Mankeeping: quando oltre al partner ti ritrovi a gestire anche il suo ufficio stampa e la vita sociale
- Il mankeeping descrive il lavoro con cui alcune donne sostengono la rete sociale ed emotiva del partner uomo, soprattutto quando è povera
- La nuova Mankeeping Scale – Partner Report è stata sviluppata su 402 donne negli Stati Uniti e verificata su altre 395 nel Regno Unito
- La scala misura sei aspetti, dalla gestione concreta della vita sociale alla sensazione di essere la principale fonte di sostegno emotivo del partner
- Nel campione statunitense punteggi più alti erano associati a maggiore burnout e carico relazionale, più disagio psicologico e minore soddisfazione di coppia
- Lo studio è trasversale e basato su autovalutazioni: mostra associazioni, quindi non dimostra che il mankeeping provochi questi problemi
A un certo punto della relazione può succedere una cosa curiosa. Il suo amico compie gli anni e sei tu a ricordarglielo. La coppia con cui uscite non si fa sentire da settimane e sei tu a organizzare la cena. Lui ha litigato con Marco, si è allontanato da Luca, non vede Andrea da sei mesi e, misteriosamente, la persona incaricata di rimettere insieme il comitato sembra essere sempre la stessa.
Congratulazioni: oltre a essere la compagna, potresti aver assunto anche la posizione di responsabile delle relazioni esterne. Retribuzione prevista: zero.
Questo tipo di lavoro ha un nome, mankeeping, e ora esiste anche uno strumento psicologico costruito per misurarlo. Lo studio pubblicato l’8 luglio 2026 sulla rivista Sex Roles ha sviluppato e validato la Mankeeping Scale – Partner Report, o MSPR, partendo proprio dal lavoro sociale ed emotivo che alcune donne svolgono per compensare reti di amicizie maschili impoverite.
Il concetto era stato formulato nel 2024 da Angelica Ferrara e Dylan Vergara, ricercatori legati al Clayman Institute for Gender Research della Stanford University. Il mankeeping riguarda un lavoro poco visibile e soprattutto poco reciproco: offrire gran parte del sostegno emotivo, incoraggiare il partner a riprendere i rapporti con gli amici, organizzare occasioni sociali e, in generale, evitare che la sua rete personale si riduca a “la mia fidanzata e il tizio del calcetto che sento ogni quattro mesi”. La teoria originale sul mankeeping è stata pubblicata nel 2024 su Psychology of Men & Masculinities.
La scala sul mankeeping misura dal calendario degli amici fino alla sensazione di essere diventate il servizio clienti emotivo del proprio partner
Vincent O. Mancini e colleghi hanno iniziato con 402 donne residenti negli Stati Uniti e coinvolte in relazioni eterosessuali. Dai 131 possibili quesiti iniziali, ridotti poi a 62 dopo la revisione dei ricercatori, è emersa una scala definitiva di 46 domande suddivise in sei dimensioni.
Dentro c’è parecchia vita di coppia riconoscibile. Una dimensione misura il peso del mankeeping sul tempo e sul benessere della donna; un’altra i comportamenti concreti, come organizzare gli incontri sociali del partner. Le altre riguardano la percezione che questo sostegno venga dato per scontato, il desiderio che lui costruisca una rete sociale più ampia, la qualità percepita delle sue amicizie e quanto dipenda dalla partner per elaborare le proprie emozioni.
Insomma, “tesoro, ho risposto io al tuo amico perché ormai gestisco direttamente il tuo ufficio stampa” non compare letteralmente nel questionario, ma lo spirito è abbastanza vicino.
Una seconda fase ha coinvolto 395 donne nel Regno Unito. La struttura a sei dimensioni ha retto anche su questo campione e, mettendo insieme i dati statunitensi e britannici, i ricercatori hanno realizzato anche una versione abbreviata di appena 18 domande. Totale: 797 partecipanti. La scala breve ha mantenuto proprietà psicometriche simili a quella completa.
La parte più interessante arriva però quando i punteggi del mankeeping vengono confrontati con altri indicatori psicologici. Nel campione statunitense, cinque delle sei dimensioni erano associate in misura da moderata a forte a maggiori livelli autodichiarati di depressione, ansia e stress. Tutte e sei erano invece associate a minore soddisfazione nella relazione e a livelli più elevati di carico e burnout relazionale.
Anche le convinzioni sui ruoli di genere hanno lasciato una piccola impronta: le donne con idee più tradizionali riportavano più frequentemente i comportamenti pratici di mankeeping. Gli stessi autori invitano alla prudenza, perché queste convinzioni potrebbero influenzare anche il modo in cui le partecipanti interpretano e descrivono ciò che ritengono di “dover” fare all’interno della coppia.
I risultati completi, compresi metodo, analisi psicometriche e limiti, sono disponibili nell’articolo pubblicato su Sex Roles.
Il problema nasce anche dalle amicizie maschili che si assottigliano, ma questa ricerca non dice che ogni fidanzato senza amici sia un caso clinico
Il mankeeping nasce dentro una discussione più ampia sulla cosiddetta “recessione delle amicizie maschili”. Ferrara e Vergara hanno descritto molte reti di sostegno maschili come fortemente centrate sulla relazione romantica: quando le amicizie si riducono o diventano meno intime, una parte crescente del sostegno emotivo può finire sulla partner.
L’idea alla base del mankeeping è quindi che una rete più fragile possa riversare una quota crescente dei bisogni sociali ed emotivi sul rapporto di coppia. Una partner finisce così per essere contemporaneamente compagna, migliore amica, confidente, organizzatrice di aperitivi e addetta al recupero delle vecchie conoscenze. Un organigramma snello, diciamo.
La ricerca, però, non consente di stabilire che il mankeeping causi burnout, depressione o insoddisfazione di coppia. I dati sono trasversali e basati sulle risposte delle partecipanti. Inoltre, le misure utilizzate per burnout e carico relazionale sono state adattate da strumenti nati in altri contesti, dettaglio che gli stessi autori indicano tra i limiti dello studio.
C’è anche un altro confine importante: lo studio ha raccolto il punto di vista delle donne, non quello dei loro partner. I campioni provenivano soltanto da Stati Uniti e Regno Unito, quindi serviranno verifiche in altri Paesi e contesti culturali. Gli autori propongono inoltre lo sviluppo di una scala complementare costruita dalla prospettiva maschile, per capire come gli uomini percepiscano questo lavoro e quanto siano consapevoli del carico che può ricadere sulla compagna.
Quindi niente diagnosi al fidanzato perché non organizza una cena dal 2019. La novità è più sobria e forse più utile: adesso esiste uno strumento per studiare quantitativamente un lavoro che dentro alcune coppie rischia di diventare invisibile proprio perché viene scambiato per normale amministrazione.
E se per vedere i suoi amici bisogna ricordargli i compleanni, aprire il gruppo WhatsApp, proporre la data, prenotare il tavolo e convincerlo anche a uscire, almeno adesso quella mansione ha un nome.

La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
- https://link.springer.com/article/10.1007/s11199-026-01661-2
- https://gender.stanford.edu/publications/theorizing-mankeeping-male-friendship-recession-and-womens-associated-labor-structural
- https://link.springer.com/article/10.1007/s11199-026-01661-2
developed by Digitrend