Non ti dimentichi mai di un viso? Ecco il tuo segreto (e perché non tutti ci riescono)

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Non ti dimentichi mai di un viso? Ecco il tuo segreto (e perché non tutti ci riescono)

| 14/01/2026
Fonte: Pexels

Perché alcuni ricordano ogni volto e gli altri confondono pure il vicino

  • I super riconoscitori ricordano un volto dopo un singolo incontro e possiedono una capacità reale e misurabile
  • Non guardano più a lungo ma guardano meglio, dirigendo subito lo sguardo verso i tratti più distintivi del volto
  • Lo studio dell’Università del New South Wales mostra che il loro modo di elaborare le informazioni visive parte già dalla retina
  • Le mappe visive ottenute dall’eye-tracking migliorano le prestazioni dell’IA, segno che i super riconoscitori raccolgono dati più efficaci
  • Questa abilità potrebbe avere radici genetiche ed evolutive, anche se non può essere appresa come una tecnica di memoria

 

C’è chi al supermercato saluta uno sconosciuto convinto sia il collega, e chi invece riconoscerebbe quella stessa persona anche dopo averla vista per mezzo secondo in una folle serata di tre anni fa. I super riconoscitori appartengono decisamente alla seconda categoria. Non hanno poteri magici né memorie fotografiche degne di un film: semplicemente il loro cervello, fin dal primo sguardo, capta informazioni che gli altri ignorano del tutto.

Un nuovo studio australiano prova finalmente a spiegare come facciano. Il punto non è fissare i volti più a lungo, né avere uno sguardo particolarmente poetico. È una questione di precisione. Queste persone individuano all’istante i dettagli più caratteristici di un viso, quelli che davvero fanno la differenza tra “Marco” e “Forse si chiama Maurizio?”. Ed è un processo automatico, non una tecnica che si può imparare con un corso accelerato.

Come funziona lo sguardo dei super riconoscitori

Il team di James Dunn presso l’Università del New South Wales ha osservato i movimenti oculari dei super riconoscitori tramite eye-tracking. I volontari guardavano una serie di volti e gli scienziati ne ricostruivano l’esatto percorso dello sguardo. Il risultato è stato trasformato in mappe visive che, una volta inserite in un algoritmo di intelligenza artificiale, hanno migliorato nettamente il riconoscimento dei volti da parte della macchina.

Questo significa che i super riconoscitori non solo guardano nel punto giusto ma raccolgono informazioni molto più utili. Il loro sguardo non vaga: seleziona, filtra e memorizza quello che serve. E ciò accade così velocemente che non hanno nemmeno il tempo di accorgersene. È un modo di elaborare le immagini che parte già dalla retina, come se avessero un filtro integrato che li guida direttamente ai tratti più specifici di una persona.

Un talento istintivo che affonda le radici nell’evoluzione

L’idea che pochi esseri umani abbiano un “superpotere” è affascinante, ma gli scienziati spiegano che si tratta probabilmente di una variazione naturale, con una base genetica e un valore evolutivo. Anche altri primati usano il riconoscimento dei volti come strumento sociale fondamentale: ricordarsi chi è chi può fare la differenza in una comunità.

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Per chi invece confonde chiunque, la scienza ha una piccola consolazione. Non si può diventare super riconoscitore con la forza di volontà, ma si può imparare a osservare meglio e dedicare più attenzione ai dettagli del volto delle persone. Non garantirà un talento straordinario, ma può evitare qualche figuraccia nei corridoi del condominio.

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