Metà degli scrittori crede che l’intelligenza artificiale sostituirà completamente il loro lavoro

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Metà degli scrittori crede che l’intelligenza artificiale sostituirà completamente il loro lavoro

| 06/01/2026
Fonte: Pexels

Romanzi contro Robot: gli scrittori scoprono che l’AI sa scrivere fin troppo bene

  • Quasi il 40% dei romanzieri inglesi ha già perso guadagni a causa dell’AI
  • Oltre la metà teme che l’AI finirà per sostituire completamente il loro lavoro
  • Il 59% sa che le proprie opere sono state usate per addestrare modelli, senza consenso né compenso
  • Gli scrittori denunciano un mercato in deterioramento, con piattaforme invase da libri generati automaticamente
  • Il settore si divide tra narrativa di alta fascia che resiste e produzione più commerciale minacciata dalle tecnologie generative

 

Scrivere un romanzo è sempre stato considerato un rituale profondamente umano: solitudine, caffè freddo, fogli riscritti dieci volte e quell’eterna sensazione di non essere abbastanza. Eppure, a quanto pare, questa romantica immagine non è affatto al sicuro. Un nuovo rapporto del Minderoo Centre dell’Università di Cambridge ha fotografato con precisione lo stato d’animo degli scrittori britannici, scoprendo che una buona parte di loro si sente con un piede già fuori dall’industria. Secondo la ricerca, quasi il 40% dei romanzieri ha già visto il proprio reddito calare, mentre oltre la metà è convinta che l’AI finirà per sostituire del tutto il loro mestiere.

Ma il problema non è solo la concorrenza digitale. È anche l’origine dell’addestramento di questi sistemi. Il 59% degli scrittori è consapevole che i propri libri sono stati utilizzati per costruire gli algoritmi capaci di imitarli. Il dettaglio curioso è che il 99% non ha mai dato alcun permesso e il 100% non è stato pagato. Praticamente: “Grazie per il materiale, ora non ci servi più”. Non proprio un invito al prossimo festival letterario.

Il mercato invaso dall’AI e la saturazione delle piattaforme

Il rapporto evidenzia anche un altro fenomeno: l’invasione di libri interamente generati da strumenti come Sudowrite o Novelcrafter. Oltre ai generatori di testi, esistono software che promettono di creare interi romanzi, gestire revisioni e perfino curare il processo di pubblicazione. Di fatto, l’ecosistema editoriale sta sperimentando lo stesso destino toccato alla musica su piattaforme come Spotify, dove l’offerta artificiale sta sommergendo quella reale.

Gli scrittori intervistati parlano di un mercato culturale in progressivo appiattimento. L’AI, essendo una macchina statistica, tende a produrre storie previste e prevedibili. Alcuni autori riferiscono addirittura di aver individuato parole tipiche dell’AI, ricorrenti in testi generati: termini che, a quanto pare, fungono da campanello d’allarme.

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Una professione sempre più fragile

Il quadro economico non aiuta. Nel Regno Unito, il reddito medio di un autore già nel 2022 era inferiore al salario minimo, e molti romanzieri si sostengono con lavori paralleli come traduzioni o copywriting. Purtroppo, proprio queste attività sono tra le più minacciate dalle tecnologie generative. Il risultato, secondo il rapporto, è un settore che rischia di dividersi in due: da un lato la narrativa di alto livello, destinata a sopravvivere come prodotto “di lusso”, dall’altro tutto ciò che costituiva il sostegno quotidiano degli autori, ora insidiato dalla prolificità infinita dei software creativi.

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