Quando la febbre comanda: perché il cervello ci rinchiude in casa
- Quando siamo malati tendiamo a voler stare da soli, un comportamento guidato dal cervello e non solo dalla stanchezza
- La molecola interleuchina-1 beta inviata dal sistema immunitario attiva neuroni nel nucleo del rafe dorsale, sopprimendo l’interesse per la vita sociale
- I neuroni coinvolti producono serotonina, influenzando direttamente il nostro umore e inducendo il ritiro sociale
- L’isolamento sociale è indipendente dal letargo o dalla fatica fisica e viene attivato da circuiti cerebrali specifici, come il setto laterale intermedio
- Questo meccanismo protegge gli altri dal contagio e permette al corpo di concentrarsi sul recupero, trasformando l’isolamento in un processo biologico attivo
Quando ci ammaliamo, quel desiderio irresistibile di stare soli non è solo pigrizia o voglia di divano. Secondo uno studio pubblicato su Cell e condotto da ricercatori del MIT e della Harvard Medical School, il nostro cervello riceve un vero e proprio segnale dal sistema immunitario che ci impone l’isolamento. Una molecola chiamata interleuchina-1 beta accende specifici neuroni nel nucleo del rafe dorsale, innescando un circuito che sopprime il comportamento sociale e ci fa perdere interesse per qualsiasi attività di gruppo.
Gli scienziati hanno testato 21 citochine diverse in topi da laboratorio, ma solo l’interleuchina-1 beta ha replicato l’isolamento tipico delle infezioni. Il nucleo dorsale del rafe si è rivelato il centro nevralgico di questo comportamento: qui si trovano neuroni responsabili della produzione di serotonina, la molecola dell’umore, che, una volta attivata, ci trasforma in solitari forzati.
Isolamento e stanchezza: due mondi separati
Contrariamente a quanto molti pensano, l’isolamento sociale non dipende dalla stanchezza o dal letargo tipico della malattia. Gloria Choi spiega chiaramente: “I nostri risultati mostrano che l’isolamento sociale dopo una sfida immunitaria è autoimposto e guidato da un processo neuronale attivo, invece di essere una conseguenza secondaria dei sintomi fisiologici della malattia, come la sonnolenza”.
Usando tecniche di optogenetica, che permettono di controllare i neuroni con impulsi di luce, i ricercatori hanno identificato il setto laterale intermedio come la regione chiave: stimolandolo, i topi hanno mostrato lo stesso ritiro sociale osservato durante le infezioni, anche con batteri come la salmonella. In pratica, il nostro cervello diventa un piccolo dittatore che obbedisce alle istruzioni del sistema immunitario.
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Perché stiamo soli quando siamo malati
Questo meccanismo ha un senso evolutivo: stare soli protegge gli altri dal contagio e ci permette di riposare senza interferenze sociali. Il cervello non lascia nulla al caso: decide per noi quando è il momento di chiudersi in casa, ignorare messaggi e appuntamenti e concentrarsi sulla guarigione. Quindi, la prossima volta che ti senti in colpa per aver declinato una cena o ignorato un messaggio durante l’influenza, ricorda: non sei asociale, sei semplicemente il prodotto di un cervello collaborativo con il sistema immunitario. Un isolamento imposto dalla biologia, non dalla pigrizia.

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- https://www.gazzetta.it/salute/07-12-2025/perche-quando-siamo-malati-vogliamo-stare-da-soli-colpa-del-cervello.shtml
- https://www.cell.com/cell/abstract/S0092-8674(25)01245-0
- https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41297539/
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