Gli scienziati hanno replicato il talento naturale di questo insetto nel diventare “invisibile”

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Gli scienziati hanno replicato il talento naturale di questo insetto nel diventare “invisibile”

| 11/02/2026

Dalla foglia al laboratorio: l’arte naturale di sparire delle cicaline

  • Le cicaline sono insetti comuni che riescono a ridurre i riflessi della luce grazie a particelle microscopiche che ricoprono il loro corpo
  • Queste particelle, chiamate brochosomi, disperdono la luce invece di rifletterla rendendo l’insetto difficile da individuare
  • Un team di ricercatori ha replicato questa struttura in laboratorio usando un metodo chimico innovativo
  • Le particelle artificiali riducono i riflessi fino al 96% nella luce visibile e ultravioletta
  • La scoperta apre a possibili applicazioni in energia, ottica e materiali avanzati

 

A prima vista la cicalina sembra un insetto qualsiasi: piccola, verde, facilmente confondibile con una foglia. Eppure il suo vero talento emerge quando cerca di non farsi vedere. Il segreto non è il colore, ma una strategia fisica raffinata: il suo corpo è ricoperto da brochosomi, minuscole particelle prodotte all’interno dell’organismo e poi distribuite su ali ed esoscheletro. Queste strutture microscopiche riducono drasticamente i riflessi della luce, eliminando quei bagliori che attirerebbero l’attenzione dei predatori.

Ogni brochosoma ha una forma sorprendente, simile a un minuscolo pallone da calcio, con fori disposti in modo preciso. Questa geometria non riflette la luce verso l’esterno, ma la disperde. Le misurazioni mostrano che il risultato è notevole: una riduzione dell’abbagliamento tra l’80% e il 96%, sia nella luce visibile sia in quella ultravioletta.

Copiare la natura senza scalpello

Riprodurre strutture così complesse non è semplice. Invece di usare tecniche tradizionali di nanofabbricazione, spesso lente e costose, i ricercatori hanno scelto un approccio chimico. Hanno progettato un sistema microfluidico capace di generare minuscole gocce contenenti polimeri disciolti in acqua. Quando il solvente evapora, le forze di superficie modellano il materiale in sfere cave con pori regolari, molto simili a quelle naturali.

Modificando la chimica dei polimeri, il team è riuscito a controllare dimensioni e forme dei fori, replicando cinque diversi tipi di brochosomi osservati in varie specie di cicaline. Le dimensioni variano da poche centinaia di nanometri fino a circa due micrometri, una scala minuscola ma fondamentale per il comportamento ottico.

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Produzione rapida e applicazioni possibili

Uno degli aspetti più interessanti è la velocità: il sistema può produrre oltre 100.000 particelle al secondo, un ritmo impensabile per molte tecniche su scala nanometrica. Questo rende plausibile un utilizzo pratico fuori dal laboratorio. Le potenziali applicazioni sono numerose. Superfici con minore riflessione potrebbero migliorare dispositivi energetici e materiali ottici. Si parla anche di camuffamento e di possibili sviluppi nel campo biomedico, come il trasporto di farmaci, anche se queste strade devono ancora essere esplorate. La lezione, però, è già chiara: a volte l’innovazione più sofisticata nasce osservando da vicino un insetto che vive indisturbato su una foglia.

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