Dalla stampa 3D alla de-estinzione: il progetto americano punta a riportare in vita uno degli uccelli più grandi mai esistiti
- Colossal Biosciences ha sviluppato un uovo artificiale con guscio stampato in 3D e membrana di silicone trasparente
- La tecnologia è stata testata con successo su 26 pulcini e potrebbe essere utilizzata per riportare in vita il moa gigante
- Il moa dell’Isola del Sud era un enorme uccello erbivoro alto fino a 3 metri e dal peso superiore ai 200 kg
- La specie si è estinta circa 600 anni fa in Nuova Zelanda a causa della caccia e della distruzione dell’habitat da parte dell’uomo
- La comunità scientifica ritiene il progetto interessante, ma manca una pubblicazione ufficiale che permetta di valutarne l’efficacia
Un guscio realizzato con la stampa 3D e una membrana di silicone trasparente: è questa la tecnologia sviluppata dall’azienda americana Colossal Biosciences per creare un uovo artificiale destinato alla nascita di specie di uccelli estinte o minacciate. Il progetto si inserisce nelle iniziative di de-estinzione già avviate dall’azienda dopo le ricerche dedicate al mammut e al metalupo.
Per il momento il sistema è stato utilizzato come incubatore sperimentale e ha consentito la nascita di 26 pulcini. Si tratta di una fase di collaudo che precede l’obiettivo più ambizioso: tentare di riportare in vita il moa gigante dell’Isola del Sud, un enorme uccello della Nuova Zelanda che deponeva uova grandi quanto un pallone da rugby.
Il moa gigante e le incognite del progetto scientifico
Il moa gigante dell’Isola del Sud, conosciuto scientificamente come Dinornis robustus, era un uccello incapace di volare che viveva in Nuova Zelanda fino a circa 600 anni fa. Le femmine potevano superare i 3 metri di altezza con il collo disteso e raggiungere un peso di oltre 200 chilogrammi, mentre i maschi erano decisamente più piccoli. Era un animale erbivoro che si nutriva di foglie, ramoscelli, frutti e altre piante, vivendo principalmente nelle foreste e nelle pianure dell’Isola del Sud. La specie scomparve tra il XIII e il XV secolo, dopo l’arrivo dei primi polinesiani Maori, a causa della caccia e della distruzione del suo habitat.
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Nonostante l’interesse suscitato dalla nuova tecnologia, manca ancora una pubblicazione scientifica ufficiale che descriva nel dettaglio il funzionamento dell’uovo artificiale. Secondo quanto riportato dalla rivista Nature, il progetto appare promettente ma non può essere valutato senza dati disponibili. Uno dei principali limiti riguarda la membrana artificiale, che al momento non sembrerebbe favorire lo sviluppo completo di un embrione. L’azienda, guidata dall’amministratore delegato Ben Lamm, punta comunque a commercializzare questa tecnologia e a metterla a disposizione anche di programmi dedicati alla conservazione delle specie animali.

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- https://www.tgcom24.mediaset.it/tgtech/uovo-artificiale-moa-gigante_112328130-202602k.shtml
- https://www.nature.com/articles/d41586-026-01535-3
- https://colossal.com/colossal-biosciences-artificial-egg-dodo-moa/
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