Respirare con il lato B: la sorprendente frontiera della medicina d’urgenza

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Respirare con il lato B: la sorprendente frontiera della medicina d’urgenza

| 16/12/2025
Fonte: Pixabay

Ventilazione enterale, una tecnica che fa ridere ma potrebbe salvare vite

  • Un team della Tokyo Medical and Dental University ha sviluppato la ventilazione enterale, ossia somministrare ossigeno attraverso il retto come alternativa all’intubazione
  • La tecnica si ispira ad alcuni animali che assorbono ossigeno attraverso l’intestino posteriore in situazioni di scarsità di ossigeno
  • In laboratorio hanno testato la perfluorodecalina ossigenata, un liquido sicuro capace di trasportare ossigeno e anidride carbonica, con risultati promettenti
  • I primi esperimenti sugli esseri umani hanno dimostrato che la procedura è sicura, sebbene alcuni volontari abbiano riportato gonfiore e fastidio addominale
  • Il passo successivo sarà valutare l’efficacia clinica della tecnica nel migliorare i livelli di ossigeno nel sangue dei pazienti

 

Può sembrare uno scherzo, ma la scienza giapponese prende molto sul serio il concetto di respirare con il sedere. Nel 2021, un gruppo della Tokyo Medical and Dental University ha presentato la ventilazione enterale (EVA), una tecnica pensata come alternativa alla respirazione meccanica tramite intubazione. L’idea può far sorridere, ma dietro c’è una logica solida: l’ossigeno può essere assorbito attraverso la mucosa intestinale, proprio come fanno alcuni pesci e altri animali in situazioni di scarsità di ossigeno.

I ricercatori hanno notato che il retto presenta una fitta rete di vasi sanguigni, simile a quella che permette l’assorbimento dei farmaci somministrati per via rettale. Questo ha portato a chiedersi: se funziona con i farmaci, perché non con l’ossigeno? Così è nata l’idea di utilizzare la perfluorodecalina ossigenata, un liquido già sicuro per uso clinico, per trasportare ossigeno e anidride carbonica direttamente nel sangue. I primi test in laboratorio hanno mostrato risultati promettenti, soprattutto per i pazienti con insufficienza respiratoria grave.

Dai laboratori agli esseri umani

Quest’anno, la tecnica è stata sperimentata per la prima volta su 27 volontari maschi sani. I partecipanti hanno trattenuto tra 25 e 1.500 millilitri di liquido non ossigenato nel retto per 60 minuti. Nessun effetto avverso grave è stato segnalato, anche se chi ha trattenuto i volumi più alti ha provato gonfiore, fastidio e dolore. La procedura si è dimostrata sicura e tollerabile, gettando le basi per i prossimi studi sull’efficacia clinica.

Gli autori sottolineano che si tratta di un primo passo, finalizzato a capire se l’ossigeno somministrato in questo modo può davvero supportare i pazienti in condizioni critiche. La speranza è che in futuro la ventilazione enterale possa affiancare o sostituire temporaneamente le tecniche tradizionali di respirazione assistita, salvando vite in contesti di emergenza dove l’intubazione non è immediata.

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Una frontiera che fa discutere

La ventilazione enterale ha già attirato l’attenzione degli IgNobel, premiando la ricerca che fa ridere e riflettere allo stesso tempo. Se la prossima fase clinica confermerà l’efficacia, ciò che oggi suscita risate potrebbe diventare una tecnica rivoluzionaria nella medicina d’urgenza, dimostrando che a volte la scienza può davvero sorprenderti… e sì, anche attraverso il sedere.

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