Sai parlare la lingua dei gatti? Te lo insegniamo noi

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Sai parlare la lingua dei gatti? Te lo insegniamo noi

| 03/01/2026
Fonte: Pexels

Parlare Gattese è possibile? Guida quasi seria alla comunicazione felina

  • I gatti comunicano molto, ma spesso gli umani faticano a cogliere i segnali più sfumati del loro linguaggio del corpo
  • Uno studio su 368 persone ha valutato la capacità di riconoscere stati d’animo felini attraverso video di interazioni
  • Le emozioni positive sono interpretate facilmente, mentre quelle negative e sottili generano molti errori
  • Posizione di orecchie e coda, tensione del corpo e vocalizzi sono indicatori chiave dello stato emotivo del gatto
  • Gli esperti propongono cinque regole base per interagire correttamente, tra cui evitare zone off-limits e fermarsi ai primi segnali di stress

 

Capire i gatti non è un’abilità mistica riservata a druidi e stregoni. È più che altro un esercizio di osservazione, pazienza e, di tanto in tanto, intuito felino preso in prestito. Nonostante la fama di creature indecifrabili, i gatti comunicano eccome, e molto più apertamente di quanto si pensi. Per esempio, usano i miagolii quasi esclusivamente per parlare con gli umani, un po’ come se avessero creato un idioma personalizzato per noi, visto che tra loro preferiscono metodi più silenziosi.

Uno studio pubblicato su Frontiers in Ethology ha messo alla prova la nostra abilità nel capire questa lingua speciale. A 368 persone sono stati mostrati video di interazioni tra gatti ed esseri umani. In metà dei casi i felini erano a proprio agio, nell’altra metà mandavano segnali di noia, stress o desiderio di solitudine. Il compito era semplice sulla carta: capire come stesse il gatto. Il risultato? Siamo dei maestri nel riconoscere i momenti felici, un po’ meno nel decifrare quelli più delicati.

Segnali positivi facili, segnali negativi… un po’ meno

Di fronte ai video più negativi, quasi tutti i partecipanti hanno indovinato lo stato d’animo del micio. Ma quando i segnali diventavano più sottili, la percentuale di errori saliva rapidamente. Il 73% ha sbagliato almeno una volta. In pratica, se il gatto manda segnali evidenti sappiamo capirlo, ma se comunica con sfumature più raffinate rischiamo di interpretarlo come un romanzo in lingua sconosciuta.

Tra i segnali più utili ci sono la posizione delle orecchie e degli occhi, la tensione del corpo e la coda che si muove un po’ troppo velocemente per essere un saluto amichevole. A volte basta un battito di orecchie per capire che è meglio rimandare quell’idea di coccolarlo.

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Le cinque regole per non fare figuracce con un gatto

Gli autori dello studio propongono anche alcune linee guida. La prima è semplice: non toccare zone sensibili come zampe e base della coda. In generale, meglio evitare di usare le mani per giocare. Bisogna poi imparare a interpretare coda e orecchie, soprattutto quando sono schiacciate. E attenzione ai vocalizzi: i trilli sono un sì, soffi e ringhi un no secco. La regola più importante rimane però una: se il gatto sembra anche solo vagamente stressato, lasciatelo tranquillo. Tornerà lui, quando e se lo vorrà.

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