Quando camminiamo senza meta tendiamo a girare a sinistra
- Il fenomeno è stato osservato in adulti, adolescenti e bambini, sia in spazi chiusi sia in un cortile aperto
- La tendenza antioraria è comparsa anche quando oltre 200 partecipanti hanno camminato da soli, senza una folla da seguire
- Essere destrimani o mancini, avere un piede o un occhio dominante e perfino coprire l’occhio destro non ha spiegato il fenomeno
- Un esperimento condotto in Giappone ha indebolito anche l’ipotesi che la direzione dipenda dalle abitudini culturali nel traffico pedonale
- Gli autori ritengono possibile un’origine biomeccanica o neurologica, ma per ora il motivo preciso resta sconosciuto
Nel 2020 un gruppo di ricercatori stava osservando persone che camminavano mantenendo le distanze, occupazione diventata improvvisamente molto di moda per ragioni che ricordiamo fin troppo bene. Rivedendo i filmati, però, notarono qualcosa che con il Covid c’entrava poco: lasciati liberi di muoversi, i partecipanti cominciavano progressivamente a camminare in senso antiorario.
Nessuno glielo aveva chiesto. Nessuno sembrava accorgersene. E da quella stranezza è partito un lavoro durato anni, culminato nello studio Individual locomotor bias drives counterclockwise motion in pedestrian crowds, pubblicato su Nature Communications nel giugno 2026.
La precisazione è importante: lo studio non dice che ogni essere umano, mollato in mezzo a una piazza, comincerà inevitabilmente a fare il criceto verso sinistra. I ricercatori parlano di una tendenza media robusta verso il movimento antiorario, osservata quando le persone possono vagare senza una destinazione precisa e senza forti vincoli esterni. Negli esperimenti reali esiste una notevole variabilità individuale: alcuni girano in senso orario, altri cambiano direzione, altri ancora procedono più dritti.
La tendenza a camminare in senso antiorario resiste persino all’assenza completa di altre persone
La prima spiegazione sembrava quasi troppo semplice. In un precedente studio pubblicato nel 2022 su Scientific Reports, lo stesso gruppo aveva ipotizzato che il fenomeno dipendesse dalla prevalenza dei destrimani, che in certe condizioni mostrano una preferenza per voltarsi a sinistra davanti a un ostacolo. Mettete abbastanza persone così dentro uno spazio circolare e, gira che ti rigira — letteralmente — ottenete una corrente antioraria.
Per verificarlo, all’Università di Navarra i ricercatori hanno coinvolto 50 adulti, classificandoli prima in base alla direzione scelta quando raggiungevano una parete. Poi hanno costruito gruppi con differenti percentuali di persone che preferivano voltarsi a destra o a sinistra e li hanno fatti camminare liberamente dentro un’arena circolare di cinque metri di raggio.
La rotazione antioraria continuava a comparire. Persino nei test composti interamente da persone precedentemente classificate come inclini a girare a destra e in quelli con partecipanti mancini, la direzione media restava la stessa. La parete, insomma, aveva un ottimo alibi.
A quel punto i ricercatori hanno eliminato quasi del tutto anche i confini fisici. 107 ragazzi tra i 13 e i 14 anni sono stati lasciati camminare in un cortile scolastico di Pamplona grande circa 50 per 60 metri. Le riprese, effettuate dall’alto con un drone, hanno mostrato nuovamente la tendenza antioraria, addirittura in un ambiente molto meno costrittivo.
Restava la cultura. In Spagna le persone tendono a scansarsi sulla destra quando incrociano qualcuno; in Giappone accade più spesso il contrario. Se la rotazione dipendesse da queste piccole regole apprese camminando in mezzo agli altri, 39 partecipanti giapponesi avrebbero dovuto mandare tutto all’aria e girare nell’altro senso.
Macché. Anche all’Università di Tokyo il movimento medio rimase antiorario. I ricercatori passarono quindi ai bambini sotto i sei anni, analizzando dati raccolti durante attività di euritmia in un asilo giapponese. In quelle sessioni la preferenza antioraria risultò addirittura particolarmente marcata, anche se gli autori osservano che l’imitazione reciproca tra bambini durante un’attività ritmica potrebbe averla amplificata.
Nemmeno un questionario somministrato a 168 persone ha trovato una regola sociale nascosta capace di spiegare il comportamento. Anzi: se dalle risposte fosse emersa una vaga aspettativa condivisa, avrebbe puntato più facilmente verso il senso orario. Il corpo, evidentemente, non aveva letto il sondaggio.
Dal comportamento della folla al singolo individuo
L’esperimento più interessante arriva quando la folla sparisce completamente. All’Università di Navarra sono stati reclutati 209 adulti, invitati uno per volta a camminare liberamente per 60 secondi in uno spazio esagonale vuoto. Nessuno da seguire, nessuno da evitare, nessuna corrente umana nella quale lasciarsi trascinare.
Eppure la distribuzione delle traiettorie mostrava ancora una netta asimmetria verso il senso antiorario. Dopo le esclusioni previste dall’analisi delle caratteristiche laterali, il test statistico principale su 156 partecipanti ha confermato che la tendenza mediana era significativamente diversa da zero e orientata in senso antiorario.
Gli autori hanno provato a cercare il colpevole praticamente ovunque: mano dominante, piede dominante, occhio dominante e sesso. Nessuna di queste variabili ha mostrato differenze statisticamente significative. A 49 persone è stato perfino coperto l’occhio destro per capire se alterare il campo visivo potesse spostare la direzione: niente di decisivo neppure lì. Va detto che alcuni sottogruppi erano piccoli — soltanto 14 mancini e 18 persone con dominanza del piede sinistro — quindi effetti più deboli non possono essere esclusi.
I dati grezzi, le traiettorie e il codice utilizzato per le analisi sono stati pubblicati nel dataset dello studio su Zenodo, che comprende gli esperimenti svolti in Spagna e Giappone e le 209 traiettorie individuali.
A questo punto la risposta più corretta alla domanda “perché giriamo a sinistra?” è anche la meno soddisfacente: ancora non lo sappiamo. Gli autori citano come possibile pista piccole asimmetrie sensomotorie o vestibolari. Studi precedenti su persone bendate hanno mostrato che, tentando di procedere dritte senza riferimenti visivi, possono deviare fino a descrivere traiettorie circolari. È una possibilità, non la spiegazione definitiva.
E soprattutto non è una legge universale. Gli stessi ricercatori avvertono che segnali, ostacoli, obiettivi precisi, folle molto dense o situazioni di emergenza possono attenuare oppure cancellare completamente questa preferenza. Lo studio riguarda persone sane, soprattutto bambini, adolescenti e giovani adulti; non sappiamo ancora se la stessa tendenza valga allo stesso modo negli anziani o nelle persone con difficoltà motorie.
Capire da dove arrivi potrebbe avere conseguenze molto concrete: aeroporti, stazioni, musei e grandi spazi pubblici vengono progettati anche studiando come scorrono le persone. Se esiste davvero una piccola preferenza spontanea nella nostra locomozione, ignorarla sarebbe un po’ come mettere una porta esattamente dove nessuno ha voglia di passare.
Per ora sappiamo una cosa curiosamente precisa: quando ci lasciano liberi di andare dove ci pare, una parte sorprendentemente consistente di noi sceglie la sinistra. Il motivo, dopo cinque anni di esperimenti, continua serenamente ad andare per conto suo.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://www.nature.com/articles/s41467-026-73713-w
- https://www.nature.com/articles/s41598-022-06493-0
- https://zenodo.org/records/19592341
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