Se una casa vecchia ti mette i brividi, forse non sono fantasmi: potrebbe essere colpa degli infrasuoni
- Lo studio ha coinvolto 36 studenti della MacEwan University esposti, a loro insaputa, a infrasuoni di circa 18 Hz
- Chi era esposto agli infrasuoni mostrava livelli più alti di cortisolo salivare e riferiva maggiore irritabilità e minore interesse
- I partecipanti non riuscivano a capire in modo affidabile se gli infrasuoni fossero accesi oppure spenti
- Tubature, ventilazione, impianti di riscaldamento e traffico possono generare frequenze molto basse simili a quelle testate
- Il campione era piccolo e l’esposizione brevissima: lo studio suggerisce un possibile meccanismo, non dimostra che le case “infestate” siano spiegate dagli infrasuoni
Due subwoofer nascosti, 36 studenti e una frequenza di circa 18 Hz. Per qualche minuto metà dei partecipanti ha ascoltato qualcosa che, tecnicamente, quasi non poteva ascoltare affatto. Eppure il corpo sembra essersene accorto.
Un esperimento condotto alla MacEwan University di Edmonton, in Canada, e pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience ha rilevato che l’esposizione a infrasuoni, cioè onde sonore sotto i 20 Hz e generalmente al di sotto della soglia dell’udito umano, era associata a un aumento del cortisolo salivare e a una maggiore irritabilità.
Una possibile spiegazione, dunque, per quella sensazione molto cinematografica del “qui dentro c’è qualcosa che non va” provata in certi seminterrati, edifici vecchi o luoghi considerati infestati. Il fantasma può continuare a riposare: prima conviene dare un’occhiata alle tubature.
Gli autori, però, non hanno dimostrato che le presunte case infestate siano in realtà grandi casse acustiche per frequenze bassissime. Hanno verificato in laboratorio qualcosa di più preciso e interessante: il nostro organismo potrebbe reagire a un suono anche quando noi non siamo consapevoli di sentirlo.
Due subwoofer nascosti, 36 studenti e 18 Hz
I ricercatori hanno reclutato 36 studenti universitari, 27 donne e 9 uomini, con un’età compresa tra 18 e 36 anni. I test si sono svolti alla MacEwan University tra il 24 luglio e il 3 agosto 2023.
I partecipanti sono stati assegnati casualmente a quattro gruppi. Alcuni ascoltavano musica strumentale rilassante, altri un sottofondo ambientale inquietante degno del momento in cui nel film horror qualcuno decide, inspiegabilmente, di scendere da solo in cantina. In entrambi i casi gli infrasuoni a circa 18 Hz potevano essere accesi oppure spenti.
A produrli erano due subwoofer nascosti alla vista. L’intensità misurata nelle stanze oscillava tra 75 e 78 decibel. Prima dell’esperimento e circa venti minuti dopo l’inizio dell’esposizione venivano inoltre raccolti campioni di saliva per misurare il cortisolo, un ormone utilizzato come indicatore della risposta fisiologica allo stress.
Il dettaglio più interessante è che i partecipanti non erano in grado di riconoscere correttamente la presenza degli infrasuoni: quando veniva chiesto loro se fossero accesi, le risposte non andavano meglio del caso.
Il corpo, invece, qualche differenza l’ha mostrata.
Nel gruppo esposto agli infrasuoni il cortisolo salivare risultava più elevato dopo l’esperimento. I partecipanti riferivano inoltre più irritabilità, minore interesse e tendevano a giudicare la musica ascoltata come più triste. Quest’ultimo risultato è stato il più marcato tra le valutazioni soggettive.
Non è emerso, invece, un aumento significativo della paura o dell’ansia. Quindi niente panico da presenza demoniaca dietro la tenda: l’effetto osservato somigliava maggiormente a una vaga sensazione di fastidio e disagio.
