Rivalità tra fratelli: quando l’affetto dei genitori sembra un premio da conquistare
- La rivalità tra fratelli può essere alimentata dalla sensazione che amore e approvazione dei genitori vadano guadagnati
- Uno studio tedesco su 201 coppie di fratelli conviventi collega l’affetto condizionato a competizione, favoritismi percepiti e maggiori conflitti
- Due figli cresciuti nella stessa famiglia possono avere percezioni molto diverse del modo in cui vengono trattati dai genitori
- Favoritismi, confronti continui e dinamiche familiari conflittuali possono spingere fratelli e sorelle a sentirsi in competizione
- La mediazione può aiutare nelle normali liti tra fratelli, mentre non è indicata quando esistono violenza, coercizione o abuso
Mettere in salotto un clown gonfiabile alto quasi quanto una bambina di due anni perché possa prenderlo a pugni e scaricare la gelosia per la sorellina appena nata sembra un piano ragionevole. Almeno finché la bambina non guarda il clown, vede probabilmente la reincarnazione in plastica di Pennywise e scappa terrorizzata.
L’aneddoto viene da una madre che, seguendo il consiglio di un esperto, aveva provato proprio questa soluzione. L’idea era semplice: il primogenito può sentirsi spodestato dall’arrivo di un neonato e avere bisogno di esprimere in sicurezza aggressività e gelosia. Il clown non ebbe molto successo, ma il principio rimane interessante: la rivalità tra fratelli non si manifesta necessariamente con pugni, urla e porte sbattute. Può assumere forme molto più silenziose.
La competizione tra fratelli è antica abbastanza da aver conquistato un posto stabile in miti, fiabe e testi religiosi. Caino e Abele non rappresentano esattamente il modello familiare da appendere sul frigorifero. Cenerentola, con le sorellastre che la umiliano e competono con lei, ha trasformato la rivalità familiare in materiale narrativo per generazioni.
Lo psicoanalista Bruno Bettelheim interpretava proprio Cenerentola come una storia capace di intercettare paure e desideri legati alla competizione tra fratelli. La sociolinguista Deborah Tannen, nel libro You Were Always Mom’s Favorite!, ha esplorato invece la tensione continua tra vicinanza e rivalità nelle relazioni tra sorelle.
Nel mondo animale la faccenda può diventare decisamente meno Disney. In alcune specie di uccelli il secondo uovo funziona quasi come una riserva: se il primo pulcino sopravvive e cresce bene, il nuovo arrivato può essere spinto fuori dal nido. In alcune specie di girini e negli squali toro della sabbia il rapporto tra fratelli arriva perfino al cannibalismo.
Gli esseri umani, per fortuna, di solito si limitano a contendersi il telecomando. Ma il principio della competizione per risorse limitate può riguardare anche qualcosa che non si mette nel piatto: tempo, attenzione, approvazione e affetto dei genitori.
Cosa succede quando l’approvazione dei genitori viene percepita come qualcosa da guadagnare
Un studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Research on Adolescence ha osservato proprio questo meccanismo attraverso il cosiddetto parental conditional regard, cioè la percezione che l’affetto o l’approvazione dei genitori cambino a seconda di quanto un figlio soddisfi le loro aspettative.
Sarah Teresa Steffgen e colleghi hanno coinvolto in Germania 201 coppie di fratelli conviventi. Le famiglie erano state contattate attraverso nove uffici anagrafici e alcune scuole e hanno partecipato a un questionario online. I fratelli più giovani avevano tra 6 e 15 anni, con un’età media di 12,21 anni; quelli più grandi tra 13 e 29 anni, con una media di 15,29.
I ricercatori hanno analizzato due ambiti. Nel primo, quello scolastico, ai ragazzi venivano proposte affermazioni come: quando prendo un ottimo voto, sento che mia madre mi vuole più bene; oppure, quando non studio abbastanza, sento che mi apprezza meno. Nel secondo si osservava la gestione della rabbia: maggiore attenzione quando il figlio riusciva a nasconderla, minore quando la esprimeva.
Ed emerge una cosa abbastanza familiare a chiunque abbia almeno un fratello: vivere sotto lo stesso tetto non significa vivere nella stessa famiglia emotiva.
Le somiglianze tra le risposte dei due fratelli sulla condotta dei genitori erano generalmente basse. Perfino sulla domanda fondamentale — chi viene favorito? — l’accordo risultava limitato. I più giovani tendevano a sentirsi maggiormente favoriti dalla madre, mentre i più grandi riportavano più spesso la sensazione opposta.
