Viviamo in una simulazione? Cosa dice il nuovo studio

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Viviamo in una simulazione? Cosa dice il nuovo studio

| 16/03/2026

Dalla teoria di Bostrom al teorema di Gödel, la fisica prova a chiudere il dibattito sul “cosmo-programma”

  • L’ipotesi che viviamo in una simulazione nasce nel 2003 con il filosofo Nick Bostrom, che immagina civiltà avanzate capaci di creare universi digitali completi di coscienze
  • Il fisico teorico Mir Faizal e il suo team hanno analizzato la questione con strumenti matematici e teorie di gravità quantistica
  • Secondo lo studio, spazio e tempo non sarebbero fondamentali ma emergerebbero da un livello più astratto di informazione
  • I ricercatori richiamano il teorema di incompletezza di Gödel per sostenere che la realtà non può essere interamente descritta da un algoritmo
  • Una teoria fisica completa non può essere solo computazionale, quindi l’universo non sarebbe una simulazione

 

C’è una domanda che periodicamente torna a bussare alla porta della filosofia e della fisica: e se il mondo fosse solo un gigantesco software? Non un sogno, non un’illusione, ma una simulazione informatica avanzatissima.

L’idea non nasce al cinema. Nel 2003 il filosofo Nick Bostrom propose un’ipotesi rigorosa: una civiltà tecnologicamente evoluta potrebbe avere la capacità di simulare interi universi, comprese le coscienze. Se la potenza di calcolo cresce senza sosta, perché escluderlo a priori?

Dalla filosofia ai calcoli: quando la fisica prende posizione

Negli anni l’ipotesi è uscita dai seminari accademici per diventare un tema popolare. Ma un conto è discuterne davanti a un caffè, un altro è metterla alla prova con la matematica. È quello che ha fatto il fisico teorico Mir Faizal con il suo team.

Il punto di partenza è la gravità quantistica. Alcune teorie suggeriscono che spazio e tempo non siano mattoni fondamentali, ma fenomeni emergenti da un livello più profondo di informazione astratta. Un’idea che ricorda più Platone che un programmatore, e che sposta il discorso su un piano meno intuitivo.

Il limite degli algoritmi e il nodo Gödel

Se l’universo fosse davvero un programma, dovrebbe essere completamente descrivibile da un insieme finito di regole e calcoli. In altre parole, da un algoritmo. Qui entra in scena il teorema di incompletezza di Gödel, che dimostra come in qualsiasi sistema matematico sufficientemente complesso esistano verità non dimostrabili all’interno del sistema stesso. Applicato alla questione cosmica, significa che una descrizione puramente computazionale della realtà sarebbe inevitabilmente incompleta.

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Secondo Faizal, una teoria fisica davvero completa non può essere solo computazionale. Non basta il codice, non basta la potenza di calcolo. Ci sono aspetti della realtà che sfuggono alla traduzione in istruzioni eseguibili. Il risultato non chiude definitivamente il dibattito filosofico, ma sposta l’ago della bilancia: se l’universo contiene elementi che non possono essere compressi in un algoritmo, allora l’idea di una simulazione totale perde solidità scientifica. Per ora, dunque, niente tasto reset cosmico. Solo un universo complesso, forse più difficile da spiegare, ma non riducibile a una riga di codice.

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