In Svizzera i porcellini d’India non possono vivere da single
- In Svizzera è vietato adottare un solo porcellino d’India
- La legge tutela anche il benessere emotivo degli animali
- Le cavie sono animali sociali e soffrono se lasciati soli
- Anche pesci e pappagalli devono avere compagnia
- Multe salate per chi viola queste regole
In Svizzera la solitudine animale è considerata una questione seria, tanto da avere una legislazione specifica per impedirla. Tra i più tutelati ci sono i porcellini d’India, creature docili e pelose che, se adottate da sole, rischiano di scivolare nella malinconia più profonda. Il motivo? Sono animali estremamente sociali, che hanno bisogno di compagnia continua.
Dal 2008, chi vuole prendersi cura di una cavia deve garantirle la presenza costante di un suo simile. Non basta un peluche, né qualche ora di gioco umano: serve un altro porcellino d’India in carne e baffi, nello stesso spazio e possibilmente della stessa specie. Secondo la normativa, privarli di interazioni sociali significa infliggere un vero e proprio maltrattamento.
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La Svizzera non si limita ai porcellini d’India. Le regole valgono anche per pesci d’acquario e pappagalli: devono vivere in coppia o in gruppo, come farebbero in natura. E se proprio vuoi tenere solo un animale per specie, devi ottenere un’esenzione molto ben motivata. Altrimenti, si rischiano multe che possono arrivare fino a 20.000 franchi svizzeri.
Il principio è semplice: se un animale è abituato alla vita in comunità, va rispettata quella natura. Non è una questione di vezzo ecologista, ma di benessere psicologico. Lo stesso vale per cani e gatti, che devono avere la possibilità di interagire con altri animali e, nel caso dei cani, seguire un percorso educativo con il proprio umano di riferimento.
Benessere animale oltre la ciotola
In Svizzera non basta riempire la ciotola e cambiare la lettiera per sentirsi a posto con la coscienza. Le normative prevedono anche la giusta esposizione alla luce naturale, il rispetto dei cicli giorno-notte e un’adeguata stimolazione sociale. L’animale non è visto come un complemento d’arredo, ma come un essere vivente con esigenze complesse.
Anche le aragoste, per dire, godono di una tutela particolare: è vietato bollirle vive. Un piccolo dettaglio che fa capire quanto il rispetto per la sofferenza animale sia preso sul serio, anche quando si tratta di creature marine. Nel campo della ricerca scientifica, poi, il principio è lo stesso: se si può evitare la sofferenza, lo si deve fare.
Un modello di civiltà (con un po’ di pelo)
In un mondo in cui spesso si discute di benessere animale solo in relazione a cani e gatti, la Svizzera rappresenta un esempio avanzato. L’obiettivo è chiaro: trattare ogni essere vivente con il rispetto che merita, anche se pesa mezzo chilo ed emette suoni strani. I porcellini d’India non fanno eccezione, e anzi sono diventati simbolo di una cultura che rifiuta l’idea dell’animale solitario da compagnia.
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Certo, può sembrare eccessivo a chi è abituato a leggi più leggere, ma il messaggio è chiaro: adottare un animale significa anche capirne la psicologia. E se non si è pronti a prendere due cavie invece di una, forse è il caso di riflettere prima di trasformare la solitudine in compagnia forzata. Un animale felice è un animale che si sente a casa. E magari anche in buona compagnia.

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