La luce blu rovina davvero il sonno? L’inchiesta che mette tutto in dubbio

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La luce blu rovina davvero il sonno? L’inchiesta che mette tutto in dubbio

| 11/06/2026
Fonte: Pexels

Un giornalista ha eliminato tutta la luce blu per capire se gli schermi ci fanno davvero dormire peggio

  • Secondo diversi esperti, la luce blu degli schermi sarebbe meno dannosa di quanto si pensi per il sonno
  • Il giornalista Thomas Germain ha eliminato quasi del tutto la luce blu dalla sua vita per testarne gli effetti
  • Gli schermi emettono una quantità di luce molto inferiore rispetto alla luce naturale del giorno
  • L’esposizione alla luce solare durante il giorno influenzerebbe molto di più il ritmo sonno-veglia
  • Uno studio ha mostrato che chi lavora vicino alla luce naturale dorme mediamente più a lungo

 

Per anni ci siamo sentiti ripetere la stessa raccomandazione: spegnere smartphone, tablet e televisori prima di dormire perché la famosa luce blu disturberebbe il sonno. Ma quanto c’è davvero di scientifico dietro questa convinzione ormai diffusissima? A cercare una risposta è stato Thomas Germain in un’inchiesta pubblicata da BBC Future. Dopo aver intervistato alcuni tra i principali ricercatori che studiano il rapporto tra luce artificiale e riposo, il giornalista ha deciso di trasformare la teoria in pratica con un esperimento radicale.

Per settimane ha praticamente eliminato ogni possibile fonte di luce blu dalla sua quotidianità serale. Ha indossato pesanti occhiali con lenti arancioni per almeno tre ore prima di andare a letto, ha montato tende oscuranti alle finestre e ha sostituito l’illuminazione domestica con semplici candele. L’obiettivo era capire se ridurre drasticamente l’esposizione luminosa degli schermi avrebbe migliorato in modo evidente il sonno. Ma le conclusioni emerse dall’indagine raccontano una realtà molto più complessa di quanto spesso venga semplificato online.

Gli esperti: la luce degli schermi è meno potente di quanto pensiamo

Secondo molti specialisti intervistati da BBC Future, la quantità di luce blu emessa dai dispositivi elettronici sarebbe molto meno aggressiva di quanto comunemente si creda, soprattutto se confrontata con l’esposizione luminosa tipica della vita moderna. Jamie Zeitzer, professore di psichiatria e scienze comportamentali alla Stanford University, ha spiegato che la luce prodotta dagli schermi sarebbe addirittura “irrilevante” rispetto ad altre fonti luminose presenti durante la giornata.

Il punto centrale, secondo gli studiosi, non sarebbe tanto la luce blu in sé, ma il modo in cui funziona il nostro orologio biologico. Il corpo umano reagisce soprattutto al contrasto tra esposizione intensa alla luce di giorno e buio serale. Ed è qui che entra in gioco un dettaglio spesso ignorato: chi trascorre molte ore esposto alla luce naturale sembra dormire meglio rispetto a chi passa l’intera giornata in ambienti chiusi e poco illuminati.

La luce naturale conta più degli schermi serali

Uno studio citato nell’inchiesta ha confrontato il sonno di persone che lavorano in uffici con grandi finestre con quello di chi lavora in ambienti senza luce naturale. Il risultato è sorprendente: i primi dormivano mediamente 46 minuti in più ogni notte. La differenza di intensità luminosa tra sole e schermi, del resto, è enorme. Secondo alcune ricerche, tutta la luce blu ricevuta dai dispositivi digitali nell’arco di 24 ore equivarrebbe a meno di un minuto trascorso all’aperto durante il giorno.

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Questo non significa che smartphone e tablet siano totalmente innocui per il sonno, ma suggerisce che il problema potrebbe essere più ampio e legato soprattutto alle nostre abitudini quotidiane, ai ritmi irregolari e alla scarsa esposizione alla luce naturale. L’inchiesta della BBC non assolve completamente gli schermi, ma ridimensiona una delle paure tecnologiche più diffuse degli ultimi anni: forse il vero nemico del riposo non è soltanto la luce blu del telefono acceso sul comodino.

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