Sorpresa: stiamo ancora evolvendo (anche se pensavamo di esserci fermati)

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Sorpresa: stiamo ancora evolvendo (anche se pensavamo di esserci fermati)

| 16/01/2026

Sì, gli esseri umani continuano ad evolversi

  • Gli esseri umani continuano a evolversi e si adattano agli ambienti culturali e naturali in cui vivono
  • La cultura modifica l’ambiente ma non elimina la pressione evolutiva, che agisce ancora su clima, alimentazione e malattie
  • Il colore della pelle si è evoluto in base all’esposizione ai raggi UV: più melaninica nei tropici, più chiara nelle zone fredde e nuvolose
  • L’alimentazione ha prodotto adattamenti come la digestione del latte negli adulti, la capacità degli Inuit di metabolizzare i grassi e quella dei Turkana di resistere alla disidratazione
  • Le malattie, dalla peste al COVID-19, continuano a selezionare geni che aumentano la resistenza nelle popolazioni

 

L’idea che l’essere umano sia ormai “superiore alla natura” è parecchio diffusa. Forse perché abbiamo inventato i condizionatori, le città e persino i tutorial su come costruire un mobile senza piangere. Tuttavia, tutta questa creatività non ci ha resi immuni all’evoluzione. Anzi, continuiamo a cambiare, un piccolo gene alla volta, proprio come ogni altra specie vivente.

Come ricorda l’antropologo Michael A. Little, le nostre capacità – dalle mani abili ai cervelli abbastanza grandi da capire che il forno va spento – sono frutto di adattamenti. E questi adattamenti non si sono fermati quando abbiamo iniziato a costruire città. I nostri corpi rispondono ancora agli ambienti in cui viviamo, che siano naturali o creati da noi.

Pelle, sole e la questione “abbronzatura non richiesta”

Il sole, per esempio, continua a essere un vecchio conoscente dell’evoluzione. Le popolazioni che vivono ai tropici hanno sviluppato molta melanina, una protezione naturale contro i raggi UV. Chi invece si è spostato verso zone fredde e nuvolose ha perso parte di quel colore, perché troppa melanina avrebbe impedito la produzione di vitamina D. Insomma, non era una questione estetica, ma pura sopravvivenza.

Un altro grande motore dell’evoluzione moderna è il cibo. E qui la storia prende una piega piuttosto ironica: i nostri antenati non digerivano il latte da adulti, ma qualcuno aveva un gene che permetteva di farlo senza finire piegato in due. Poiché il latte era prezioso, quel gene si è diffuso e oggi molti possono affrontare un cappuccino senza rischiare troppo.

Cibo, acqua e popoli che hanno superpoteri molto specifici

Gli Inuit, per esempio, hanno sviluppato geni che consentono loro di gestire diete estremamente ricche di grassi senza effetti devastanti sul cuore. I Turkana, in Kenya, possiedono geni che permettono di sopravvivere con pochissima acqua in ambienti aridi, una strategia che per altri sarebbe un disastro per i reni.

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E poi c’è il capitolo delle malattie. La peste del XIV secolo ha ucciso milioni di persone ma ha anche lasciato in eredità geni che offrivano una certa resistenza. Lo stesso discorso vale per malattie più recenti come il COVID-19, che ha rivelato differenze genetiche nella suscettibilità al virus. Insomma, l’evoluzione non solo è ancora attiva, ma continua a lavorare silenziosamente mentre noi ci preoccupiamo di aggiornare il telefono.

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