Quindi mamma può essere convinta di distribuire amore con la precisione di un notaio, mentre al piano di sopra due figli hanno già aperto un contenzioso immaginario con testimonianze, reperti e memoria storica dal Natale 2014.
L’elemento centrale dello studio riguarda però il conflitto. La percezione che l’affetto dipendesse dal rispetto delle aspettative dei genitori risultava associata a una peggiore qualità della relazione fraterna. Competizione e sensazione di essere sfavoriti contribuivano a spiegare statisticamente il legame con i litigi.
Va tenuto stretto il freno della causalità. Lo studio è trasversale: fotografa le relazioni tra variabili in un determinato momento e non permette di dimostrare che l’affetto condizionato dei genitori causi i conflitti. Gli stessi autori ricordano che può esistere anche il percorso inverso: fratelli che litigano molto possono spingere i genitori a intervenire con regole più rigide e comportamenti più controllanti. Servono studi longitudinali ed esperimenti per capire meglio la direzione di questi rapporti. Il campione presenta inoltre una notevole varietà di età e alcune dimensioni sono state misurate con pochi item.
Favoritismi e vecchie classifiche familiari
Il favoritismo aggiunge un altro ingrediente alla competizione. Può essere reale oppure percepito, ma in entrambi i casi rischia di organizzare la famiglia in categorie che nessuno ha formalmente istituito e tutti sembrano conoscere: quello bravo, quella bella, quello sportivo, quella intelligente. E naturalmente quello che “da piccolo non dava mai problemi”, titolo onorifico destinato a essere rinfacciato agli altri fino alla pensione.
Trattare i figli in modo identico, inoltre, non garantisce automaticamente che ciascuno si senta visto. I bisogni possono essere diversi e anche un trattamento differente può essere percepito come equo quando appare giustificato. Gli autori dello studio del 2025 suggeriscono infatti di concentrarsi sul sostegno ai bisogni psicologici di ogni figlio più che sull’idea meccanica di offrire esattamente la stessa cosa a tutti.
Anche le separazioni familiari particolarmente conflittuali possono complicare l’equilibrio. Un figlio può avvicinarsi maggiormente a un genitore e l’altro all’altro, con il rischio che un conflitto nato tra adulti finisca per attraversare anche la relazione tra fratelli.
La buona notizia è che le relazioni tra fratelli non sono condanne incise sul marmo.
La Sibling Aggression and Abuse Research and Advocacy Initiative dell’Università del New Hampshire raccoglie programmi e ricerche dedicati al miglioramento delle relazioni fraterne. Secondo il gruppo di ricerca, insegnare ai genitori tecniche di mediazione può aiutare nei normali conflitti e nelle forme lievi di aggressività, migliorando le capacità relazionali dei bambini e riducendo durata e intensità delle dispute.
Una meta-analisi pubblicata sul Journal of Family Psychology ha esaminato otto studi randomizzati sugli interventi rivolti ai genitori per migliorare le relazioni tra fratelli. I risultati erano promettenti, soprattutto per i programmi basati sulla mediazione dei conflitti e sulla gestione del comportamento, anche se il numero degli studi disponibili era ancora ridotto e i campioni piuttosto eterogenei.
Qui però serve una linea rossa bella spessa. Una lite tra fratelli e un abuso tra fratelli non sono la stessa cosa. Quando esistono violenza, coercizione, paura o uno squilibrio significativo di potere, invitare semplicemente i ragazzi a “risolversela tra loro” può esporre ancora di più chi sta subendo il comportamento. In questi casi l’Università del New Hampshire raccomanda valutazioni specifiche e, quando necessario, il coinvolgimento di professionisti della salute mentale e dei servizi di tutela.
Per le rivalità ordinarie rimane invece uno spazio enorme di cambiamento, anche molti anni dopo aver smesso di dividersi la cameretta.
Perché i fratelli possono trascorrere l’infanzia litigando per una merendina tagliata male, passare l’adolescenza accusandosi reciprocamente di essere “il preferito di mamma” e arrivare a quarant’anni ricordando ancora chi ricevette il regalo più costoso nel Natale del 1998. La memoria familiare ha un archivio sorprendentemente efficiente, soprattutto per le ingiustizie.
La parte utile è capire quando quella vecchia classifica continui a dirigere il rapporto anche dopo che nessuno sta più realmente assegnando punti.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33734758/
- https://www.unh.edu/saara/publication/resources-professionals-parents-improve-sibling-relationships
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12416125/
- https://www.deborahtannen.com/you-were-always-moms-favorite
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