La musica è innata nei neonati? Ecco perché vengono al mondo già al ritmo di musica

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La musica è innata nei neonati? Ecco perché vengono al mondo già al ritmo di musica

| 06/10/2026
Fonte: Pexels

La predisposizione biologica alla musica e le straordinarie capacità precoci dei neonati

  • I neonati riconoscono ritmo e melodie nei primi giorni di vita grazie a radici biologiche innate
  • Henkjan Honing distingue la musica mutevole nel tempo dalla musicalità come predisposizione naturale
  • I bambini piccoli individuano schemi sonori senza alcuna educazione musicale formale precedente
  • Uccelli, balene e primati condividono abilità sonore simili per studiare l’evoluzione della specie
  • La musicalità unisce percezione, movimento ed emozioni fungendo da antico collante sociale

 

Chi l’avrebbe mai detto che il primo vero concerto della nostra esistenza avvenga in fasce e senza bisogno di biglietto? Già nei primissimi giorni di vita, il cervello dei neonati dimostra una sorprendente capacità di riconoscere il ritmo, anticipare il battito successivo e reagire istantaneamente alle variazioni della melodia. A confermare questa affascinante teoria è Henkjan Honing, docente di Cognizione musicale all’Università di Amsterdam, il quale sottolinea sulle pagine di Current Biology una distinzione fondamentale tra la musica in quanto tale, che cambia a seconda delle epoche e delle culture, e la musicalità, intesa come la naturale predisposizione biologica a percepire, produrre e organizzare i suoni.

Le prove più concrete arrivano proprio dai bambini più piccoli, i quali, pur privi di qualsiasi istruzione formale o educazione musicale, possiedono abilità precoci legate all’altezza dei suoni, al ritmo e alle aspettative temporali. Questo non significa ovviamente nascere con un genere preferito già stampato nel DNA, ma avere un cervello strutturato per scovare schemi anche dentro una sequenza elementare di note. Del resto, non siamo gli unici esseri viventi a possedere questa inclinazione artistica, poiché anche uccelli, balene e vari primati mostrano abilità sonore simili che aiutano gli scienziati a studiare l’evoluzione biologica di queste funzioni.

La musica come antico collante sociale e le radici profonde della nostra evoluzione

Secondo l’analisi del ricercatore olandese, la musicalità avrebbe nel corso del tempo collegato in modo indissolubile i circuiti cerebrali dedicati alla percezione sensoriale, al movimento coordinato e alle emozioni profonde. Una combinazione perfetta ed evolutivamente utile per sincronizzare i gesti collettivi, condividere stati d’animo e cementare i legami comunitari all’interno di un gruppo, trasformando la musica in un formidabile collante sociale.

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Naturalmente l’esperienza, la cultura e l’allenamento quotidiano continuano a modellare i nostri gusti e il modo in cui ci approcciamo all’ascolto, ma la base biologica sembra essere già pienamente attiva fin dalla nascita. Forse è proprio per questo motivo che una semplice ninnananna riesce magicamente a calmare un neonato in pianto, un ritornello orecchiabile ci spinge a muoverci senza quasi pensarci o alcune melodie sembrano capirci prima ancora che impariamo a parlare. In fondo, la scienza ci suggerisce che siamo venuti al mondo non soltanto per ascoltare la musica, ma proprio per cercarla ovunque.

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