Ora anche i tarocchi chiedono aiuto a ChatGPT: cosa fanno davvero i lettori che usano l’AI

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Ora anche i tarocchi chiedono aiuto a ChatGPT: cosa fanno davvero i lettori che usano l’AI

| 05/10/2026
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Tarocchi e ChatGPT: ora anche l’oracolo chiede un secondo parere all’intelligenza artificiale

  • Un gruppo di ricercatori ha intervistato 12 lettori di tarocchi che utilizzavano già strumenti di intelligenza artificiale nelle proprie letture
  • ChatGPT viene usato soprattutto per affrontare dubbi, cercare interpretazioni alternative e capire se ci si sta facendo influenzare troppo dalle proprie convinzioni
  • Tre partecipanti lasciavano all’AI tutto il lavoro interpretativo, limitandosi a valutare il risultato dopo averlo letto
  • Una lettura approfondita può richiedere da 30 minuti a un’ora: per alcuni il chatbot è diventato anche un sistema per accorciare parecchio i tempi
  • Diversi praticanti temono però che affidarsi troppo all’AI possa indebolire l’intuito. Del resto, delegare l’oracolo all’algoritmo qualche problema filosofico lo crea

 

Il mazzo resta sul tavolo, le carte si pescano come sempre e magari c’è ancora qualcuno che accende l’incenso. Poi, accanto agli Arcani maggiori, compare ChatGPT. Perché evidentemente anche il destino, nel 2026, può aver bisogno di un secondo parere.

Un gruppo di ricercatori della University of Michigan, del MIT, della Queen Mary University of London e della Goldsmiths University ha cercato di capire come questo matrimonio piuttosto improbabile stia funzionando. Nel loro studio sull’uso dell’intelligenza artificiale nella lettura dei tarocchi, presentato alla CHI Conference on Human Factors in Computing Systems 2026, hanno intervistato 12 praticanti che utilizzavano già l’AI durante le proprie letture. Quindi attenzione: lo studio racconta questo piccolo gruppo, non “i lettori di tarocchi” in generale.

I partecipanti vivevano negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Tre si consideravano principianti, sei di livello intermedio e tre esperti; uno lavorava sui propri sistemi di divinazione da più di trent’anni. Le interviste sono durate circa un’ora. Campione minuscolo, qualitativo e già selezionato tra persone disposte a usare l’intelligenza artificiale: nessuno può quindi estrarre da questi dodici casi la carta universale del “così fanno tutti”.

Quando ChatGPT diventa il collega che controlla la lettura

Una delle ragioni più frequenti per aprire il chatbot è sorprendentemente terrestre: l’insicurezza.

Davanti a una disposizione di carte poco chiara, alcuni intervistati cominciavano a chiedersi se stessero interpretando bene i simboli, se le proprie emozioni stessero influenzando troppo il risultato o se avessero ignorato qualche elemento. A quel punto entrava ChatGPT, una specie di collega che non prende caffè, non va in ferie e può essere consultato alle tre del mattino perché la Torre accanto agli Amanti proprio non convince.

Quasi tutti i partecipanti hanno parlato dell’AI come di una fonte di prospettive alternative. Una persona raccontava di chiedere abitualmente a ChatGPT tre interpretazioni differenti della stessa lettura, per poi confrontarle e verificare se una delle ipotesi che non le era venuta spontaneamente avesse più senso. Altri chiedevano al chatbot di individuare punti ciechi o dettagli trascurati. Uno dei partecipanti lo descriveva come un’opinione aggiuntiva, senza attribuirgli il ruolo di decisore.

Per i principianti il chatbot diventava anche una sorta di manuale interattivo: significato delle carte, simboli, collegamenti possibili. Praticamente il vecchio librone sui tarocchi ha scoperto di avere un concorrente che risponde alle domande e, soprattutto, non pretende che qualcuno consulti l’indice analitico.

Poi c’è il fattore tempo. Una partecipante spiegava che una lettura completa poteva richiederle dai 30 minuti a un’ora tra significati, collegamenti e intenzioni. Con l’AI riusciva a ricavare più velocemente una prima interpretazione e a concentrarsi su quello che voleva farne.

Tre dei dodici partecipanti si spingevano ancora oltre: lasciavano all’AI tutto il lavoro interpretativo, guardando le carte personalmente soltanto dopo aver letto la risposta generata dal sistema. Il futuro, a quanto pare, prevedeva il pilota automatico perfino per l’occulto.

L’AI veniva usata anche per prendere appunti, organizzare il diario delle letture, cercare informazioni e sviluppare nuove modalità di divinazione. Uno dei partecipanti considerava perfino le cosiddette “allucinazioni” del modello come possibili elementi casuali da incorporare nella pratica. Se il chatbot sbaglia, insomma, qualcuno potrebbe comunque trovare il modo di metterlo a bilancio cosmico.

Il piccolo problema: ChatGPT tende anche a darti ragione

La faccenda si complica quando il secondo parere comincia ad assomigliare troppo al primo.

Diversi partecipanti erano consapevoli della tendenza dei chatbot a essere accondiscendenti e a confermare ciò che l’utente sembra voler sentirsi dire. Nel contesto dei tarocchi questa caratteristica è particolarmente delicata: se si consulta l’AI proprio per uscire dai propri pregiudizi e quella risponde con un elegante “hai perfettamente ragione”, l’esercizio perde un po’ di mordente.

Sei partecipanti hanno inoltre espresso il timore che l’uso dell’AI potesse progressivamente indebolire le capacità intuitive sviluppate attraverso la pratica. Alcuni si erano imposti una regola: prima interpretare da soli, poi eventualmente consultare il chatbot. Una versione tecnologica del “prima fai i compiti e poi guardi le soluzioni”, applicata però all’Eremita e al Dieci di Spade.

I praticanti meno esperti, nello stesso campione, tendevano invece a mostrare un atteggiamento più positivo verso questi strumenti e condividevano meno le preoccupazioni degli utenti avanzati sull’eventuale perdita dell’intuito. Anche qui parliamo di pochissime persone, quindi il dato descrive le interviste raccolte e poco altro.

Nella comunità dei tarocchi l’AI non è esattamente benvenuta

La diffidenza è comparsa con ancora più forza durante il reclutamento. Il 76,7% delle richieste inviate dai ricercatori ai moderatori di forum e server dedicati ai tarocchi non ha ricevuto risposta. Tra quelle che l’hanno ricevuta, il 70% era un rifiuto e, nel 57% dei “no”, veniva citato esplicitamente il legame della ricerca con l’intelligenza artificiale.

Alcune comunità vietavano direttamente l’argomento, altre temevano che producesse discussioni. Almeno su questo la profezia sembra essersi avverata senza bisogno di mischiare il mazzo.

Gli autori usano questi dodici casi per ragionare su qualcosa che va oltre i tarocchi: come dovrebbe comportarsi l’intelligenza artificiale quando la risposta dipende dall’interpretazione e non esiste un’unica soluzione corretta. La loro proposta va nella direzione di sistemi che mostrino più prospettive, introducano qualche attrito e lascino all’utente il lavoro di scegliere e riflettere, anziché consegnare sentenze perfettamente confezionate.

Per ora il mazzo non sembra destinato alla pensione. Nei dodici casi studiati, ChatGPT occupa piuttosto il posto dell’amico a cui si mostra la stesa dicendo: “Tu che ci vedi?”. Con un vantaggio e un problema: risponde sempre. E spesso è pure d’accordo con te.

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