Il lavoro precario è dannoso per la salute, lo dice la scienza

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Il lavoro precario è dannoso per la salute, lo dice la scienza

| 18/11/2022

Recenti studi hanno dimostrato che il precariato comporta ripercussioni psicofisiche negative al pari della disoccupazione

  • Diversi studi hanno constatato che la disoccupazione è associata ad un peggiore stato di salute rispetto a chi ha un lavoro
  • Restare senza lavoro porta a condizioni di salute peggiori, malattie mentali, più disturbi fisici, un aumento di malattie cardiovascolari
  • Si è sempre ritenuto che avere un qualsiasi lavoro comportasse benefici rispetto alla disoccupazione
  • Uno studio ha dimostrato che disoccupati e precari hanno nel sangue valori più alti di fibrinogeno (responsabile di malattie cardiovascolari) rispetto a chi ha un lavoro stabile
  • Un impiego senza garanzie di reddito e certezze sul futuro comporta più stress e ripercussioni sulla salute

 

Diversi studi hanno constatato che la disoccupazione è associata ad un peggiore stato di salute rispetto a chi ha un lavoro.

Lavoro precario e disoccupazione

Restare senza lavoro porta a condizioni di salute peggiori, malattie mentali, più disturbi fisici, un aumento di malattie cardiovascolari. Al contrario, il lavoro retribuito è sempre stato considerato come potenzialmente positivo per gli individui in quanto offre sicurezza finanziaria e inclusione sociale, nonché sviluppo delle identità personali. Sebbene l’introduzione di un mercato del lavoro flessibile fosse inizialmente considerata come una efficace risposta alla disoccupazione, tuttavia recenti studi hanno dimostrato che avere un lavoro non è sempre meglio che non averne affatto. Il precariato comporta ripercussioni psicofisiche negative al pari della disoccupazione.

Il precariato comporta più stress

Un impiego senza garanzie di reddito, ferie, indennità di malattia determina condizioni lavorative stressanti. Se ci si deve preoccupare eccessivamente della busta paga o del prossimo contratto, se non si può pianificare il futuro e si vive nell’incertezza, è probabile che si vivano situazioni di forte disagio. Un team di ricercatori dell’Università di Gloucestershire, nel Regno Unito, ha studiato le conseguenze biologiche della precarietà del lavoro. Sono stati selezionati degli individui in base al tipo di impiego (disoccupati, occupati a tempo pieno, lavoratori autonomi e lavoratori temporanei) ed sono state analizzate due sostanze presenti nel sangue e responsabili di patologie cardiovascolari: le citochine infiammatorie e il fibrinogeno.

Sebbene non siano state rilevate differenze nella presenza di citochine, il fibrinogeno era presente con più alti valori sia nei disoccupati che nei lavoratori precari.

La ricerca è rilevante poiché sfata il mito secondo cui l’occupazione produca sempre e comunque effetti benefici sulla salute. Anche altri studi comparati su precarietà del lavoro e disoccupazione, portati avanti negli ultimi anni in maniera indipendente da enti e università di vari paesi, concordano sui risultati.

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Sebbene il lavoro flessibile porti a benefici economici a breve termine, l’occupazione precaria e la perdita del lavoro possono determinare crescenti conseguenze a lungo termine per la salute individuale e pubblica, per la produttività economica e i costi del sistema sanitario. Pertanto la politica non dovrebbe concentrarsi solo sui rischi per la salute causati dalla disoccupazione, ma dovrebbe anche mirare alla riduzione della precarietà dei lavoratori occupati.

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