Gli autori hanno anche controllato se potesse entrare in gioco l’aspettativa. Credere che l’infrasuono fosse acceso non risultava associato alle variazioni di cortisolo. Il fenomeno osservato, almeno nelle condizioni dell’esperimento, non sembrava quindi ridursi al classico “me l’hanno detto e adesso lo sento”.
Come spiegato anche nel comunicato pubblicato da Frontiers, Rodney Schmaltz, professore di Psicologia alla MacEwan University e autore senior dello studio, ha ricordato che gli infrasuoni possono essere presenti vicino a sistemi di ventilazione, traffico, macchinari industriali e impianti meccanici.
Negli edifici più vecchi, soprattutto nei seminterrati, tubature e impianti di ventilazione possono produrre vibrazioni a bassa frequenza. Se una persona entra già sapendo che il posto ha fama di essere infestato, una sensazione fisica difficile da identificare dispone quindi di un magnifico ufficio stampa: il fantasma.
Prima di sfrattare i fantasmi, però, lo studio ha parecchi limiti
Il legame con le case infestate rimane infatti un’ipotesi plausibile, non una dimostrazione. L’esperimento si è svolto in laboratorio, l’esposizione all’audio è durata circa cinque minuti ed è stata utilizzata una sola frequenza, intorno ai 18 Hz.
Il campione era inoltre molto piccolo e composto esclusivamente da studenti universitari, prevalentemente donne. Gli stessi autori specificano che i risultati devono essere replicati su gruppi più numerosi e diversificati, usando frequenze e durate differenti. Le misurazioni soggettive dell’umore sono state raccolte soltanto dopo l’esposizione e alcune analisi hanno carattere esplorativo.
C’è poi un particolare che rende la faccenda ancora più interessante. Nel 2026 un progetto di ricerca studentesco della stessa MacEwan University ha misurato gli infrasuoni in diversi luoghi considerati infestati. Le frequenze basse erano presenti, ma i dati non erano abbastanza forti da stabilire una correlazione significativa tra quantità di infrasuoni e numero di esperienze paranormali raccontate nei diversi luoghi.
Insomma, il povero tubo del riscaldamento non può ancora essere incriminato per ogni apparizione dal Medioevo a oggi.
Il gruppo di Schmaltz studia da anni proprio il rapporto tra percezione, credenze paranormali e infrasuoni. In precedenti esperimenti alla MacEwan University, alcuni volontari esposti agli infrasuoni prima di entrare in una casa dell’orrore commerciale erano rimasti al suo interno meno a lungo rispetto agli altri; ricerche successive hanno però prodotto risultati meno lineari. La stessa università ricostruisce questo filone di studi sul rapporto tra fantasmi, aspettative e percezione.
Il nuovo lavoro aggiunge un elemento più solido perché affianca alle sensazioni riferite dai partecipanti una misura fisiologica, il cortisolo. Bisognerà verificare cosa accada con esposizioni di ore, frequenze diverse e ambienti reali, dove un edificio non è certamente un laboratorio e dentro il pacchetto entrano buio, odori, rumori, aspettative e magari anche l’amico che continua a ripetere di aver visto “una signora vestita di bianco”.
Per ora sappiamo qualcosa di meno spettacolare e probabilmente più utile: un rumore che non riusciamo coscientemente a sentire può comunque accompagnarsi a una risposta misurabile del nostro organismo.
La prossima volta che una cantina vi farà venire voglia di risalire le scale molto velocemente, quindi, le possibilità restano aperte. Fantasma, suggestione oppure una caldaia con insospettabili talenti da film horror.

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Questo articolo è stato verificato con:
- https://www.frontiersin.org/journals/behavioral-neuroscience/articles/10.3389/fnbeh.2026.1729876/full
- https://www.frontiersin.org/news/2026/04/27/vibrating-pipes-restless-spirits-increased-stress-irritability-infrasound-exposure-paranormal-experiences-frontiers-behavioral-neuroscience
- https://www.macewan.ca/c/documents/research-srd-abstracts-2026.pdf
- https://www.macewan.ca/campus-life/news/2024/10/research-recasted-schmaltz-24/
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