Le bambine appena nate preferiscono già i volti?
- Lo studio ha coinvolto 130 neonati sani e nati a termine, con un’età media di appena 33 ore
- Le neonate hanno dedicato in media il 58,5% dello sguardo al volto umano, i neonati maschi il 51,2%
- In secondi assoluti, però, maschi e femmine hanno guardato il volto per tempi simili
- Gli autori ipotizzano un possibile contributo di fattori prenatali, ma maturazione e caratteristiche visive degli stimoli possono aver inciso
- Il risultato riguarda differenze medie tra gruppi e non permette di prevedere il comportamento del singolo bambino
Trentatré ore di vita. Il tempo di capire vagamente dove ci si trova, protestare per fame e sonno, conoscere qualche faccia e probabilmente stabilire che il mondo esterno era molto meno confortevole di quello precedente. Eppure, secondo una nuova ricerca dell’Università di Cambridge, già in questa finestra minuscola neonate e neonati distribuiscono in modo leggermente diverso la propria attenzione tra un volto umano e un oggetto meccanico.
Lo studio pubblicato su Biology of Sex Differences ha coinvolto 130 neonati sani e nati a termine, 63 femmine e 67 maschi, reclutati nei reparti postnatali del Rosie Hospital di Cambridge. L’età media al momento del test era di appena 33 ore.
Davanti ai bambini venivano mostrati contemporaneamente due video: da una parte il volto di una giovane donna che sorrideva, manteneva il contatto visivo e muoveva naturalmente testa e viso; dall’altra un pendolo di Newton, il celebre soprammobile con le palline metalliche che si colpiscono avanti e indietro. Una persona e uno degli oggetti preferiti da chiunque abbia mai voluto arredare una scrivania fingendo di avere un laboratorio di fisica.
A 33 ore dalla nascita, le neonate dedicano al volto una quota maggiore dello sguardo, ma maschi e femmine lo osservano per tempi assoluti simili
La differenza principale compare quando si guarda alla percentuale di attenzione. Le neonate hanno dedicato in media il 58,53% del proprio tempo di osservazione al volto, contro il 51,20% dei maschi. La differenza è risultata statisticamente significativa.
Di riflesso, i neonati maschi hanno dedicato all’oggetto meccanico il 48,8% dell’attenzione, contro il 41,47% delle femmine. Nel complesso, considerando tutti i 130 bambini senza distinzione per sesso, il volto ha comunque vinto la gara contro il pendolo: circa il 54,75% dello sguardo è andato allo stimolo sociale.
Poi arrivano i secondi reali e la storia si fa più interessante.
Le femmine hanno osservato il volto per una media di 33,2 secondi, i maschi per 30,94. Una differenza che, confrontando direttamente i due gruppi, non è risultata statisticamente significativa. Lo stesso vale per il tempo assoluto dedicato all’oggetto.
Dentro ciascun gruppo, invece, le neonate mostravano una preferenza netta: circa 33 secondi dedicati al volto contro 22,92 al pendolo. I maschi si dividevano molto più equamente tra le due attrazioni, 30,94 secondi contro 26,47, senza una preferenza significativa.
Quindi no, lo studio non dimostra che le bambine nascano già con una specie di abbonamento Premium all’attenzione mentre i bambini fissano il soffitto. La differenza osservata riguarda soprattutto come l’attenzione viene distribuita tra due stimoli concorrenti.
La distinzione è importante anche perché gli stessi osservatori che valutavano i video non hanno trovato differenze tra maschi e femmine nella misura generale dell’attenzione mostrata durante la prova.
I bambini erano seduti sulle gambe di un genitore o caregiver a circa 20 centimetri da uno schermo. Il test poteva durare 70 secondi e la posizione dei due stimoli veniva alternata tra destra e sinistra. Tre osservatori addestrati analizzavano successivamente i filmati degli occhi dei neonati senza conoscere il sesso del bambino né quale stimolo si trovasse su ciascun lato.
L’NIHR Cambridge Biomedical Research Centre sottolinea proprio questo aspetto: il nuovo lavoro ha cercato di rafforzare molto il controllo sperimentale rispetto a una ricerca simile pubblicata oltre venticinque anni fa.
Nel precedente studio del 2000, 102 neonati erano stati messi davanti prima a un vero volto umano e poi a un oggetto meccanico costruito con elementi facciali mescolati. Anche allora le femmine avevano mostrato mediamente una maggiore preferenza per il volto e i maschi per l’oggetto.
Quel lavoro, però, aveva ricevuto diverse critiche metodologiche: il volto apparteneva alla stessa sperimentatrice, gli stimoli erano mostrati uno dopo l’altro e piccole differenze nei movimenti o nelle espressioni potevano interferire con il risultato.
Questa volta Cambridge ha tolto parecchie variabili dal tavolo: stessi video per tutti, stimoli contemporanei, posizione alternata, movimento complessivo dei due filmati mantenuto abbastanza simile e valutazione dello sguardo affidata a osservatori indipendenti e “ciechi” rispetto al sesso.
Ormoni prima della nascita? È una possibilità, non una sentenza biologica scritta nella culla
L’età dei partecipanti apre inevitabilmente la parte più delicata della ricerca. A 33 ore dalla nascita c’è stato pochissimo tempo perché educazione, aspettative sociali e stereotipi di genere possano modellare profondamente il comportamento.
