Scoperti i neuroni C1 che prolungano l’ansia dopo un evento stressante

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Scoperti i neuroni C1 che prolungano l’ansia dopo un evento stressante

| 14/09/2026
Fonte: Pexels

I ricercatori individuano il circuito cerebrale dell’adrenalina che prolunga lo stress e promette nuove terapie mirate

  • Un team di ricerca ha identificato nei neuroni C1 produttori di adrenalina il circuito cerebrale responsabile di mantenere ansia e paura anche molti giorni dopo un evento stressante
  • Ubicati nella porzione rostro-ventrolaterale del bulbo, i neuroni C1 stimolano la sostanza grigia periacqueduttale prolungando gli stati di allerta nei topi
  • Una sollecitazione intensa e prolungata di queste cellule sostiene livelli elevati di ansia fino a una settimana dall’evento scatenante iniziale
  • Sperimentando l’inibizione dei neuroni C1 sui topi durante forti stress, i ricercatori hanno ridotto la vulnerabilità ansiosa futura senza alterare i comportamenti immediati
  • La scoperta apre alla possibilità di sviluppare bersagli terapeutici selettivi contro i disturbi d’ansia che evitino di modificare indiscriminatamente i segnali dell’organismo

 

Avete presente quella fastidiosa sensazione per cui, anche dopo aver superato un momento di forte tensione, il cervello continua a suonare l’allarme come un antifurto difettoso? La colpa potrebbe essere di un gruppo di neuroni C1, cellule produttrici di adrenalina identificate da uno studio guidato da Lindsay Schwarz dello St. Jude Children’s Research Hospital e pubblicato su Neuron. Questi neuroni, situati nella porzione rostro-ventrolaterale del bulbo, sono localizzati in una regione tradizionalmente nota per la regolazione del battito cardiaco e della respirazione. Attraverso un sistema di marcatura specifico, il team di ricerca è riuscito a isolarli dalle popolazioni cellulari circostanti per studiarne il comportamento.

I ricercatori hanno dimostrato che l’attivazione dei neuroni C1 va a stimolare direttamente i neuroni della sostanza grigia periacqueduttale. Quest’area gioca un ruolo cruciale nelle risposte comportamentali e fisiologiche agli eventi stressanti. Sebbene questi neuroni aumentino la propria attività in modo del tutto naturale durante una situazione critica, quando la loro stimolazione si prolunga finiscono per alimentare uno stato ansioso persistente. Il circuito sembra cioè dimenticarsi di spegnersi, lasciando l’organismo bloccato in una condizione di allerta ingiustificata.

L’esperimento sui topi e le prospettive per nuove terapie

Negli esperimenti condotti sui topi, gli studiosi hanno osservato che una sollecitazione intensa di questo circuito mantiene elevati i livelli di paura fino a una settimana dopo lo stimolo. Tuttavia, la vera svolta è arrivata osservando le conseguenze dell’inibizione di queste cellule. Bloccando i neuroni C1 durante un forte stress, i topi sono risultati meno vulnerabili agli eventi futuri. Questo intervento non ha modificato il comportamento immediato degli animali, dimostrando di poter spegnere il circuito sul lungo periodo senza alterare le reazioni istantanee.

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Trattandosi di un disturbo che colpisce oltre 300 milioni di persone nel mondo, la scoperta offre uno spiraglio di primaria importanza per la psichiatria. Lindsay Schwarz ha sottolineato come questi neuroni promuovano l’ansia senza intaccare direttamente le funzioni autonomiche dell’organismo. Ciò significa che in futuro si potranno sviluppare trattamenti mirati per i disturbi d’ansia. Questo approccio permetterà di evitare di modificare in modo indiscriminato i segnali cerebrali ed eliminerà gli effetti indesiderati tipici dei farmaci attuali.

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