Perché dimentichiamo i nomi ma non la bici: il cervello seleziona con criterio
- Il cervello dimentica selettivamente per non sovraccaricarsi
- I ricordi si formano tramite connessioni tra neuroni chiamate engrammi
- Spesso non si dimentica il ricordo, ma si perde la capacità di accedervi
- Fattori come stress e solitudine peggiorano la memoria
- La memoria serve anche a prevedere il futuro, non solo a ricordare il passato
C’è un motivo se ti ricordi benissimo come pedalare ma hai un blackout ogni volta che incontri quel collega di tua sorella: il cervello è un magazziniere severo. Non archivia tutto quello che entra, anzi, fa una bella selezione. A regolare il traffico ci sono gli engrammi, cioè piccoli gruppi di neuroni attivati che custodiscono un ricordo. Ma, attenzione: se anche un engramma è intatto, non è detto che sia accessibile. A volte è come sapere di avere le chiavi… ma non ricordarsi dove.
I neuroscienziati Mitchell de Snoo e Paul Frankland spiegano che la dimenticanza è un processo attivo, non un difetto. Dimenticare serve, e non solo per rimuovere quell’esame di matematica disastroso. Alcuni ricordi vengono archiviati “fuori portata” perché non utili al momento, o peggio, potrebbero ostacolare nuove informazioni. Quindi no, non sei smemorato: il tuo cervello è semplicemente ottimizzato.
Memoria selettiva: chi resta fuori dal club dei ricordi
Esistono due scenari quando non ricordiamo qualcosa: o il ricordo è proprio sparito (l’engramma si è dissolto), oppure è ancora lì ma non riusciamo a ripescarlo. Immagina di cercare una maglietta nell’armadio: o non c’è più, oppure c’è ma è sommersa da altri vestiti. Nel secondo caso, i ricercatori sono riusciti a “riaccendere” artificialmente questi ricordi nei topi grazie a tecniche luminose. Sì, letteralmente con una lampadina nel cervello.
Anche se non abbiamo lucine nel cervello, capita a tutti di sapere di avere un ricordo ma non riuscire a riportarlo alla mente. È quella situazione frustrante tipo: “Ce l’ho sulla punta della lingua!” La causa? Può dipendere da variabili interne (stanchezza, emozioni, farmaci) oppure esterne (luci, rumore, ambiente). Il cervello, a quanto pare, è facilmente influenzabile, un po’ come noi davanti all’ultima serie su Netflix.
Stress, solitudine e topi smemorati: le insidie per la memoria
Gli esperimenti dimostrano che stress e isolamento sociale abbassano la capacità di recuperare ricordi. Ecco spiegato perché quando sei sotto pressione dimentichi pure dove hai parcheggiato. Oppure perché le persone più sole tendono ad avere una memoria meno brillante. Il cervello, insomma, ha bisogno di stimoli e di contatto, proprio come le piante con la luce.
La memoria non è tutta uguale. Abbiamo quella a breve termine (ottima per ricordare la lista della spesa e poi cancellarla dopo due minuti) e quella a lungo termine, che può durare anche tutta la vita. Ma non illuderti: anche quest’ultima può essere disturbata se arrivano troppi ricordi nuovi a intasare il sistema. Il cervello non si riempie come un hard disk, ma può diventare un po’ disorganizzato.
Il passato serve solo se aiuta a prevedere il futuro
Il cervello non tiene tutto per fare collezione di ricordi: lo fa per una ragione più nobile. Conserva ciò che serve per orientarci nel futuro. Un ricordo che non è più utile, viene accantonato. Un po’ come quella guida del 2002 su come usare Internet Explorer.
Perfino l’ippocampo, sede centrale della memoria, crea nuovi neuroni nel tempo, un processo chiamato neurogenesi. Ma ecco il colpo di scena: troppi neuroni nuovi possono destabilizzare gli engrammi e farti dimenticare anche ciò che era ben saldo. Più memoria biologica, meno ricordi. Paradossale, ma vero.
Quando ricordare è un problema: tra traumi e monumenti
Ci sono disturbi, come il PTSD, in cui il cervello non riesce a dimenticare. I ricordi traumatici si ripresentano come fantasmi insistenti. In quel caso, riuscire a dimenticare sarebbe terapeutico. Al contrario, nelle demenze, il problema è che i ricordi non si formano proprio. Capire come funziona la dimenticanza può aiutare a trattare entrambi gli estremi.
Leggi anche: Possiamo fidarci dei nostri ricordi?
Infine c’è anche una memoria collettiva, fatta di monumenti e lapidi. Ma negli ultimi anni sono arrivati i contro-memoriali, come quello dell’11 settembre a New York. Non celebrano, ma fanno riflettere. E forse, anche lì, il messaggio è che non tutti i ricordi devono essere scolpiti nella pietra. Alcuni, semplicemente, si tengono accesi nella mente. Quando servono. E se non servono più, ciao ciao engramma.

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- https://www.corriere.it/salute/neuroscienze/25_aprile_05/perche-non-ricordiamo-un-nome-familiare-o-un-appuntamento-e-perche-invece-non-dimentichiamo-come-si-va-in-bici-5b974ebb-a60d-44fb-a798-72246975axlk.shtml
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- https://www.saperescienza.it/news/mente-cervello/perche-non-dimentichiamo-come-andare-in-bicicletta-07-01-2019/
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