Gli autori ritengono quindi possibile che fattori biologici prenatali contribuiscano alla differenza osservata. Una delle ipotesi riguarda gli ormoni sessuali: durante il primo e il secondo trimestre i feti maschi sono esposti mediamente a livelli di testosterone molto superiori, circa 2,5 volte quelli dei feti femmine.
Alcuni lavori precedenti hanno trovato associazioni tra esposizione prenatale agli ormoni e successivi comportamenti sociali, come contatto visivo o riconoscimento delle emozioni. La letteratura, però, non ha prodotto risultati sempre coerenti e gli stessi autori sottolineano la necessità di nuove repliche indipendenti.
Simon Baron-Cohen, direttore dell’Autism Research Centre di Cambridge e supervisore dello studio, ha riassunto la posizione del gruppo parlando di un’interazione tra “nature and nurture”: fattori biologici prenatali che continuano poi a intrecciarsi con l’esperienza dopo la nascita. Niente interruttore rosa o azzurro acceso in sala parto, quindi.
C’è infatti più di un’alternativa.
Le femmine potrebbero avere, in media, una maturazione leggermente diversa nelle primissime fasi dello sviluppo e quindi elaborare diversamente uno stimolo visivo complesso come un volto in movimento. Potrebbero anche abituarsi più rapidamente al moto ripetitivo e prevedibile del pendolo, perdendo interesse prima.
Inoltre i due filmati, per quanto controllati per dimensioni, luminosità e quantità complessiva di movimento, rimanevano visivamente diversi. Gli studiosi lo hanno fatto deliberatamente: rendere un pendolo troppo simile a una faccia sarebbe stato un modo piuttosto creativo di sabotare l’esperimento. Tuttavia proprio quelle differenze visive potrebbero spiegare almeno una parte del risultato.
Serve cautela anche perché il quadro della ricerca precedente non è affatto monolitico. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025, che aveva riunito 20 esperimenti sull’attenzione ai volti nel primo mese di vita, non aveva trovato una differenza complessiva significativa tra i sessi nella percezione sociale. La potenza statistica della meta-analisi era però limitata e gli esperimenti utilizzavano metodi e stimoli molto differenti.
Il nuovo studio ha anche alcuni limiti molto concreti. Dei 200 neonati inizialmente reclutati, solo 130 sono entrati nell’analisi finale. Alcuni dormivano, altri non mantenevano abbastanza a lungo l’attenzione, altri ancora sono stati esclusi perché le valutazioni degli osservatori non concordavano sufficientemente o perché guardavano quasi esclusivamente un lato.
Quasi metà del campione era nato con parto cesareo. Gli autori hanno verificato che la modalità del parto non spiegasse la differenza osservata, ma ricordano che questo tipo di campione può non rappresentare perfettamente tutti i neonati.
Lo sguardo, inoltre, è stato valutato manualmente perché gli eye tracker attualmente disponibili funzionano male con bambini di appena poche ore: richiedono calibrazioni difficili e faticano a rilevare in modo affidabile occhi molto piccoli e spesso semichiusi. Ogni neonato ha svolto sostanzialmente una sola prova, quindi non è possibile sapere quanto stabile sarebbe stata la sua preferenza ripetendo il test.
I genitori tenevano infine i bambini in braccio e, per ovvi motivi di sicurezza, non erano bendati. Gli sperimentatori hanno controllato attentamente la posizione del neonato, ma una qualche influenza involontaria non può essere esclusa del tutto.
C’è poi il problema geografico: sia il nuovo studio sia quello del 2000 sono stati realizzati a Cambridge. Prima di trasformare 130 neonati britannici in un manuale universale di funzionamento dell’umanità servirebbero campioni più ampi e più diversi.
Gli autori collegano queste ricerche anche allo studio del neurosviluppo e dell’autismo, diagnosticato più frequentemente nei maschi. Il nuovo esperimento, però, non dimostra alcun legame causale tra il modo in cui un neonato guarda un volto e il successivo sviluppo dell’autismo. Un follow-up longitudinale è già in corso proprio per capire se queste piccole differenze iniziali abbiano qualche relazione con ciò che accade negli anni successivi.
Il lavoro è stato sostenuto, tra gli altri, dal Wellcome Trust, dalla Simons Foundation Autism Research Initiative, dal Cambridge Trust e dal Trinity College. Gli autori dichiarano che i finanziatori non hanno avuto alcun ruolo nel disegno dello studio, nella raccolta e nell’analisi dei dati o nella decisione di pubblicare.
Per ora rimane un esperimento molto semplice da immaginare: un volto da una parte, cinque palline metalliche dall’altra e 130 bambini che hanno appena fatto il loro ingresso nel mondo. Le neonate, come gruppo, hanno diviso lo sguardo un po’ più a favore del volto. I maschi lo hanno spartito quasi a metà. Tutto il resto – perché accade, quanto dura e cosa significhi davvero – deve ancora crescere insieme a loro.

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- https://link.springer.com/article/10.1186/s13293-026-00976-9
- https://doi.org/10.1111/sode.12790
- https://cambridgebrc.nihr.ac.uk/2026/09/30/sex-differences-in-attention-are-present-at-birth-study-finds/
- https://doi.org/10.1016/S0163-6383(00)00032-1
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