l’importante è che tu abbia superato la prova”.

Pronomi

Il 65% degli italiani non sa come usare i pronomi e questo è un altro errore particolarmente diffuso che coinvolge la grammatica italiana. Quando ci si riferisce ad una persona femminile il pronome corretto da usare è “le”, mentre quanto ci si riferisce ad una persona maschile il pronome giusto è “gli”. Bisogna prestare molto attenzione a quale si sceglie di usare durante le conversazioni.

Se raccontiamo a qualcuno di aver fatto notare ad una donna di essere particolarmente bella bisogna dire “le ho fatto notare”, mentre se il discorso riguarda la bellezza di un uomo bisogna impostare il discorso dicendo “gli ho fatto notare”. Il 58% delle persone italiane confonde l’uso della “c” con l’uso della “q”. Si tratta di uno di quegli errori che solitamente ci si porta dietro fin dalla scuola elementare, ma che è il momento di abbandonare.

Parole difficili

Tra le parole per cui la gente si confonde più spesso troviamo:

  • evacuare, che non si scrive evaquare;

  • scuotere, che non si scrive squotere;

  • proficuo, che non si scrive profiquo;

  • promiscuo, che non si scrive promisquo;

  • riscuotere, che non si scrive risquotere;

  • innocuo, che non si scrive innoquo.

È molto importante, inoltre, ricordarsi sempre che alcune parole, prima fra tutti “acqua”, va scritta sia con la c che con la q.

Un altro errore che le persone fanno troppo spesso, e che andrebbe sicuramente segnato con la penna rossa, riguarda la differenza tra ne e nè. L’accento sulla e di né si usa solo quando questo termine deve essere utilizzato come una negazione. Se la negazione non è presente deve essere usato senza accento, ovvero “ne”. Il 47% degli italiani sbagliano modo di scriverlo, ma in fondo non è poi così complicato.

Punteggiatura

Anche la punteggiatura per molti italiani è un vero e proprio mistero. Punti, virgole, punto e virgola, due punti, punto esclamativo e punto interrogativo non devono mai essere usati a caso. Ogni segno di punteggiatura va usato con criterio, perché ha una regola che fa parte della grammatica italiana. La virgola deve dare una cadenza precisa ai periodi più lunghi, il punto per chiudere un discorso e i due punti per introdurre un discorso diretto o per presentare un elenco o una spiegazione.

Quel po’ di concentrazione sul “po’”

Fate attenzione a non confondere “un po”, “un pò” e “un po’” perché due di questi termini sono scritti in modo sbagliato. Scrivere pò con l’accento, purtroppo, è sempre più diffuso. Come abbiamo spiegato prima, la forma corretta è “un po’” con l’apostrofo che sta ad indicare il troncamento della parola “poco”. Purtroppo questo errore si vede sempre più di frequente anche all’interno di articoli di giornale e di comunicati stampa.

Leggi anche: Significato di “Una tantum”: la spiegazione dell’Accademia della Crusca

E cosa ci dite di “e” o “ed” e di “a” o “ad”? Sicuramente a tutti voi è venuto il dubbio almeno una volta nella vita. La d deve essere aggiunta solo quando la parola che segue inizia con una vocale e in nessun altro caso. Siamo sicuri che dopo questo articolo così approfondito diventerete dei veri e propri esperti di grammatica italiana.

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