Ti stanno davvero ascoltando? Forse la risposta è… nelle palpebre

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Ti stanno davvero ascoltando? Forse la risposta è… nelle palpebre

| 10/02/2026
Fonte: Pexels

Meno battiti di ciglia, più attenzione: cosa dice la scienza

  • Ascoltare davvero richiede uno sforzo cognitivo misurabile
  • Uno studio mostra che quando ci concentriamo battiamo meno le palpebre
  • Il fenomeno aumenta se l’ascolto è reso più difficile dal rumore
  • La riduzione dei blink non dipende dalla stanchezza degli occhi
  • Il battito di ciglia è legato ai meccanismi dell’attenzione e della comprensione

 

Chiunque abbia raccontato qualcosa di importante a qualcuno che rispondeva con un vago “ah, certo” conosce il sospetto. Ti sta ascoltando davvero o sta pensando alla lista della spesa? Secondo una ricerca recente, esiste un segnale meno evidente ma sorprendentemente affidabile: quante volte una persona sbatte le palpebre mentre ascolta.

I ricercatori della Concordia University di Montreal hanno osservato che le persone battono meno le palpebre quando sono impegnate a capire davvero ciò che viene detto, soprattutto se l’ascolto richiede uno sforzo maggiore. Non è una scelta consapevole, ma una risposta automatica del cervello che cerca di ridurre ogni possibile distrazione.

Il battito di ciglia come indice di sforzo mentale

In condizioni normali, sbattiamo le palpebre più volte al minuto senza rendercene conto. È un gesto automatico, utile a mantenere l’occhio idratato. Ma secondo la psicologa Pénélope Coupal, coinvolta nello studio, il blinking non è del tutto casuale. Può essere influenzato da fattori ambientali e, soprattutto, dal carico cognitivo.

Per testare questa ipotesi, il team ha condotto due esperimenti su 49 partecipanti. I volontari ascoltavano frasi lette ad alta voce mentre veniva registrata la loro frequenza di blinking. Il livello di difficoltà dell’ascolto variava, modificando il rumore di fondo e l’illuminazione. Il risultato è stato chiaro: durante l’ascolto delle frasi, i partecipanti battevano meno le palpebre rispetto ai momenti prima o dopo. E quando il rumore aumentava, rendendo più difficile capire le parole, la frequenza calava ancora di più.

Non c’entrano gli occhi, c’entra il cervello

Un dettaglio importante è che la luce non ha avuto alcun effetto sul numero di blink. Questo ha permesso ai ricercatori di escludere fattori fisici come l’affaticamento visivo. Il fenomeno è legato esclusivamente allo sforzo mentale. Come spiega Mickael Deroche, psicologo e ingegnere acustico del team, sbattere le palpebre comporta una breve perdita di informazioni sensoriali, sia visive che uditive. Quando il cervello percepisce che le informazioni sono importanti, tende quindi a “sopprimere” il blinking.

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Lo studio, pubblicato sulla rivista Trends in Hearing, si inserisce in una linea di ricerca più ampia che collega il battito di ciglia a attenzione, lettura ed elaborazione emotiva. I ricercatori chiariscono che non si tratta di un test infallibile per misurare l’interesse altrui. I blink variano molto da persona a persona e fissare qualcuno senza battere ciglio non è una prova di empatia. Ma una cosa è certa: quando il cervello ascolta davvero, anche le palpebre si fanno più discrete.

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