Scoperto il circuito che calma l’ansia: il cervello aveva un interruttore e nessuno ce lo aveva detto

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Scoperto il circuito che calma l’ansia: il cervello aveva un interruttore e nessuno ce lo aveva detto

| 28/01/2026
Fonte: Pexels

Dal ruolo della leptina alle implicazioni per anoressia e bulimia: ecco cosa hanno trovato i ricercatori

  • Nell’ipotalamo laterale è stato individuato un circuito che attenua l’ansia
  • Il circuito coinvolge neuroni con recettori per la leptina, ormone legato alla sazietà
  • La corteccia prefrontale può inibirli nei casi di ansia cronica, peggiorando i comportamenti legati al cibo
  • Riattivando questi neuroni, i topi ansiosi e con modelli simili all’anoressia recuperano equilibrio
  • La scoperta è promettente, ma i disturbi alimentari richiedono comunque un approccio multidisciplinare

 

L’idea che nel cervello esista un circuito capace di placare l’ansia sembra quasi la trama di una serie fantascientifica. Invece arriva tutto da Nature Neuroscience, grazie al lavoro dei ricercatori dell’Università di Colonia. Hanno individuato nell’ipotalamo laterale una sorta di “pannello di controllo” che permette agli animali di calmarsi e di tornare a comportamenti vitali come mangiare o esplorare un ambiente che, fino a un minuto prima, sembrava una minaccia cosmica. Un dettaglio non trascurabile quando si parla di disturbi come anoressia e bulimia, dove l’ansia e l’autocontrollo patologico formano una gabbia difficile da scardinare.

Il neuroscienziato Antonio Cerasa spiega che questo piccolo angolo di cervello è abitato da neuroni dotati di recettori per la leptina, l’ormone prodotto dal tessuto adiposo e noto per attivare la sensazione di sazietà. Quando questi neuroni entrano in azione, generano un effetto calmante che permette agli animali di comportarsi in modo più adattivo, perfino sotto stress.

Il circuito che si accende (o si spegne) con l’ansia

Per osservare tutto questo, i ricercatori hanno utilizzato mini-microscopi in grado di registrare l’attività dei singoli neuroni in diretta. È emerso che questo circuito funziona come un interruttore: acceso durante condizioni stressanti, aiuta a ristabilire equilibrio. Ma se l’ansia diventa uno stile di vita – e per alcuni topi lo è, loro malgrado – entra in gioco la corteccia prefrontale, che finisce per frenare i neuroni con recettori per la leptina, impedendo loro di svolgere la loro funzione.

La parte sorprendente arriva quando il team prova a riattivarli. Nei modelli di topo ansioso o con comportamenti simili all’anoressia, la riattivazione ristabilisce omeostasi e riduce i sintomi, con un recupero evidente del benessere psicologico.

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Tra corpo, emozioni e limiti delle semplificazioni

La leptina, insomma, non si limita a regolare l’appetito ma diventa un vero ponte tra corpo ed emozioni, aiutando l’animale a mantenere comportamenti essenziali anche quando percepisce l’ambiente come ostile. Ma Cerasa invita alla prudenza: disturbi come anoressia e bulimia nascono da una combinazione complessa di fattori biologici, ambientali e personali, troppo articolati per essere ridotti a un unico meccanismo. Per questo, sottolinea, non esiste una soluzione rapida: il trattamento resta multidisciplinare, con la psicoterapia come elemento centrale per rimodellare i circuiti cerebrali coinvolti e sostenere un funzionamento più equilibrato.

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