I modelli generativi sono diventati i nuovi alleati dei furbetti dei rimborsi
- La funzione di AI generativa di ChatGpt-4o è in grado di creare scontrini falsi estremamente realistici
- Su X circolano immagini di ricevute fake con dettagli credibili come pieghe, macchie e loghi
- Secondo AppZen, il 14% degli scontrini irregolari di settembre è stato prodotto tramite intelligenza artificiale
- Le aziende stanno adottando sistemi di verifica basati su AI, che però non sono infallibili
- OpenAI ricorda che le immagini generate includono metadati identificativi e che le politiche d’uso vietano le frodi
La capacità dei modelli generativi di produrre immagini in stile animato aveva catturato l’attenzione di tutti. Meno evidente, almeno fino a pochi giorni fa, era la loro abilità nel generare testo perfetto all’interno delle immagini, dettaglio che alcuni utenti hanno sfruttato in modo decisamente meno artistico. Sui social sono infatti comparsi scontrini falsi creati con ChatGpt-4o, talmente curati nei dettagli da sembrare quasi usciti da una stampante termica.
Pieghe, macchie d’olio strategiche, font fedeli agli originali e importi plausibili: la ricetta ideale per un rimborso aziendale che non è mai esistito. Una creatività che, purtroppo, non ha nulla a che vedere con l’arte.
Frodi sempre più comuni e difficili da individuare
La conferma arriva dai software specializzati nel controllo delle spese. AppZen ha rilevato che il 14% degli scontrini irregolari di settembre deriva da generazione artificiale. Un dato che non sorprende, visto che modelli come GPT-4o sono in grado di imitare qualunque stile grafico: loghi storici, intestazioni, numeri progressivi e perfino la tipica usura dei fogli dei ristoranti.
Il tutto senza competenze particolari: basta un prompt ben formulato e qualche ritocco opzionale. Non stupisce che aziende come Ramp abbiano già individuato falsificazioni per oltre un milione di dollari in pochi mesi.
Le contromisure: l’IA contro l’IA
Per difendersi dal fenomeno, le aziende stanno adottando sistemi basati proprio sull’intelligenza artificiale. Analizzano metadati, pattern grafici incoerenti e imperfezioni tipiche delle immagini generate. Ma c’è un problema: basta uno screenshot o una foto allo schermo per cancellare gran parte delle tracce digitali.
OpenAI, da parte sua, precisa che tutte le immagini generate dal modello includono metadati identificativi, e che vengono presi provvedimenti quando l’uso viola le politiche della piattaforma. La compagnia, però, ribadisce anche il suo obiettivo: offrire agli utenti la massima libertà creativa. A quanto pare, qualcuno l’ha interpretato in modo un po’ troppo letterale.
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Tra libertà creativa e problemi reali
Nel frattempo, negli uffici, i responsabili finanziari si ritrovano a dover distinguere tra un vero cappuccino da rimborsare e un pasto mai consumato ma generato in pochi secondi. Una sfida moderna in cui la tecnologia, oltre a velocizzare i processi, sta complicando parecchio la vita a chi deve verificare la loro autenticità.

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- https://www.money.it/fatture-false-che-sembrano-reali-il-nuovo-inganno-dell-ai-che-mette-a-rischio-le-imprese
- https://www.panorama.it/tempo-libero/tecnologia/attenti-al-sito-la-nuova-frontiera-delle-truffe-digitali-con-lintelligenza-artificiale
- https://www.wired.it/article/chatgpt-scontrini-falsi/
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