Pensi a una persona e subito ti chiama? La scienza ha provato a testare la telepatia telefonica (e il caso ha risposto)
- Uno studio ha coinvolto 117 partecipanti per verificare se riuscissero a capire chi li stava chiamando prima di rispondere
- In ogni prova c’erano soltanto due possibili chiamanti, quindi tirando a indovinare la probabilità di successo era del 50%
- Su 604 tentativi sono arrivate 294 risposte corrette: il 48,6%, leggermente meno di quanto previsto dal puro caso
- Chi dichiarava di affidarsi all’intuito ha però raggiunto il 55,7% di risposte corrette, contro il 35,4% di chi usava strategie più razionali
- Quest’ultimo risultato nasce da un’analisi esplorativa: interessante da approfondire, ma non dimostra l’esistenza della telepatia
- Purtroppo Professor X può ancora dormire tranquillo
Avete presente quando state facendo tutt’altro, vi passa per la testa una persona che non sentite da settimane e, pochi secondi dopo, compare il suo nome sul telefono? Per qualche istante la spiegazione più ragionevole sembra una sola: abbiamo sviluppato dei poteri psichici. Finalmente. Dopo anni passati a usare il cervello principalmente per ricordare password e chiedersi dove abbiamo messo le chiavi.
La cosiddetta “telepatia telefonica” è però finita davvero sotto esame. Tom Stedall e Patrizio Tressoldi hanno realizzato un esperimento preregistrato pubblicato sul Journal of Scientific Exploration, coinvolgendo 117 persone e chiedendo loro di capire quale tra due amici stesse per telefonare.
Il risultato complessivo è molto meno X-Men di quanto sperassimo: 294 risposte corrette su 604 prove, cioè il 48,6%. Con due possibilità, il puro caso ne avrebbe prodotte circa il 50%. In sostanza, la monetina se l’è cavata leggermente meglio.
Come si testa la telepatia senza chiedere a qualcuno di piegare cucchiaini
Il funzionamento dell’esperimento era piuttosto semplice. Ogni partecipante indicava due amici disponibili a prendere parte al test. Il sistema sceglieva casualmente uno dei due e gli chiedeva di concentrarsi sul ricevente prima della telefonata.
La persona che doveva ricevere la chiamata, però, era tenuta a indovinare chi fosse il chiamante prima di scoprirlo.
Durante le prove era presente anche un assistente di ricerca, così da limitare eventuali comunicazioni convenzionali tra le persone coinvolte. Gli autori avevano inoltre fissato in anticipo l’ipotesi principale: per sostenere il risultato atteso, le risposte corrette avrebbero dovuto raggiungere almeno il 55%.
Non ci sono arrivate nemmeno vicino.
La media complessiva si è fermata al 48,6%, e gli stessi ricercatori scrivono che questo risultato non supporta la presenza di un fenomeno telepatico.
Quindi, se avete pensato a vostra madre cinque secondi prima che chiamasse per chiedervi se avete mangiato, per il momento bisogna ancora considerare spiegazioni meno paranormali. Per esempio il fatto che vostra madre vi chieda se avete mangiato praticamente sempre.
Poi però sono arrivati quelli che “io vado a sensazione”
La parte curiosa è comparsa dopo.
I ricercatori hanno chiesto ai partecipanti quale strategia avessero utilizzato per scegliere il possibile chiamante. Alcuni hanno raccontato di aver ragionato in maniera più analitica: probabilità, tentativi casuali, valutazioni razionali. Altri hanno detto di essersi affidati alla prima sensazione, all’istinto o a un’immagine mentale.
I 42 partecipanti inseriti nel primo gruppo hanno totalizzato 74 risposte corrette su 209 prove: 35,4%.
I 75 che dichiaravano invece strategie intuitive hanno ottenuto 220 successi su 395 tentativi: 55,7%.
Qui il risultato supera statisticamente il 50% atteso dal caso.
Ed è esattamente il momento in cui il nostro cervello vorrebbe chiudere l’articolo, comprare un mazzo di tarocchi e telefonare a quella persona a cui stava pensando ieri sera.
Piano.
No, lo studio non dice che l’intuito ci rende telepatici
La distinzione è importante perché questa divisione tra “razionali” e “intuitivi” deriva da una analisi esplorativa successiva. L’ipotesi principale preregistrata riguardava il risultato complessivo, e quella non è stata confermata.
Inoltre i ricercatori non avevano assegnato casualmente le persone a una strategia. Sono stati i partecipanti stessi a raccontare quale metodo credevano di aver utilizzato.
Questo significa che tra i due gruppi potrebbero esserci altre differenze capaci di influire sui risultati. E quando si comincia a dividere un campione in sottogruppi dopo aver raccolto i dati, emergono talvolta risultati interessanti che devono poi essere verificati con nuovi esperimenti costruiti appositamente.
Gli stessi autori presentano questa differenza come uno spunto per ulteriori ricerche. Non come il certificato ufficiale che vostro cugino “sente le energie”.
Perché le coincidenze al telefono ci sembrano comunque incredibili?
Rimane però una domanda interessante: perché episodi del genere ci colpiscono così tanto?
Perché ricordiamo benissimo quella volta in cui abbiamo pensato a Marco e Marco ha telefonato trenta secondi dopo. Molto meno bene le 142 volte in cui abbiamo pensato a Marco e Marco si è fatto serenamente i fatti suoi.
Il nostro cervello è bravissimo a riconoscere schemi, collegare eventi e conservare le coincidenze più sorprendenti. Inoltre conosciamo inconsapevolmente una quantità enorme di abitudini delle persone vicine: orari, routine, frequenza delle chiamate, giorni in cui tendono a farsi sentire.
Tutte informazioni che possono produrre una sensazione di “intuizione” senza richiedere necessariamente una linea telefonica diretta tra due cervelli.
Ed è proprio per questo che esperimenti simili hanno senso: prendono quella coincidenza perfetta che raccontiamo a cena per quindici anni e provano a vedere cosa succede quando la si costringe dentro numeri, controlli e centinaia di tentativi.
In questo caso, sul totale, la telepatia telefonica non ha superato il caso.
Il gruppo degli intuitivi ha lasciato sul tavolo un risultato curioso che merita altri test. Nel frattempo possiamo continuare a dire “Lo sapevo che mi avresti chiamato” quando squilla il telefono.
È gratis e fa molta più scena di “Probabilmente conosco abbastanza bene le tue abitudini”.

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