Sorridi al tuo cane? Ecco cosa succede nel suo cervello quando guarda la tua faccia

Commenti Memorabili CM

Sorridi al tuo cane? Ecco cosa succede nel suo cervello quando guarda la tua faccia

| 25/09/2026
Fonte: Pexels

I cani leggono le nostre facce: quando sorridiamo, il loro cervello reagisce quasi come davanti a una ricompensa

  • Le risonanze magnetiche mostrano che il cervello dei cani distingue diverse espressioni facciali umane
  • I volti felici attivano aree cerebrali associate anche alla ricompensa
  • La risposta compare persino osservando il volto sorridente di una persona sconosciuta
  • Le espressioni di paura vengono elaborate diversamente da rabbia e tristezza
  • Lo studio ha coinvolto solo 8-12 cani, in maggioranza border collie, quindi i risultati non possono essere estesi automaticamente a tutti i cani

 

Se avete mai sorriso al vostro cane ricevendo in cambio quello sguardo che sembra dire “finalmente hai capito come funziona questa relazione”, sappiate che almeno una parte della conversazione potrebbe essere meno immaginaria di quanto pensiamo. Un nuovo studio pubblicato su iScience suggerisce infatti che i cani elaborano le espressioni facciali umane in modi diversi e che un volto felice produce nel loro cervello una risposta particolarmente interessante: coinvolge anche una regione associata alle esperienze gratificanti.

La ricerca è stata guidata da Raúl Hernández-Pérez e Laura V. Cuaya, con un gruppo internazionale di ricercatori legati tra gli altri all’Università di Vienna, alla Eötvös Loránd University di Budapest e alla National Autonomous University of Mexico. Gli studiosi hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale, o fMRI, su cani domestici svegli e non immobilizzati. Gli animali guardavano fotografie di persone sconosciute con diverse espressioni mentre gli scienziati osservavano cosa accadeva nel loro cervello.

In altre parole: questa volta non si è chiesto al cane di premere un pulsante, scegliere una fotografia o comunicarci in qualche modo “questa persona sembra allegra”. Si è guardato direttamente come cambiava l’attività cerebrale mentre osservava i nostri faccioni. Con risultati che, per una volta, sembrano dare un minimo di dignità scientifica a tutti quelli che parlano al cane come se fosse un coinquilino particolarmente peloso.

Il cervello dei cani distingue un volto felice e attiva anche una regione collegata alle esperienze gratificanti

Nel primo esperimento i ricercatori hanno coinvolto otto cani, mostrando loro fotografie di volti umani felici oppure neutri. Le persone ritratte erano tutte sconosciute agli animali: una scelta importante, perché permetteva di evitare che la reazione fosse semplicemente dovuta al riconoscimento del proprietario o di qualche altro essere umano familiare.

Davanti alle facce felici è comparsa una maggiore attività in una zona della parte destra del cervello che comprendeva regioni coinvolte nell’elaborazione dei volti e si estendeva verso il nucleo caudato, struttura già collegata nei cani alle esperienze gratificanti.

Attenzione però alla tentazione di tradurre immediatamente il risultato con “il cane vede il nostro sorriso ed è felice”. La risonanza magnetica non può raccontarci l’esperienza soggettiva dell’animale. Quello che mostra lo studio, identificato dal DOI 10.1016/j.isci.2026.116900 è che un volto umano felice viene elaborato in maniera diversa da uno neutro e coinvolge anche circuiti cerebrali legati alla ricompensa.

Nel secondo esperimento il campione è salito a 12 cani. Questa volta le immagini mostravano quattro espressioni: felicità, tristezza, rabbia e paura. Attraverso tecniche di riconoscimento dei pattern dell’attività cerebrale, i ricercatori sono riusciti a distinguere la risposta ai volti felici da quella prodotta da ciascuna delle tre espressioni negative con una precisione superiore al caso.

Quando hanno provato a distinguere tra loro le emozioni negative utilizzando quella stessa regione cerebrale, invece, il sistema non ci è riuscito. Quell’area sembrerebbe quindi particolarmente sensibile alla felicità mostrata sul volto umano, più che limitarsi a dividere il mondo nella rassicurante dicotomia “umano contento / umano che probabilmente ha appena trovato il divano mangiato”.

Paura, rabbia e tristezza non sono tutte uguali per il cervello del cane

La faccenda diventa ancora più interessante quando gli studiosi analizzano l’attività dell’intero cervello. Alcuni pattern permettevano infatti di distinguere i volti impauriti da quelli arrabbiati e quelli impauriti da quelli tristi. Rabbia e tristezza, al contrario, non producevano pattern sufficientemente differenti da poter essere separati in modo affidabile.

La paura sembra quindi avere una posizione particolare nell’elaborazione canina dei segnali umani. Altre ricerche avevano già osservato che i cani possono prestare particolare attenzione alle espressioni e agli altri segnali umani legati alla paura.

Questo non significa, precisano gli autori, che un cane guardi una fotografia e pensi qualcosa di equivalente al nostro “quella persona è spaventata”. Le categorie “felicità”, “rabbia”, “tristezza” e “paura” descrivono le espressioni umane utilizzate come stimoli nell’esperimento, non ciò che sappiamo abbia coscientemente percepito l’animale.

Sappiamo però che il cervello canino non sembra limitarsi a un generico “faccia positiva/faccia negativa”. Le diverse espressioni lasciano firme neurali differenti.

Non sarebbe neppure così sorprendente considerando la lunga storia condivisa tra le due specie. Una ricerca pubblicata nel 2019 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, basata sul confronto anatomico tra cani e lupi e sull’osservazione del comportamento, aveva rilevato differenze nella muscolatura intorno agli occhi e una maggiore frequenza e intensità nei cani del movimento che solleva la parte interna del sopracciglio.

Sì, proprio la famigerata faccia da “cucciolo abbandonato che non mangia da almeno sette minuti”.

Su questo punto, tuttavia, la ricerca successiva ha aggiunto qualche cautela. Uno studio anatomico preliminare pubblicato nel 2024 ha individuato alcuni dei muscoli coinvolti anche in altri canidi, mettendo in discussione l’idea che queste caratteristiche siano necessariamente un’esclusiva prodotta dalla domesticazione del cane.

Anche il nuovo studio sui volti umani ha limiti piuttosto importanti. Il primo esperimento comprendeva appena otto cani e il secondo dodici; inoltre la maggior parte erano border collie, animali particolarmente attenti ai segnali umani. Gli stessi autori sottolineano quindi che serviranno campioni più ampi e razze differenti prima di generalizzare i risultati.

Sono state utilizzate anche fotografie statiche, mentre nella vita reale un cane ci osserva mentre parliamo, ci muoviamo, gesticoliamo e produciamo odori: purtroppo per la scienza, siamo un pacchetto multimediale completo.

Resta il risultato centrale della ricerca: quando un cane guarda il volto di un essere umano, il suo cervello non sembra limitarsi a registrare la presenza di una faccia. Distingue alcune espressioni e, davanti a un sorriso, coinvolge anche circuiti cerebrali associati alla ricompensa.

logo-img
La redazione di commentimemorabili.it si impegna contro la divulgazione di fake news. La veridicità delle informazioni riportate su commentimemorabili.it viene preventivamente verificata tramite la consultazione di altre fonti.
Questo articolo è stato verificato con:
Chiedi la correzione di questo articoloValuta il titolo di questa notizia
Copyright © 2018 - Commenti Memorabili srl
P. IVA 11414940012

digitrend developed by Digitrend