I gatti associano i nomi ai volti degli altri gatti di casa (e forse fanno lo stesso con noi)

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I gatti associano i nomi ai volti degli altri gatti di casa (e forse fanno lo stesso con noi)

| 08/10/2026
@AI generated

I gatti sanno come si chiamano gli altri mici di casa: lo suggerisce un esperimento giapponese

  • I ricercatori hanno verificato se i gatti collegassero il nome di un animale convivente alla sua fotografia
  • Nel primo esperimento sono stati coinvolti 48 gatti: 19 vivevano in famiglia e 29 in cinque cat café
  • I gatti di casa fissavano più a lungo lo schermo quando nome e fotografia del compagno non corrispondevano
  • Lo stesso effetto non è comparso nei gatti dei cat café, esposti ogni giorno a molti animali, nomi e persone diverse
  • Un secondo esperimento suggerisce che alcuni gatti possano associare anche i nomi dei familiari umani ai loro volti

 

Il gatto che passa davanti all’altro micio di casa fingendo di non conoscerlo potrebbe aver già compilato da tempo l’anagrafe completa della famiglia. E no, nessuno gli ha fatto studiare le foto con i nomi scritti sotto.

Uno studio pubblicato su Scientific Reports da un gruppo di ricercatori giapponesi guidato da Saho Takagi ha trovato prove del fatto che i gatti domestici possono associare il nome di un altro gatto convivente al suo volto, semplicemente ascoltando gli esseri umani parlare durante la vita quotidiana.

È un risultato più interessante del semplice riconoscimento del proprio nome. Quello era già stato osservato nel 2019: un precedente studio coordinato da Atsuko Saito aveva mostrato che i gatti di casa riescono a distinguere il proprio nome da altre parole e, in determinate condizioni, dai nomi degli altri mici conviventi.

Qui, però, la faccenda si complica. I ricercatori volevano capire se a quel suono corrispondesse anche un individuo preciso. Insomma: quando diciamo “Micio”, il gatto accanto sa che stiamo parlando proprio di quel peloso lì?

Per scoprirlo hanno detto il nome di un gatto e mostrato la faccia di un altro: qualcuno ha evidentemente notato l’errore

Nel primo esperimento sono stati coinvolti 48 gatti, 29 provenienti da cinque cat café e 19 abituati a vivere in normali abitazioni con almeno altri due gatti.

Il test era piuttosto semplice, almeno per gli esseri umani. Al gatto veniva fatta ascoltare attraverso un computer la registrazione del proprietario che pronunciava il nome di uno dei suoi compagni. Subito dopo sullo schermo compariva una fotografia.

In alcuni casi tutto tornava: nome di Tizio, faccia di Tizio. In altri arrivava il piccolo affronto alla logica felina: nome di Tizio, faccia di Caio.

I ricercatori hanno misurato per quanto tempo il gatto guardava o annusava lo schermo. Il principio utilizzato è quello della violazione dell’aspettativa: quando appare qualcosa di diverso da ciò che l’animale sembra aspettarsi, tende a osservarlo più a lungo. Un po’ la versione scientifica del nostro “aspetta, qualcosa qui non torna”.

Ed è proprio quello che è successo con i gatti di casa. Nei dati utilizzabili per l’analisi, relativi a 14 gatti domestici e 16 dei cat café, gli animali che vivevano in famiglia guardavano più a lungo la fotografia quando il volto non corrispondeva al nome appena ascoltato. Nei gatti dei cat café questa differenza non è emersa.

Per gli autori è un’indicazione del fatto che i primi si aspettassero di vedere un individuo specifico dopo averne sentito il nome.

Questo non significa che il gatto possieda il concetto linguistico di “nome” esattamente come noi, né che stia mentalmente compilando l’albero genealogico mentre dorme sul divano. Il test fornisce prove di qualcosa di più circoscritto: ha appreso un’associazione tra un determinato suono pronunciato dagli umani e la faccia di un determinato compagno.

La parte notevole è che nessuno gli aveva insegnato a farlo.

I gatti coinvolti vivevano con gli altri animali da almeno sei mesi e non avevano ricevuto un addestramento specifico. Gli autori ipotizzano quindi una forma di apprendimento sociale: il gatto ascolta una persona pronunciare “Romeo”, vede Romeo arrivare, ricevere attenzioni o comunque comparire sulla scena, e a forza di assistere alla stessa piccola commedia domestica collega i due elementi.

Il meccanismo preciso, però, non è stato studiato direttamente e gli stessi ricercatori lo indicano come una questione ancora aperta.

Il risultato diverso dei cat café potrebbe dipendere proprio dall’ambiente. In queste strutture vivono molti più animali e si alternano numerosi visitatori che chiamano gatti diversi con voci e intonazioni differenti. Nello studio, il 75% dei gatti dei café analizzati proveniva addirittura da locali con più di 30 mici. Memorizzare chi è chi, a quel punto, comincia a somigliare meno alla vita familiare e più al primo giorno in una multinazionale.

Alcuni gatti sembrano collegare anche i nomi delle persone ai loro volti, ma qui le prove sono molto meno nette

Gli autori hanno poi alzato il livello di difficoltà e ripetuto un test simile con 26 gatti domestici, questa volta usando nomi e fotografie delle persone con cui vivevano.

Le famiglie comprendevano da due a cinque persone e i gatti vivevano con loro da almeno sei mesi. Venivano utilizzati i nomi realmente pronunciati in casa, compresi appellativi familiari come “mamma”, proprio perché l’obiettivo era osservare ciò che gli animali potevano aver imparato spontaneamente durante la convivenza.

Qui il risultato è stato più sfumato. Non tutti i gatti hanno guardato più a lungo la fotografia sbagliata. L’effetto tendeva però ad aumentare nelle famiglie più numerose e nei gatti che vivevano da più tempo con quelle persone. Gli autori precisano inoltre di non poter escludere completamente un effetto dell’età, legata a sua volta alla durata della convivenza.

La spiegazione proposta è piuttosto intuitiva. Se due persone vivono sole insieme, probabilmente pronunciano raramente il nome l’una dell’altra. In una famiglia composta da quattro o cinque persone i nomi circolano molto di più. Il gatto, nel frattempo, è lì.

E ascolta.

Del resto sappiamo già che l’apparente indifferenza felina non coincide con una totale sordità selettiva. Nel 2013 Atsuko Saito e Kazutaka Shinozuka avevano testato 20 gatti e mostrato che gli animali erano capaci di distinguere la voce del proprietario da quella di persone sconosciute, reagendo soprattutto attraverso movimenti delle orecchie e della testa.

Si accumulano quindi piccoli indizi di una vita sociale felina molto più attenta alle nostre parole di quanto la faccia perennemente scocciata lasci intendere.

Questo studio non dimostra che tutti i gatti conoscano i nomi di tutti gli abitanti della casa e nemmeno che attribuiscano alle parole lo stesso significato che attribuiamo noi. Mostra però che alcuni imparano spontaneamente le associazioni tra i suoni che produciamo e gli individui che li circondano, senza croccantini-premio, lezioni o addestramento.

Quindi sì: quando chiamate l’altro gatto e quello sul divano muove appena un orecchio, potrebbe sapere perfettamente di chi state parlando.

Potrebbe semplicemente avere deciso che la questione non lo riguarda.

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