Quante volte dovremmo andare in bagno? La risposta è molto meno rigida di quanto pensiamo

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Quante volte dovremmo andare in bagno? La risposta è molto meno rigida di quanto pensiamo

| 25/09/2026
Fonte: Pexels

Quante volte è normale fare la cacca? La risposta non è scontata

  • Andare di corpo una volta al giorno non è un requisito per avere un intestino sano
  • Negli adulti il range considerato normale può andare da tre evacuazioni al giorno a tre alla settimana
  • In uno studio su 4.775 adulti, il 95,9% di chi riferiva abitudini intestinali normali rientrava proprio in questo intervallo
  • Frequenza, consistenza delle feci, dolore, sforzo e cambiamenti rispetto alle proprie abitudini vanno considerati insieme
  • Sangue nelle feci, dolore persistente, vomito, febbre o perdita di peso involontaria richiedono una valutazione medica

 

Una volta al giorno. Possibilmente al mattino. Rapidi, regolari e con quella puntualità che neppure certi treni svizzeri riescono più a garantire. Quando si parla di quante volte è normale fare la cacca, molti hanno in testa questo modello. Peccato che l’intestino umano abbia ricevuto una copia diversa del regolamento.

Il range considerato compatibile con normali abitudini intestinali negli adulti è molto più largo: da tre evacuazioni al giorno a tre alla settimana. Significa che una persona può andare in bagno ogni mattina, un’altra a giorni alterni e un’altra ancora più volte nella stessa giornata senza che il numero, da solo, permetta di decretare quale intestino stia “funzionando meglio”.

La vecchia regola della scarica quotidiana resiste benissimo nell’immaginario collettivo. Una revisione pubblicata nel 2026 su Frontline Gastroenterology la inserisce infatti tra i miti ancora diffusi sulla stitichezza: evacuare ogni giorno non è necessario per essere regolari. Il colon, insomma, non deve timbrare il cartellino.

Studi sugli adulti sani mostrano una normalità decisamente più elastica

Uno dei dati più solidi arriva da uno studio condotto dal Beth Israel Deaconess Medical Center e dalla Harvard Medical School, pubblicato sull’American Journal of Gastroenterology. I ricercatori hanno analizzato le risposte di 4.775 adulti statunitensi che, nel National Health and Nutrition Examination Survey 2009-2010, avevano dichiarato di avere abitudini intestinali normali.

Il risultato è abbastanza eloquente: il 95,9% evacuava tra tre e 21 volte alla settimana. Ventuno significa tre volte al giorno, tre significa all’incirca una volta ogni due giorni e mezzo. Dentro ci sta un bel pezzo di umanità, comprese le persone che non hanno mai avuto il famoso appuntamento quotidiano con il bagno e hanno trascorso anni a credersi inspiegabilmente difettose.

Lo studio ha esaminato anche la consistenza attraverso la Bristol Stool Form Scale, la scala che classifica le feci da 1, piccoli pezzi duri e separati, a 7, completamente liquide. Tra gli uomini che riferivano una normale funzione intestinale, il 90% si collocava tra i tipi 3 e 5; tra le donne il 90% occupava un intervallo più ampio, tra 2 e 6. Anche qui, quindi, la natura sembra poco interessata alle nostre simpatie per le classifiche perfette.

Una recente dichiarazione internazionale di consenso sulla salute intestinale pubblicata su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology indica ancora come normale un intervallo di tre-21 evacuazioni spontanee complete alla settimana. Frequenza sì, dunque. Ossessione per il sette su sette, decisamente meno.

Quando il numero smette di essere solo un numero

Questo non significa che qualsiasi frequenza vada sempre bene. Il numero acquista senso insieme a consistenza delle feci, facilità dell’evacuazione, dolore, gonfiore e soprattutto cambiamenti rispetto alla propria routine. Una persona che è sempre andata in bagno quattro volte alla settimana e continua a stare bene ha una storia molto diversa da chi passa improvvisamente da una volta al giorno a una volta ogni quattro o cinque giorni.

La stitichezza, del resto, non viene definita soltanto contando le visite alla toilette. I criteri clinici includono anche feci dure o grumose, sforzo frequente, sensazione di evacuazione incompleta o di ostruzione e, tra gli altri elementi, meno di tre evacuazioni spontanee alla settimana. Fare poco, farlo male e dover affrontare ogni seduta come la finale olimpica di sollevamento pesi sono informazioni parecchio più utili del semplice “ieri non sono andato”.

Anche il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases, l’istituto dei National Institutes of Health statunitensi dedicato tra l’altro alle malattie digestive, ricorda che le persone possono avere ritmi intestinali diversi. Tra i segni della stitichezza indica meno di tre evacuazioni settimanali, feci dure, secche o grumose, difficoltà o dolore nell’espulsione e la sensazione di non essersi svuotati completamente.

Dieta e quantità di fibre, liquidi, movimento, farmaci, stress, ormoni e cambiamenti nelle abitudini possono modificare il ritmo intestinale. Il numero perfetto universale continua quindi a non presentarsi all’appello. Esiste piuttosto una normalità personale dentro un intervallo molto ampio, e conoscerla permette di accorgersi meglio quando qualcosa cambia davvero.

Ci sono poi segnali davanti ai quali il calendario delle evacuazioni passa in secondo piano. Il NIDDK raccomanda di rivolgersi al medico in presenza di stitichezza associata a sangue nelle feci o sanguinamento rettale, dolore addominale continuo, incapacità di espellere gas, vomito, febbre o perdita di peso involontaria. Anche un cambiamento persistente e inspiegabile delle proprie abitudini merita attenzione.

Per tutti gli altri resta una notizia piuttosto liberatoria: saltare un giorno non significa automaticamente essere stitici e andare due volte al giorno non significa avere un intestino iperattivo. Tre al giorno, tre alla settimana e parecchie combinazioni nel mezzo possono convivere tranquillamente sotto la stessa etichetta di normalità. Finalmente un ambito della vita in cui essere regolari non significa per forza fare tutto ogni giorno.

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